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Politica, la denuncia di Spira: «legge anticorruzione trova difficoltà ad entrare in molti Comuni»

Riceviamo e pubblichiamo la lettera dell’ex Segretario comunale di Pollica, Gerardo Spira: «in molti Comuni vi sono ancora vuoti applicativi della legge»

denaroIl termine “corruzione” fa molta paura al cittadino comune, quello che lavora onestamente, che paga le tasse senza battere ciglio, che osserva le leggi anche se sbagliate, perché collega la parola immediatamente alla peggiore delle azioni che si possa compiere nella vita pubblica o privata.

Robert Klitgaard, a proposito, afferma che «la corruzione è un reato basato sul calcolo, non sulla passione. Le persone tendono a corrompere o a essere corrotte quando i rischi sono bassi, le multe e punizioni minime, e le ricompense grandi».

Dall’epoca romana il fenomeno ha trovato facile accesso nella cultura pubblica e mai nessuna legge ha affrontato il problema nella sua adeguata dimensione. Chi propende, come diceva Klitgaard valuta il rischio.

Le molte riforme realizzate dall’epoca del codice Rocco non hanno purtroppo risolto il problema che continua a distruggere il tessuto dello Stato sociale di diritto.

L’inefficacia della risposta punitiva deriva sia dal fatto che non esiste una definizione unica universalmente accettata e sia dal fatto che esistono diverse forme di corruzione che ne rendono difficile l’individuazione ai fini penali.

Nel nostro Codice il fenomeno giuridico è disciplinato nel Titolo 2, Capo 1 del C.P, individuato nella voce “dei delitti contro la P.A.”.

Perché, nonostante la previsione punitiva, il fenomeno non è stato ancora debellato?

Va innanzitutto detto che non tutti sono portati a violare la legge. La valutazione del rischio appartiene ad una certa cultura che si forma e costruisce in ambito familiare e ambientale. La criminologia più accreditata sostiene che la famiglia e l’ambiente sono i primi fondamenti di formazione.

In questi l’uomo assume gli elementi da cui costruisce la sua identità. Una volta e anche oggi di fronte a certi fatti si usa dire: “dimmi di chi sei figlio e ti dirò chi sei!”. Sembra una espressione eccessiva e fortemente compromissiva, invece studi ed analisi in questa materia ne confermano la teoria.

Ovviamente come in tutti i fenomeni sociali esistono le eccezioni. Ma queste vanno analizzate in modo separato e per i singoli casi.

Tacito, nel parallelo con i popoli germanici, diceva che valevano più i buoni costumi in quelle terre che le buone leggi da noi“plusque ibi boni mores valent, quam alibi bonae leges”.

Quando parliamo di corruzione dobbiamo comunque intendere il concetto in senso largo, per comprendervi tutte le situazioni in cui si riscontra l’abuso da parte della persona per ottenere un vantaggio privato.

Tangentopoli sembrava un evento chiuso in quell’epoca, invece il fenomeno si è fatto più intenso e aggressivo di allora.

Da ciò è sorta la necessità di pensare una normativa nuova che coinvolgesse tutta la P.A. , in una rete di responsabilità individuate in tutti gli Enti territoriali.

Con la legge 190 del 2012 è stata prevista l’ANAC (Autorità nazionale anti corruzione) con il compito di controllare e monitorare tutte le situazioni a rischio nei settori delle risorse economiche nazionali.

Con questa legge la P.A. è imbrigliata in un sistema di autonomia controllata e vigilata.

Perché questa legge è importante e va sostenuta! Perché a distanza di quattro anni vi sono ancora molti Comuni che ancora non hanno provveduto ai richiamati adempimenti e per questo sono in corso nomine di commissari che sostituiscano le amministrazioni inadempienti.

Quali sono gli adempimenti? Tutti gli Enti territoriali (Regioni, province e Comuni): debbono approvare il piano anticorruzione triennale, nominare il responsabile della trasparenza e anticorruzione e svolgere una serie di adempimenti temporali.

