Archivio Giustizia

«Fritture di pesce», chiesta l’archiviazione

La frase detta alla vigilia del referendum: De Luca, per il pm non ci sono gli elementi per l’istigazione al voto di scambio

De-Luca-e-Renzi-1024x682C’è la richiesta di archiviazione per l’accusa di istigazione al voto di scambio per il governatore Vincenzo De Luca. E’ il caso, meglio noto, della “frittura di pesce” finito all’attenzione della Procura di Napoli, dopo l’audio pubblicato dal “Fattoquotidiano.it”, dopo il famoso incontro con i sindaci (quello in cui Franco Alfieri passò come il “maestro delle clientele”), all’Hotel Ramanda, in piena campagna referendaria per il Sì.

A quanto pare non ci sarebbero indizi sufficienti per portare avanti l’inchiesta giudiziaria che si avvierebbe, dunque, verso l’archiviazione. A darne notizia è il quotidiano le Cronache, oggi in edicola, in un articolo a firma di Andrea Pellegrino.

Niente processo dunque al governatore De Luca per la storia della presunta istigazione al voto di scambio. Non emergono riscontri in grado di sostenere l’accusa a carico del presidente della Regione, al termine di un ragionamento nel corso del quale gli inquirenti fanno comunque leva su alcune circostanze concrete: la prima riguarda la sconfitta del partito del Sì, tanto caldeggiato da parte del governatore nella riunione al cospetto dei sindaci del Pd.

In secondo luogo, gli inquirenti mettono in rilievo anche l’effetto del contraccolpo mediatico avuto dal comizio di De Luca, che potrebbe aver scoraggiato i sindaci a mettere in pratica quella richiesta di De Luca.

Agropoli, la relazione dell’antimafia e la campagna elettorale

L’allarme del procuratore generale Primicerio: «interessi dei clan nel basso Cilento»

AgropoliAgropoli. Nel momento in cui la campagna elettorale entra nel vivo, la relazione semestrale dell’Antimafia irrompe nel dibattito. Come riportato da vari organi di stampa il 23 maggio scorso, il procuratore generale distrettuale Leonida Primicerio ha messo nero su bianco che si registrano forti penetrazioni della criminalità organizzata, per mezzo di ingenti investimenti di somme economiche proventi da reato, nelle zone di Agropoli e Marina di Camerota.

Il procuratore generale cita nomi di clan ben conosciuti nell’ambiente e ciò viene anche a suffragare le denunce giornalistiche che, negli anni, sono comparse su questo giornale e che, sovente, sono state bollato come “allarmismo gratuito” dal notabilato locale.

Con questo non vogliamo esprimere alcun giudizio di merito ma ci atteniamo a quanto detto dagli organi inquirenti, perchè siamo convinti che le Forze dell’Ordine stiano svolgendo un lavoro importante per accertare ogni eventuale contaminazione del tessuto sociale, economico e politico del basso Cilento.

Tutti noi, invece, dobbiamo riflettere attentamente sulla necessità di mantenere sempre viva l’attenzione verso simili fenomeni al fine di salvaguardare la legalità e le libertà democratiche.

Agropoli, Ingroia: sosterremo Abate come candidato sindaco

L’ex Procuratore aggiunto di Palermo, impegnato nella proposta di legge per la confisca dei beni ai politici corrotti, annuncia il sostegno di  Azione Civile alla coalizione Agropoli Bene Comune

IngroiaContinua la campagna di Azione Civile per l’attuazione della Costituzione, contro la corruzione e il clientelismo. In pochi giorni, su Change.org, sono state raccolte oltre 50mila firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare che estende la normativa antimafia, in materia di sequestro e confisca dei beni, anche ai politici corrotti.

La proposta, che prevede un autonomo procedimento di prevenzione patrimoniale che prescinde pure dall’eventuale prescrizione del reato, è stata elaborata da Antonio Ingroia ed è stata sottoscritta, fra gli altri, anche da Michele EmilianoLuigi De MagistrisSalvatore BorsellinoSergio Cofferati e Sandro Ruotolo.

L’iniziativa ha destato preoccupazione in molti ambienti politici vicini al Governo, che pullulano di amministratori locali già imputati per corruzione e che preferiscono una normativa più blanda, come quella attuale.

«In coerenza con ciò ed in vista delle prossime elezioni amministrative - precisa Carmine G. Parisi, componente del Comitato operativo nazionale del movimento – Azione Civile sosterrà solo candidature in linea con il percorso finora svolto. Pertanto conferma il proprio sostegno alla coalizione civica Agropoli Bene Come, composta da personalità che già si sono impegnate nel Comitato per il NO al referendum costituzionale e che hanno individuato nell’odierno consigliere di opposizione Agostino Abate il proprio candidato a sindaco».

