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San Gregorio Magno: Maria Perna compie cento anni

Nel Comune salernitano si festeggia il centesimo compleanno di nonna Maria

Maria Perna (2)San Gregorio Magno. “Oggi compio un anno”, scherza così nonna Maria nel giorno del suo centesimo compleanno. Nata il 24 agosto a San Gregorio Magno, un piccolo borgo in provincia di Salerno, Maria Perna, ha vissuto le due guerre mondiali, la Monarchia e la Repubblica.

Per l’occasione è stata celebrata una Santa messa da don Roberto Piemonte, parroco del Comune salernitano in Chiesa Madre. I festeggiamenti poi sono continuati in un ristorante del posto, per degustare un buon pranzo in compagnia di amici e parenti.  Tanta emozione tra le persone presenti per celebrare l’importante traguardo raggiunto da nonna Maria. Una donna che ha fatto dell’umiltà il suo cavallo di battaglia. Non si è mai arresa ogniqualvolta sono sopraggiunti problemi nel corso della sua vita, restando un punto di riferimento per tutta la sua famiglia.

Passo lento ma deciso, piccola di statura e di una lucidità estrema, la nonnina gregoriana ricorda perfettamente le sue avventure di quando era una giovane donna, le prime esperienze lavorative, il suo amore incondizionato per un solo uomo, suo marito, ringraziando uno per uno tutti gli amici e i familiari accorsi alla sua festa.

Una maestra della pasta fresca, ancora oggi la si vede all’opera nella preparazione di ottimi cavatelli e fusilli, da far invidia ai migliori pastai della zona, per non parlare del famosissimo piatto tipico gregoriano: “R patan cnzuat” che prepara utilizzando la ricetta antica. Non solo, Maria è un’esperta anche dei prodotti biologici, un’altra sua passione è la coltivazione di un orticello che ogni anno porta i suoi buoni frutti, insomma, la centenaria è una donna con un ricchissimo bagaglio esistenziale e culturale. Nonostante la sua età, la signora Perna è un vulcano di forze, non resta un minuto ferma e se qualcuno vuole contraddirla ha sempre la risposta giusta.

Tanti e tanti cari auguri Nonna Maria per le tue cento candeline, che la vita possa continuare a regalarti emozioni uniche giorno dopo giorno.

Mondo, China Daily intervista la salernitana Pierro a Pechino

La giovane cantantautrice sta spopolando nella Repubblica popolare cinese

Pechino. Sono passati due anni da quando ha lasciato l’Italia e la sua Salerno. Oggi, Eleonora Pierro, in arte Nora, raccoglie i frutti della scelta di aver lasciato il suo Paese. E li raccoglie in quella Repubblica popolare cinese, da alcuni vista ancora con troppa diffidenza.

Questo che si riporta è il servizio che il quotidiano China Daily le ha dedicato.

 

Agropoli, la pizzeria “U Sur’cin” è l’istituzione che ha salvaguardato la cultura del centro storico

Riflessione storico-culturale a cura di Gerardo Spira

Centro storico AgropoliIl 16 agosto è venuta a mancare alla comunità agropolese Maria Spira,  donna di grande onestà e dignità, che ha vissuto ed operato restando ancorata alla cultura propria del centro storico.

Maria Spira è nata in una stanza, sulla porta di Agropoli, in cui è nato Filippo Patella, illustre figura della carboneria rivoluzionaria che dopo le insurrezioni del 1848, fu al seguito di Garibaldi nell’avventura dei mille da Palermo a Napoli.

Maria Spira è vissuta attaccata alla cultura delle porte e dei portoni aperti, educata alla vita e alle sensibilità della comunità che ha condiviso per secoli sacrifici, sentimenti e lavoro.

Le discussioni che riguardavano tutti, nella cultura del vecchio borgo, si svolgevano tra le strette vie in modo aperto e libero, perché il tessuto organizzativo, come costituito, imponeva la regola del buon senso e quella ancora più valida del buon padre di famiglia.

Questa cultura ha tenuto lontano piani e programmi fino agli anni ‘50 e oltre, e questa cultura ha permesso alla comunità del centro storico di crescere e svilupparsi senza condizionamenti sociali o privilegi di casta.

