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Agropoli, case al clan: Alfieri rinviato a giudizio

Cosa farà il Pd in caso di elezioni politiche anticipate? Rinuncerà a schierare nelle proprie liste il suo politico del fare?

Municipio - AlfieriAgropoli. Franco Alfieri andrà a processo. A deciderlo è stato il giudice dell’udienza preliminare di Vallo della Lucania, Massimiliano De Simone, che ha rinviato a giudizio il sindaco Pd insieme a tre funzionari comunali per omissione d’atti d’ufficio e sottrazione di beni alla loro destinazione.

Era il 5 dicembre 2008 quando il Comune di Agropoli ebbe in assegnazione i tre appartamenti, già sgomberati, dall’Agenzia del Demanio della Campania. L’amministrazione comunale avrebbe dovuto destinarli ad una funzione di pubblica utilità, vigilando che non vi fossero occupazioni abusive. Invece, quando, nel novembre 2012, il Gico della Guardia di Finanza vi si recò per eseguire un nuovo provvedimento di sequestro scoprì che in quegli alloggi vi erano ancora i vecchi proprietari.

Nel febbraio 2013, la Direzione distrettuale Antimafia di Salerno, che stava conducendo l’inchiesta principale sul clan, iscrisse il nome del politico Pd sul registro degli indagati per omissioni d’atti e sottrazione di beni sottoposti a confisca. Il tutto aggravato dal metodo mafioso. Secondo gli inquirenti, infatti, il sindaco Alfieri agiva anche al fine di «acquisire consenso nell’ambito della numerosa comunità rom».

Ma nel gennaio 2014 la Dda perse la competenza su questo secondo filone d’indagine. Così, il fascicolo – da cui venne quindi espunta l’aggravante del metodo mafioso – fu trasmesso alla Procura ordinaria di Vallo della Lucania che chiese comunque il processo, ora ottenuto.

La prima udienza si terrà a luglio. Il sindaco si dice sereno. Forse anche perché qualcuno, in caso di elezioni politiche anticipate, continua a vederlo come il candidato ideale per la lista alla Camera dei Deputati del Pd renziano.

Salerno, «Strade fantasma 2»: la Procura ha chiuso il cerchio

Opere pagate e mai realizzate. Verso il processo gli indagati dell’inchiesta nata dalle denunce del compianto Angelo Vassallo

Salerno_Inchieste_Strade_Fantasma_Caccia_Agli_Appalti_Sospetti_-300x126Salerno. Sono 13 gli avvisi di conclusione delle indagini recapitati dalla Procura a imprenditori edili, funzionari della Provincia e cassieri di banca accusati di essersi impadroniti del denaro pubblico destinato a strade e scuole in realtà mai realizzate. Secondo il quotidiano “la Città” di venerdì 20 gennaio, sarebbe questo l’ultimo capitolo dell’inchiesta “Ghost roads 2″, il secondo filone dell’indagine nata su denuncia del compianto sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, che, pochi mesi prima di essere assassinato, segnalò anomalie nella gestione dei lavori pubblici alla Provincia di Salerno.

Il presidente, Angelo Villani, e l’assessore ai lavori pubblici, Franco Alfieri, non si erano mai accorti di ciò che stava avvenendo all’ombra di Palazzo Sant’Agostino. Eppure, da quelle denunce, la magistratura ha scoperto un sistema corruttivo messo in piedi da imprenditori e funzionari senza scrupoli che, tra il 2007 e il 2009, avrebbero drenato il denaro dell’ente nelle tasche di pochi.

Per i 13 destinatari dell’avviso, le accuse vanno dal peculato al falso, oltre che dal riciclaggio all’associazione per delinquere.

Tra i lavori finiti sotto la lente del sostituto procuratore Francesco Rotondo ci sono anche interi lotti di manutenzione per la “strada del mare” di Battipaglia e per la provinciale Agropoli-Trentova.

Ora gli indagati hanno 20 giorni di tempo per presentare memorie o chiedere di essere sottoposti a interrogatorio. Poi sarà la Procura a decidere se chiedere o meno il processo.

Agropoli, referendum: il comitato per il NO ringrazia la città

Questa mattina conferenza stampa con i consiglieri Rizzo, Abate e Malandrino insieme agli esponenti del comitato Morrone, Parisi e Vano. Anche l’ex sindaco Antonio Domini ha poi raggiunto il municipio per portare un saluto e un messaggio di speranza per il futuro della città

Conf stampaAgropoli. «Il segnale che è venuto ieri dal popolo agropolese è un segnale forte, chiaro, inequivocabile: non si calpesta la dignità delle persone, non si vìola la libertà di espressione del voto, non si cede a ricatti o calcoli di convenienza quando ci sono in ballo i principi basilari del vivere civile».

È stato questo il commento del comitato Democrazia Costituzionale – Alto Cilento ai risultati usciti ieri dalle urne del referendum costituzionale: il 67,78% degli agropolesi ha detto “NO” alla riforma della Costituzione del governo Renzi mentre solo il 32,22% ha seguito le indicazioni di voto del sindaco e del Pd.

«Agropoli ha dimostrato all’Italia intera di fare una scelta di dignità – hanno continuato dal comitato – di mostrare alla Nazione intera, con orgoglio, di respingere al mittente gli stereotipi che la volevano disegnare come un gregge al pascolo da indirizzare secondo i desiderata di turno.

“Grazie” a quanti si sono impegnati nelle diverse iniziative promosse per spiegare nel merito i motivi che hanno spinto persone di provenienza politica e culturale diversa a condividere una battaglia di difesa della nostra libertà.