«A seguito delle note vicende che hanno coinvolto il primo cittadino e dopo l’ignobile battuta sul clientelismo e le fritture di pesce pronunciata dal governatore De Luca, Agropoli è diventata un luogo simbolo - afferma Antonio Ingroia, presidente di Azione Civile - ed è proprio dalle terre dove viene sfidato il diritto dei cittadini al compimento di una democrazia matura che occorre dare un segnale forte in favore della trasparenza e della legalità. Per questo il nostro movimento ha deciso di sostenere la candidatura di Agostino Abate».

Agropoli, case al clan: Alfieri rinviato a giudizio

Cosa farà il Pd in caso di elezioni politiche anticipate? Rinuncerà a schierare nelle proprie liste il suo politico del fare?

Municipio - AlfieriAgropoli. Franco Alfieri andrà a processo. A deciderlo è stato il giudice dell’udienza preliminare di Vallo della Lucania, Massimiliano De Simone, che ha rinviato a giudizio il sindaco Pd insieme a tre funzionari comunali per omissione d’atti d’ufficio e sottrazione di beni alla loro destinazione.

Era il 5 dicembre 2008 quando il Comune di Agropoli ebbe in assegnazione i tre appartamenti, già sgomberati, dall’Agenzia del Demanio della Campania. L’amministrazione comunale avrebbe dovuto destinarli ad una funzione di pubblica utilità, vigilando che non vi fossero occupazioni abusive. Invece, quando, nel novembre 2012, il Gico della Guardia di Finanza vi si recò per eseguire un nuovo provvedimento di sequestro scoprì che in quegli alloggi vi erano ancora i vecchi proprietari.

Nel febbraio 2013, la Direzione distrettuale Antimafia di Salerno, che stava conducendo l’inchiesta principale sul clan, iscrisse il nome del politico Pd sul registro degli indagati per omissioni d’atti e sottrazione di beni sottoposti a confisca. Il tutto aggravato dal metodo mafioso. Secondo gli inquirenti, infatti, il sindaco Alfieri agiva anche al fine di «acquisire consenso nell’ambito della numerosa comunità rom».

Ma nel gennaio 2014 la Dda perse la competenza su questo secondo filone d’indagine. Così, il fascicolo – da cui venne quindi espunta l’aggravante del metodo mafioso – fu trasmesso alla Procura ordinaria di Vallo della Lucania che chiese comunque il processo, ora ottenuto.

La prima udienza si terrà a luglio. Il sindaco si dice sereno. Forse anche perché qualcuno, in caso di elezioni politiche anticipate, continua a vederlo come il candidato ideale per la lista alla Camera dei Deputati del Pd renziano.

Salerno, «Strade fantasma 2»: la Procura ha chiuso il cerchio

Opere pagate e mai realizzate. Verso il processo gli indagati dell’inchiesta nata dalle denunce del compianto Angelo Vassallo

Salerno_Inchieste_Strade_Fantasma_Caccia_Agli_Appalti_Sospetti_-300x126Salerno. Sono 13 gli avvisi di conclusione delle indagini recapitati dalla Procura a imprenditori edili, funzionari della Provincia e cassieri di banca accusati di essersi impadroniti del denaro pubblico destinato a strade e scuole in realtà mai realizzate. Secondo il quotidiano “la Città” di venerdì 20 gennaio, sarebbe questo l’ultimo capitolo dell’inchiesta “Ghost roads 2″, il secondo filone dell’indagine nata su denuncia del compianto sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, che, pochi mesi prima di essere assassinato, segnalò anomalie nella gestione dei lavori pubblici alla Provincia di Salerno.

Il presidente, Angelo Villani, e l’assessore ai lavori pubblici, Franco Alfieri, non si erano mai accorti di ciò che stava avvenendo all’ombra di Palazzo Sant’Agostino. Eppure, da quelle denunce, la magistratura ha scoperto un sistema corruttivo messo in piedi da imprenditori e funzionari senza scrupoli che, tra il 2007 e il 2009, avrebbero drenato il denaro dell’ente nelle tasche di pochi.

Per i 13 destinatari dell’avviso, le accuse vanno dal peculato al falso, oltre che dal riciclaggio all’associazione per delinquere.

Tra i lavori finiti sotto la lente del sostituto procuratore Francesco Rotondo ci sono anche interi lotti di manutenzione per la “strada del mare” di Battipaglia e per la provinciale Agropoli-Trentova.

Ora gli indagati hanno 20 giorni di tempo per presentare memorie o chiedere di essere sottoposti a interrogatorio. Poi sarà la Procura a decidere se chiedere o meno il processo.

Direttore responsabile:
Giuseppe Maniaci

Editore:
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