Nel Borgo antico la vita sociale si è sempre svolta come in una grande famiglia allargata. Gli Anziani decidevano e parlavano alle generazioni con l’esempio del lavoro e delle opere.

Il centro storico di Agropoli infatti rappresenta il classico esempio di tessuto strutturale rigorosamente organizzato con una concezione urbanistica vincolata all’equilibrio sociale di vita adeguato a tutte le condizioni…

Questa concezione è stata il collante genetico che ha tenuto unita la comunità con tutte le famiglie, benestanti e non.

Le  famiglie  cosiddette “benestanti” vivevano in mezzo al popolo e decidevano con  esso senza privilegi o rivendicazione di casta.

Tutti rispettosamente insieme nelle decisioni anche nel periodo bellico e postbellico fino agli anni ‘70, quando è cominciata la fuga verso l’emigrazione e il cosiddetto “boom economico” della società industriale che ha travolto la gente nel miraggio dello sviluppo sociale che qualcuno interpretava come “progresso”.

Era già l’epoca in cui il territorio comunale era stato aggredito dalla speculazione edilizia verticale dei grandi palazzi e dalle costruzioni di case, addossate, senza limiti di distanze che hanno portato ad una città senza alcuna definizione politica di sviluppo urbanistico.

In questo periodo si è inserita una cultura “straniera”, sempre la stessa, che con l’illusione del “vagante danaro”  ha condizionato la politica locale.

La frenesia edilizia di quegli anni ha stravolto la cultura della gente ansiosa di possedere un posto con la vista a mare.

In questo periodo gli abitanti del centro storico aprono gli occhi e avvertono il pericolo che avanza  sul vecchio paese, ormai in preda allo svuotamento migratorio.

Ne discutono e pensano ai possibili rimedi contro la dilagante malattia urbanistica che ormai preme intorno alla cinta muraria.

Già infatti cominciavano a circolare “forestieri” tra le vie e le piazze, curiosi e  affascinati da quelle bellezze  miracolosamente conservate e tutelate nel lungo tempo della storia.

Il pericolo allarmò gli agropolesi del centro storico e li sollecitò a riunirsi per pensare ad una soluzione vitale per il futuro del vecchio centro abitato.

L’avv. Tommaso Mainenti, che gli agropolesi amavano chiamare don Tommaso,  raccolse le preoccupazioni condivise  della gente, tra cui quelle di Umberto Costa,  il quale già esprimeva i suoi sentimenti attraverso dipinti che riproducevano la vita e la bellezza degli angoli più significativi del borgo, che rischiavano di scomparire per effetto del convulso e caotico sviluppo urbanistico.

Umberto Costa, amava come tutti gli agropolesi la pace e la serenità che si diffondeva tra quelle mura e si preoccupava di fermare sulla tela particolari che oggi segnano  i limiti  della tutela ambientale verso il mare, verso le colline e  verso il castello, antico maniero  sorto al centro del tessuto urbano sulla sommità del leggendario  promontorio.

Nasce così nel 1977 il comitato “ncopparuopl’” con l’obiettivo di preservare quel  patrimonio dalle nuove e più devastanti incursioni.

In pochi articoli riportati nello Statuto si decide la prospettiva  del centro storico. Il vecchio nucleo abitato deve restare come è; interventi e manutenzioni devono avvenire nel rispetto integrale dei materiali delle costruzioni esistenti e gli interventi pubblici devono rispettare l’orditura strutturale ed urbanistica, realizzata nel tempo. E’ messo al bando il cemento negli interventi che sostituiscono vistosamente la pietra locale o per cambiare la destinazione di luoghi e di spazi ricordati in importanti passaggi storici del paese. 

Si decide poi che botteghe e portoni devono mantenere la destinazione originaria, permettendo agli agropolesi del centro storico di continuare nella tradizione storica di vita sociale aperta come una volta.

Don Tommaso Mainenti pensava al turismo culturale , collegato al centro storico di Agropoli, perché il vecchio borgo, per merito dei suoi abitanti,  aveva conservato tutte le caratteristiche per richiamare l’attenzione della cultura nazionale e internazionale.

In questo periodo Don Tommaso apre la Torre di famiglia e autorizza Maria SpiraeUmberto Costa a riprendere una antica usanza del forno ancora esistente nel vicolo denominato “sotto u sur’cin”, in cui nel passato le famiglie provvedevano  a sfornare il pane nelle quantità di bisogno.

