Archivio Storia

25 aprile 2016: 71° anniversario della Liberazione

L’Associazione Nazionale Partigiani: oggi come ieri a difesa della democrazia e della Costituzione

MANIFESTO-25aprile_2016_LOWIl 25 aprile cade quest’anno in un complesso di vicende europee che riporta l’orologio della storia in un tempo dove la civiltà e le pratiche democratiche erano pesantemente oscurate. Una profonda crisi economica da cui si riesce con difficoltà a vedere una via d’uscita, il proliferare di movimenti di chiara marca neonazista e neofascista che arrivano fin dentro i governi, e il panorama drammatico di decine di migliaia di immigrati in fuga da guerre e disperazione che ricevono come risposta dalla politica e dalle istituzioni quasi esclusivamente muri e abbandono, devono far riflettere tutti sull’inquietante e gravissima china che sta prendendo il vivere civile. Non è questa la società che sognavano i combattenti per la libertà. Non è questo il futuro cui aspiravano, deprivato di coscienza, senso di responsabilità, solidarietà.

Auspichiamo un 25 aprile di piena e robusta memoria.

Una Festa che rimetta al centro dei ragionamenti e dei comportamenti politici e sociali preziosi e decisivi “comandamenti”: antifascismo, Resistenza e Costituzione. Una Festa che ricordi con forza i 70 anni della Repubblica e del voto alle donne, i primi importantissimi passi della rinascita democratica del Paese.

Auspichiamo iniziative larghe, che coinvolgano tante italiane e italiani, Comuni, partiti, sindacati, associazioni. Una giornata come una stagione di impegno e profonda, viva Liberazione.

Una giornata che dal giorno successivo inneschi un cammino collettivo, sguardi e azioni solidali e responsabili. Un mondo migliore si costruisce insieme.

L’ANPI è in campo. Con lo spirito e la determinazione dei suoi ispiratori: le partigiane e i partigiani.

Battipaglia, sinistra in lutto per la scomparsa di Gaetano Maiorano

Il ricordo di Umberto Domini: l’avanzata sociale del nostro Paese è dovuta a tanti compagni che, come Maiorano, lottarono con tutte le loro forze per il progresso e l’emancipazione dei lavoratori

MaioranoBattipaglia. Lunedì, 7 dicembre 2015, presso l’ospedale civile, si è spento il compagno Gaetano Maiorano. La sua avventura terrena è durata 72 anni. Nato a Olevano sul Tusciano, da una famiglia di piccoli commercianti, dopo gli anni dell’adolescenza, ha frequentato con serio impegno le scuole liceali di Eboli. Fu in quell’istituto che prese i primi contatti con ambienti studenteschi di sinistra (che allora rappresentavano gli embrioni del mitico Movimento studentesco che tanto ha fatto parlare di sé, anche nella Piana del Sele, tra la fine degli anni ‘60 e la metà del 1995).

Il compagno Maiorano si fece le ossa proprio partecipando, prima, e dirigendo, poi, molte iniziative di protesta che scossero la popolazione studentesca, liberando il mondo della scuola dall’arretratezza e dall’oscurantismo che fino ad allora avevano imbrigliato la cultura italiana. Finite le scuole superiori, il compagno Maiorano si iscrisse all’università: sicuramente sarebbe riuscito a conseguire una laurea nei tempi se, però, non avesse ceduto al richiamo della politica come scelta di vita. Scelta facilitata anche dal suo carattere passionale ed altruista.

Nel 1969 aderì al Pci e, in breve, proprio per il suo attivismo, divenne un dirigente stimato e seguito della sezione di Battipaglia. Assieme ai compagni locali, partecipò alla grande protesta sindacale del 9 aprile 1969. Purtroppo, alcuni elementi della destra e frange di malavitosi della zona - che uniti a provocatori di mestiere, infiltratisi nei cortei dei manifestanti, sfruttarono la rabbia dei partecipanti già di per sé abbastanza esasperati – riuscirono a portare alcuni pezzi della protesta a scontri insensati e provocatori contro le forze dell’ordine. Di fronte a ciò, la polizia mostrò tutta la sua impreparazione nel far fronte alle provocazioni e, come si suol dire, in quel frangente, perse la testa. Così la manifestazione degenerò in guerriglia urbana: gli agenti impauriti spararono contro i manifestanti, causando due morti e vari feriti. E fu proprio in quel contesto che, purtroppo, alcuni dirigenti sindacali e politici diedero prova di grave ingenuità. La valutazione dei fatti, avvenuta alcuni giorni dopo, fu decisiva per favorire un ricambio nella struttura dirigente del Pci provinciale e locale, sostituendo alcuni elementi con compagni giovani che, proprio nella protesta, seppero dare prova di grande equilibrio e fermezza. E fu allora che il compagno Maiorano venne eletto nella segreteria del Pci di Battipaglia.

Visti i risultati del suo lavoro nel partito, poco tempo dopo, durante la riorganizzazione della Cgil provinciale, il compagno Maiorano fu chiamato ad assumere un ruolo di rilievo che, in breve, lo portò a dirigere anche varie categorie. La sua competenza e la sua esperienza, unite ad una sincera lealtà, ne fecero presto un dirigente stimato anche dai livelli nazionali del sindacato.