Sarebbe facile oggi dare di questo voto una lettura di parte: non è questo quello di cui la città ha bisogno.

Agropoli e gli agropolesi avevano bisogno di guardarsi dentro e di riscoprire la voglia e la gioia di un voto libero, fiero, carico di dignità.

L’umiliazione che hanno dovuto subire nelle ultime settimane ha trovato nelle urne la risposta più netta e più vera. “Grazie ai 7.309 nostri concittadini che hanno condiviso con noi questo segnale di svolta, “grazie” a quanti tra gli elettori del SI lo hanno fatto in maniera libera e convinta. Ciascuno di loro rappresenta per questa città un punto di speranza da cui ripartire.

Da domani saremo al lavoro per dare alla città una proposta seria, forte e credibile da cui ripartire anche nello scenario amministrativo locale. Lo faremo di certo con maggiore coraggio e fiducia, ma oggi è il giorno della nostra Costituzione difesa e che resta inviolata, oggi – concludono dal Comitato – è il giorno della dignità e dell’orgoglio di un popolo del quale, noi sì, siamo fieri di fare parte».

Agropoli, comitato del No risponderà mercoledì a campagna Pd

Iniziativa in aula consiliare, alle ore 17:30, per difendere la Costituzione e la dignità degli agropolesi

0001Le dichiarazioni del Governatore Vincenzo De Luca, che all’Hotel Ramada di Napoli indica a trecento amministratori campani la strada da seguire per la vittoria del “SI” al referendum del 4 dicembre, sono la più candida dimostrazione del perché a questi politici non può essere concessa alcuna fiducia.

Nell’elevare il modello del sindaco di Agropoli, Franco Alfieri, a esempio da seguire per la sua «clientela organizzata, scientifica, razionale come Cristo comanda», De Luca conferma implicitamente tutti i timori espressi dal comitato per il “NO” sul pericolo di un’involuzione democratica in caso di approvazione della riforma e fornisce una motivazione in più per ritenere che costoro non possono e non devono toccare la Costituzione repubblicana varata da una classe dirigente che, viceversa, si era formata in buona parte nella Resistenza.

È ormai chiaro come, dopo aver fatto “pulizia etnica” delle sue minoranze in tutti i livelli, il Pd stia mobilitando il mondo delle imprese, delle banche e della finanza per portare a termine il disegno che fu di Licio Gelli.

Per rispondere a chi crede che il voto dei cittadini si possa comprare «offrendo una frittura di pesce», mercoledì 30 novembre, alle 17:30, terremo un’iniziativa presso l’aula consiliare del Comune di Agropoli dove parleremo della bella politica esemplificata dai principi e i valori della nostra Costituzione.

L’assemblea sarà introdotta e moderata da Carmine G. Parisi, del Comitato Democrazia Costituzionale per l’Alto Cilento. Seguiranno i saluti dei consiglieri comunali Vito RizzoEmilio Malandrino ed Agostino Abate, oltre che dell’ex sindaco Antonio Domini.

Gli interventi saranno tenuti da Nunziante Mastrolia, docente di sociologia generale e politica alla LUISS di Roma e da Arnaldo Miglino, docente di diritto pubblico all’Università “La Sapienza” di Roma.

Le conclusioni spetteranno a Massimo Villone, professore emerito di diritto costituzionale all’Università “Federico II” di Napoli ed esponente del Comitato nazionale per il “NO”.

Agropoli, bufera su Alfieri dopo le dichiarazioni di De Luca

In un incontro a porte chiuse tra amministratori del Pd per il SI, il Governatore indica il sindaco di Agropoli come esempio da seguire per i suoi metodi «clientelari». E, a Otto e mezzo, Peter Gomez rinfaccia a Renzi le epurazioni dal Pd

Il Fatto«Prendiamo Franco Alfieri, notoriamente clientelare». Risate. Applausi. Tipica pausa deluchiana. Il governatore della Campania riprende: «Come sa fare lui la clientela lo sappiamo. Una clientela organizzata, scientifica, razionale come Cristo comanda. Che cosa bella». Altri applausi. «Ecco, l’impegno di Alfieri sarà di portare a votare la metà dei suoi concittadini, 4mila persone su 8mila. Li voglio vedere in blocco, armati, con le bandiere andare alle urne a votare il Sì. Franco, vedi tu come Madonna devi fare, offri una frittura di pesce, portali sulle barche, sugli yacht, fai come cazzo vuoi tu, ma non venire qui con un voto in meno di quelli che hai promesso». Risata generale.

Quello riportato è il resoconto pubblicato ieri dal Fatto Quotidiano di un incontro tenutosi martedì 15 novembre all’Hotel Ramada, a Napoli, tra il governatore Vincenzo De Luca e trecento amministratori del Pd mobilitati per il SI al referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre.

A pochi giorni dalle polemiche per il fuori-onda di Matrix, dove De Luca si è “lasciato sfuggire” che la Presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi, è un’«infame, da ucciderla», i metodi usati dal Pd per la mobilitazione referendaria tornano a mostrare il livello etico della classe dirigente nostrana.

Ieri sera, a Otto e Mezzo, il direttore del Fatto Quotidiano.it , Peter Gomez, ha anche ricordato a Matteo Renzi le epurazioni dal Pd di Agropoli prima che la situazione raggiungesse questi livelli di degenerazione. Ma il Presidente del Consiglio ha confermato la sua fiducia a De Luca e i suoi.

Così deve andare, finché va.

Direttore responsabile:
Giuseppe Maniaci

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