Il forno, divenuto famoso nel tempo, dopo oltre 400 anni, conserva la struttura dei mattoni fatti a mano e tutti i profumi dei prodotti che per secoli le famiglie hanno manipolato per cuocere la pizza e il pane di una volta.

La fragranza e la bontà della pizza “U Sur’cin”  ritrova  uno dei suoi segreti proprio in quel forno secolare.

Quì Maria Spira nell’entusiasmo generale recupera la pizza secondo la tradizione,  con gli ingredienti della nostra terra. Qui Umberto Costa, con la moglie Maria impone la pizza con aglio, olio di oliva, origano e alici salate, tutti prodotti che ancora si trovano nella nostra terra. Viene servita in un cesto artigianale di vimini come un tempo. Tutto come prima, l’aglio cilentano, piccolo e molto profumato, l’origano raccolto, con cura a mazzetti e l’olio di oliva della nostra terra; il sugo di pomodoro ha seguito la tradizione della lunga e lenta cottura, preparato prima.

Umberto Costamise al bando prodotti moderni e quando vi era qualche richiesta estranea rispondeva semplicemente, “non sono cose che ci appartengono”.

In quel vano nasce la famosa pizza gustata dal flusso turistico tra le vie del centro storico, sugli scaloni o sui banchi sistemati nella piccola piazzetta antistante l’antica Torre.

La pizza “usur’cin” diventerà il simbolo dell’antico borgo, farà il giro del mondo e verrà inserita nella guida Michelin.

Nasce in questo periodo l’associazione “Gli amici del centro storico”, con l’idea di  portare avanti il progetto del Comitato, dando vita ad eventi e iniziative per richiamare l’attenzione della cultura mondiale su quel promontorio sul quale venne concentrato l’insediamento urbano con tutte le attività di una comunità stabilmente organizzata. La disposizione semicircolare dell’agglomerato è l’esempio di comunità che ha vissuto per secoli nel rispetto dei limiti e dei vincoli ambientali, riappropriati come contenuto dal legislatore del 1929, 30, 31, 1939 e seguenti.

Le leggi e i decreti sul centro storico di Agropoli non hanno fatto altro che riportare la cultura storica di una popolazione che si era data delle regole, senza imposizioni pubbliche, per vivere tra quelle pietre, conservarle e tutelarle senza alterazioni.

L’associazione raccoglie l’idea del comitato e progetta il primo evento nel 1981 con il presepe vivente animato in tutta l’area del centro storico che richiamò la stampa e la televisione nazionale.

L’idea fu pensata da un gruppo di amici tra cui Gerardo Buccino, il quale attraverso Gerardo Spira riusciva ad ottenere l’impegno del Senatore Quaranta, all’epoca sottosegretario al Turismo per ottenere in prestito, per quell’evento, i costumi d’epoca  di Cinecittà .

L’evento si è ripetuto  nel tempo successivo per l’impegno sempre degli amici del centro storico.

La pizzeria U Sur’cinaprì la pista anche alle altre iniziative divenute sempre più numerose fino a diventare il filone trainante del turismo.

L’obiettivo più importante era stato raggiunto: la cultura nazionale e internazionale aveva fermato l’attenzione sul Centro storico di Agropoli.

Questo impegno ha avuto effetti sostitutivi perfino della Soprintendenza, perché ha impedito  che la speculazione edilizia aggredisse quel patrimonio.

Gli amici del centro storico, infatti, allarmati dagli sguardi interessati di certi tentativi cominciarono a pretendere a gran voce un piano soltanto per il vecchio borgo, che obbligasse Organi ed Enti pubblici territoriali a preservare la loro storia.

Poiché il proprietario del Castello tra il 1998 e 99 manifestava l’intenzione di volerle cedere l’antico maniero, gli “amici” ne rivendicarono il diritto alla restituzione,  perché Complesso centrale  di riferimento per tutta la popolazione del vecchio insediamento.

La trattativa, intrapresa con l’amministrazione Serra, fu conclusa positivamente sulla scorta delle leggi speciali, dei benefici fiscali previsti per tali beni e in relazioni dei finanziamenti pubblici già intervenuti.