In buona sostanza il legislatore, anche se la legge presenta i soliti vuoti all’italiana, ha individuato la sentinella a guardia del sistema organizzativo di un Ente sulla quale ricadono doveri inderogabili, di protezione e garanzia dell’Amministrazione dalle attività illecite ed illegittime.

Il responsabile è obbligato a compiere il proprio dovere per non cadere nelle maglie del 2 comma dell’art. 40 del C.P. il quale prescrive: “non impedire di far commettere un reato equivale a cagionarlo”.

Ma vediamo l’importanza di questa figura nella Organizzazione di un Comune.

Precisiamo che il legislatore, con la legge n. 190/2012 ha varato disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione.

L’art. 7 della legge impone l’individuazione all’interno della struttura organizzativa del responsabile della prevenzione della corruzione, che di norma ricade sul segretario dell’Ente, fatta salva diversa determinazione.

Il Responsabile individuato deve:

1)     Proporre all’Organo politico il piano triennale entro il 31 gennaio di ogni anno, la cui elaborazione non può essere affidata a soggetti estranei all’amministrazione;

2)     Definire entro il 31 gennaio di ogni anno le procedure appropriate per selezionare e formare i dipendenti destinati ad operare in settori di attività particolarmente esposti alla corruzione;

3)     Verificare l’efficacia del piano ed eventualmente proporne le modifiche;

4)     Verificare col dirigente, ove esiste la rotazione degli incarichi negli uffici o servizi più esposti;

5)     Pubblicare entro il 15 dicembre di ogni anno nel sito Web dell’amministrazione una relazione sui risultati ottenuti e comunicarla all’Autorità nazionale;

6)     Rispondere e riferire ogni qualvolta lo richieda l’organo politico o il dirigente, qualora esista.

Il Dipartimento della funzione pubblica, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, con apposita Circolare ha chiarito che questa figura deve ritenersi naturalmente integrativa del segretario comunale per garantire l’autonomia e l’indipendenza della funzione. Dunque nel caso di altra nomina, diversa dal segretario, devono essere garantite entrambe le condizioni

Nel caso che la scelta cade su di un dirigente, questi:

1)     Non deve essere stato destinatario di provvedimenti giudiziari di condanna;

2)     Non deve essere stato destinatario di provvedimenti disciplinari;

3)     Deve aver dato dimostrazione, nel tempo, di comportamenti integerrimi;

Il dipartimento ha segnalato la inopportunità di nominare funzionari che si trovino nella situazione di potenziale conflitto di interessi (è il caso di chi opera in settori ed uffici esposti a rischio di corruzione).

E’ anche sconsigliata la nomina di coloro che ricoprono la funzione di responsabile del servizio disciplinare, in quanto si troverebbero nella duplice veste di controllore e controllato.

Credo che in molti Comuni vi siano ancora vuoti applicativi della legge, con la conseguente responsabilità della figura del Segretario comunale, individuato di norma quale figura destinata agli adempimenti, proprio per la sua funzione autonoma nell’Organizzazione dell’Ente.

Ritengo che questa legge possa divenire un argine a difesa della Pubblica amministrazione ed anche un utile strumento delle minoranze compresse dal sistema burocratico spesso condizionato.

Pier Luigi Vigna, Procuratore nazionale antimafia diceva che corruzione e mafia non si sconfiggono se la società civile e le istituzioni dello Stato non partecipano alla battaglia e non collaborano.

Previdenza, partono le prime simulazioni della pensione futura

Il sindacato Cgil a disposizione dei lavoratori per assistere la valutazione della “busta arancione”

INPSL’Inps sta inviando un primo gruppo di lettere in busta arancione per i lavoratori. Per ora, a ricevere la lettera dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale sono coloro che hanno oltrepassato i quarant’anni e che hanno svolto, o svolgono, la loro attività lavorativa in aziende private. Già una prima tranche, composta da 150mila lettere, sarà recapitata a giorni agli interessati. L’Inps ha previsto che entro il 2016 saranno spedite circa 7 milioni di lettere. Per quanto riguarda i lavoratori del pubblico impiego, circa 1 milione e 500mila, riceveranno la busta arancione allegata al cedolino di pagamento dello stipendio, non si sa ancora con quale mensilità.