La legge 1089 infatti prevedeva che il Ministero o altro Ente pubblico territoriale aveva la facoltà di acquistare i beni culturali alienati a titolo oneroso al medesimo prezzo stabilito nell’atto di alienazione o al medesimo valore attribuito nell’atto di conferimento.

La facoltà di prelazione seguì la procedura prevista dalla legge con lo Stato, attraverso la Soprintendenza.

Con la caduta  dell’amministrazione Serra la pratica si bloccò.

Un alto e attento magistrato del Cilento, durante un confronto culturale sulla situazione territoriale mi  chiese di organizzare un convegno sul tema “quale giustizia per lo sviluppo del Cilento?”.  Gli risposi: “Consigliere, si è guardato intorno? Con quale cultura è possibile intavolare un confronto disinteressato?”.

Il tema è quanto mai attuale! Gli esempi sul territorio annebbiano la vista e la mente! Vi è chi opera e lavora senza ostacoli e chi invece li trova seminati, come chiodi, lungo il percorso.

La nebbia si fa più intensa quando le azioni violente si somigliano sempre più ovunque nella società organizzata e non.

Maria Spira e Umberto Costa non esistono più. Con la loro morte si sono rasserenate tante  anime assetate  e “in pena”.  La Pizzeria “U Sur’cin”  però  è sempre più presente sotto la Torre, dove la volle la famiglia Mainenti, come monito per tutti e sempre con la stessa finalità: quella di “scacciare” i cattivi pensieri di coloro che hanno in mente “il chiodo fisso” di stravolgere la cultura storica del vecchio nucleo di Agropoli.

L’interesse pubblico non può essere mescolato a quello privato e quello privato non può condizionare l’interesse pubblico.

La legge e il diritto non sono strumenti personali  d’uso o  di persecuzione, ma fonti e valori di giustizia per lo sviluppo civile di tutta la comunità.

Pagina dedicata ai figli per volontà della madre, perché la tradizione della pizza continui in quel locale sotto la Torre, donato a Maria Spira dalla famiglia dell’avvocato Tommaso Mainenti con lo scopo di continuare a mantenere un filone culturale di tutela e salvaguardia del centro Storico.

Trasparenza & Legalità compie 12 anni

Solidi come una quercia che, diligentemente potata, supera ogni tempesta grazie alla profondità delle proprie radici

Redazione storica 31.07.2011Agropoli. 12 anni dal 5 agosto 2003, quando Umberto Domini ha fondato la testata «Trasparenza & Legalità», iscrivendola presso il Registro della stampa del Tribunale di Vallo della Lucania.

Un’altra era. Le forze progressiste agropolesi e campane raccoglievano un successo dietro l’altro. E bisognava informare i cittadini – lavoratori, studenti e pensionati – dei risultati conquistati dopo tante battaglie: l’apertura dell’Ospedale civile, il ripristino della legalità in vari settori (da quello dei parcheggi a quello dei fitti estivi), la redazione di un Piano urbanistico, il rilancio delle politiche sociali nel nome della solidarietà.

Cambiamenti importanti. Che non mancarono di suscitare l’opposizione dei conservatori, dei borghesi, di chi vedeva in pericolo i propri privilegi: fu la micidiale coalizione di costoro che, presto, avrebbe posto fine a quell’esperimento politico, dando il via ad una stagione di governi reazionari.

Di fronte al conseguente arretramento dei diritti, al pericolo di speculazioni edilizie ed all’interessamento della magistratura per alcuni protagonisti e comprimari di quella oscura stagione, T&L è rimasta fedele al proprio credo. E non è stata in silenzio.Trasparenza sett 2010 - pag 1

Non sono mancate intimidazioni, minacce e querele. Ma il giornale è andato avanti, senza cercare i grandi numeri o i grandi sponsor a tutti i costi. Ha tenuto la barra diritta. Un risultato possibile grazie al fatto che, negli anni, tanti sono stati i collaboratori succedutisi in redazione.

E tanti ne verranno. A loro va il nostro ringraziamento. Come va al nostro direttore responsabile, Pino Maniaci, per la disponibilità che continua ad accordarci; in continuità con quella già accordataci dai suoi predecessori, Angelo Carmelo Buccino (purtroppo scomparso da oltre due anni), Giorgio Mottola e Maria Cuono.