I lavoratori troveranno nella busta arancione l’estratto conto dei contributi già versati all’Inps ed una proiezione teorica dei contributi che mancano per raggiungere l’età della pensione. In sostanza, ognuno riceverà un prospetto con cui l’Istituto previdenziale comunica al lavoratore quando andrà in pensione e quanto sarà l’ammontare della stessa, tenendo conto ipoteticamente che il calcolo per quantificare la pensione sarà riferito ad un valore teorico del Pil (prodotto interno lordo) dell’1,5%.

Comunque, fra calcoli teorici e previsioni ipotetiche, si potrebbe restare delusi dalle aspettative che ognuno si fa, considerando la propria storia lavorativa. Perciò, per valutare con maggiore attenzione il contenuto della busta arancione, il Sindacato Cgil e il Sindacato pensionati italiani-Cgil invitano chiunque lo desidera a rivolgersi presso le proprie sedi, dove troveranno persone esperte in problemi previdenziali.

Ad Agropoli, il Sindacato Spi-Cgil si trova in via C. Rossi, n. 13

Tel. e Fax: 0974/821633

Cilento, allarme della Dia per gli investimenti della camorra

È quanto emerge dalla relazione semestrale presentata lunedì dal ministro dell’Interno al Parlamento e relativa ad indagini che coprono il periodo che va da giugno a dicembre del 2014

diaNel Cilento i clan cercano di ripulire capitali di provenienza illecita realizzando investimenti in ambito turistico. È quanto emerge dalla relazione semestrale della Dia, presentata lunedì dal ministro dell’Interno al Parlamento, e relativa ad indagini che coprono il periodo che va da giugno a dicembre del 2014.

Le Forze dell’Ordine tengono gli occhi aperti. E la politica?

Europa, «Con la Grecia perde tutta la Sinistra»

Articolo di analisi sul Fatto Quotidiano dopo gli ultimi fatti ellenici: «onore delle armi a Tsipras ma ha ragione Varoufakis»

Ingroia (da il Fatto Quotidiano)«Di fronte all’esito della trattativa fra Tsipras e la Troika, profondamente deludente per il popolo greco e per chi, come me, ha creduto nella forza dirompente del risultato referendario greco, l’amarezza è grande».

Comincia così l’articolo di analisi, comparso sul Fatto Quotidiano di oggi, firmato dal leader di Azione Civile, Antonio Ingroia.

«Ad Alexis Tsipras va concesso l’onore delle armi per aver resistito all’assedio dell’Europa dei burocrati per sei mesi. Poco più, purtroppo. Ma la delusione è enorme.

Si poteva fare di più? Io credo di si, e su questo la penso come Varoufakis. Imboccata una strada, bisognava portare avanti la posizione, eventualmente fino alle sue conseguenze più estreme. Altrimenti, avere indetto il referendum greco rischia oggi di apparire poco più di un espediente tattico da giocarsi sul tavolo della trattativa e non invece il sacrosanto ricorso ad uno strumento indispensabile di democrazia diretta».

Continua a leggere il resto dell’articolo sul Fatto Quotidiano.

«Scalata alla banca per l’altro Alfieri: è presidente regionale Bcc»

Il fratello del sindaco di Agropoli, già numero uno della Bcc dei Comuni Cilentani, è stato eletto dall’Assemblea della Federcasse

BCC-Comuni-Cilentani-1024x994Il titolo, scelto dal quotidiano Il Mattino, risulta lucente. E’ Lucio Alfieri, numero uno della Banca di Credito Cooperativo dei Comuni Cilentani, il nuovo presidente della federazione regionale delle Bcc.
Lo ha deciso l’assemblea della Federcasse in riunione giovedì sera nella Reggia di Caserta. Alfieri, fratello minore del sindaco Pd di Agropoli, Franco Alfieri, prende il testimone lasciato da Silvio Petrone, che, dopo anni alla guida della federazione regionale, ha deciso di non ricandidarsi.

Direttore responsabile:
Giuseppe Maniaci

Editore:
Associazione «Trasparenza & Legalità»

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