Dobbiamo a tutti loro se, oggi, possiamo proseguire nella nostra missione informativa. Parlando di legalità, lavoro, ambiente, economia, sindacato… insomma, dell’inarrestabile marcia dei lavoratori verso la conquista di sempre migliori condizioni di vita. Ad Agropoli e in provincia. Osservando, in coerenza con ciò, le iniziative che si stanno portando avanti, a livello nazionale, per la rinascita della Sinistra.

Perché, se diligentemente potata, una quercia con solide radici può affrontare qualsiasi tempesta.

Buon compleanno «Trasparenza & Legalità»!

Ambiente, nascerà il «santuario dell’acqua» dei monti di Muro Lucano-Marzano-Ogna-Contursi Terme

Raggiunto un importante traguardo. L’iniziativa, col prof. Franco Ortolani, avrà luogo giovedì 23 luglio alle ore 18:00 presso l’aula consiliare di Muro Lucano

Santuario dell'acqua potabileMuro Lucano. Con lo Sblocca Italia il governo di Matteo Renzi ha deciso di tendere una mano alle compagnie petrolifere. Infatti, a tutti i progetti di esplorazione, ricerca ed estrazione di idrocarburi in terra ferma ed in mare, si vuole attribuire carattere d’interesse strategico e di pubblica utilità, cancellando così la competenza autorizzativa che la nostra Costituzione riserva alle Regioni.

Questo difatti darà la possibilità di estrazioni petrolifere senza limiti che interesseranno zone di elevata importanza naturalistica, paesaggistica e di riserva idrica per centinaia di migliaia di persone, senza le opportune valutazioni dei rischi.

Uno dei tanti permessi di ricerca di idrocarburi si trova tra la Campania e la Basilicata: il permesso “Muro Lucano”, in particolare saranno interessate zone che ricadono sull’acquifero carbonatico dei monti Marzano-Eremita e Monti di Muro Lucano. Questi costituiscono un unico grande acquifero che alimenta importanti sorgenti di acqua potabile emergenti lungo il corso del fiume Sele, Tanagro e Bianco con portate di migliaia di litri al secondo, comprese le acque termominerali del distretto termale di Contursi Terme, dell’impianto pozzi di Buccino, dell’impianto pozzi di Sicignano (Piano San Vito) e Calabritto. Inoltre, tali acque servono centinaia di migliaia di abitanti compresa la città di Salerno con tutta la valle del Sele.

Tali aree secondo l’INGV sono interessate nel sottosuolo da faglie sismogenetiche, che negli anni hanno prodotto terremoti devastanti (sisma 1980). In particolare negli studi di impatto ambientale, approvati dagli enti regionali, si riscontrano gravi carenze sull’esatta ubicazione di tali faglie. Tali studi non tengono conto degli effetti legati ai pozzi di reiniezione e delle relazioni tra sismicità indotta e sismicità che può essere attivata lungo le faglie.

Spetta a noi cittadini tutelare e difendere gli acquiferi da possibili fonti d’inquinamento, istituendo i santuari dell’acqua potabile.

L’acqua non è un prodotto commerciale al pari degli altri, bensì un patrimonio insostituibile che va protetto, difeso e trattato come tale.

Avviamo una iniziativa pubblica e istituzionale, partendo dalla Regione Campania, di importanza strategica: proponiamo e pretendiamo che si tutelino e difendano dall’inquinamento le rocce che costituiscono i serbatoi naturali delle risorse idriche istituzionalizzando i “Santuari dell’Acqua Potabile”.

All’iniziativa di giovedì 23 luglio interverranno: il Prof. Franco Ortolani Ordinario di Geologia dell’Università di Napoli Federico II, impegnato in prima linea per la difesa del territorio, il Presidente della Comunità Montana Tanagro Alto e Medio Sele, i Sindaci dei comuni interessati: Muro Lucano, Bella, Castelgrande, Pescopagano, Ricigliano, Auletta, Buccino, Caggiano, Campagna, Castelnuovo di Conza, Colliano, Contursi Terme, Laviano, Oliveto Citra, Palomonte, Romagnano Al Monte, Salvitelle, San Gregorio Magno, Santo Menna, Valva.

Direttore responsabile:
Giuseppe Maniaci

Editore:
Associazione «Trasparenza & Legalità»

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