Non si esagera a definirlo uno dei compagni più stimati ed amati dai lavoratori. Non si risparmiò nelle lotte, tanto che lo si trovava sempre alla testa degli scontri. I lavoratori che lo hanno conosciuto ricorderanno in Maiorano la grande onestà ed il suo sorriso, che ne facevano un compagno di cui ci si poteva fidare. Le giovani generazioni non sanno chi era Maiorano, ma a loro vorremmo dire che l’avanzata sociale del nostro Paese è dovuta, in primo luogo, a tanti compagni che, come lui, lottarono con tutte le loro forze per il progresso e l’emancipazione dei lavoratori. Certo, queste storie non le troveranno tormentando i loro smart-phone e cellulari, perchè le azioni di chi lotta sui posti di lavoro non fanno audience… non essendo gradite al Potere.

Storia, il 9 ottobre 1967 veniva ucciso “il Comandante” Che Guevara

Il rivoluzionario cubano, icona di tutti i movimenti progressisti nel Mondo, è stato assassinato mentre dirigeva la guerriglia in Bolivia

ernesto-che-guevara 2Ogni anno, il 9 ottobre, tutto il mondo ricorda il grande combattente Ernesto Che Guevara, ucciso nel 1967, subito dopo esser stato fatto prigioniero dalle truppe del governo reazionario di Bolivia, sostenuto dagli Stati Uniti tramite la Cia.

Che Guevara resta un grande esempio per i giovani: lasciò le comodità della professione medica per unirsi a Fidel Castro nella rivoluzione cubana, vinta la quale divenne un prestigioso ministro dell’economia nel primo Stato socialista in Occidente. Non dimentico, però, delle sofferenze degli altri popoli sud-americani, rinunciò all’incarico e si portò nelle foreste boliviane, dove dette impulso alla guerriglia locale, per la liberazione dei contadini e dei lavoratori dalla schiavitù.

Oggi, in Bolivia, sventola la bandiera della libertà e del progresso, sorretta dagli eredi politici di Che Guevara.

Nel momento in cui le forze capitalistiche cercano di imporre un nuovo sfruttamento delle classi lavoratrici mediante la globalizzazione finanziaria, che punta sull’aiuto di governi acquiescenti, il suo sacrificio si valorizza ancora di più.

È con questo spirito, quindi, che va ricordata la figura di Ernesto Che Guevara.

Agropoli, la pizzeria “U Sur’cin” è l’istituzione che ha salvaguardato la cultura del centro storico

Riflessione storico-culturale a cura di Gerardo Spira

Centro storico AgropoliIl 16 agosto è venuta a mancare alla comunità agropolese Maria Spira,  donna di grande onestà e dignità, che ha vissuto ed operato restando ancorata alla cultura propria del centro storico.

Maria Spira è nata in una stanza, sulla porta di Agropoli, in cui è nato Filippo Patella, illustre figura della carboneria rivoluzionaria che dopo le insurrezioni del 1848, fu al seguito di Garibaldi nell’avventura dei mille da Palermo a Napoli.

Maria Spira è vissuta attaccata alla cultura delle porte e dei portoni aperti, educata alla vita e alle sensibilità della comunità che ha condiviso per secoli sacrifici, sentimenti e lavoro.

Le discussioni che riguardavano tutti, nella cultura del vecchio borgo, si svolgevano tra le strette vie in modo aperto e libero, perché il tessuto organizzativo, come costituito, imponeva la regola del buon senso e quella ancora più valida del buon padre di famiglia.

Questa cultura ha tenuto lontano piani e programmi fino agli anni ‘50 e oltre, e questa cultura ha permesso alla comunità del centro storico di crescere e svilupparsi senza condizionamenti sociali o privilegi di casta.

Nel Borgo antico la vita sociale si è sempre svolta come in una grande famiglia allargata. Gli Anziani decidevano e parlavano alle generazioni con l’esempio del lavoro e delle opere.

Il centro storico di Agropoli infatti rappresenta il classico esempio di tessuto strutturale rigorosamente organizzato con una concezione urbanistica vincolata all’equilibrio sociale di vita adeguato a tutte le condizioni…

Questa concezione è stata il collante genetico che ha tenuto unita la comunità con tutte le famiglie, benestanti e non.

Le  famiglie  cosiddette “benestanti” vivevano in mezzo al popolo e decidevano con  esso senza privilegi o rivendicazione di casta.

Tutti rispettosamente insieme nelle decisioni anche nel periodo bellico e postbellico fino agli anni ‘70, quando è cominciata la fuga verso l’emigrazione e il cosiddetto “boom economico” della società industriale che ha travolto la gente nel miraggio dello sviluppo sociale che qualcuno interpretava come “progresso”.

Era già l’epoca in cui il territorio comunale era stato aggredito dalla speculazione edilizia verticale dei grandi palazzi e dalle costruzioni di case, addossate, senza limiti di distanze che hanno portato ad una città senza alcuna definizione politica di sviluppo urbanistico.

In questo periodo si è inserita una cultura “straniera”, sempre la stessa, che con l’illusione del “vagante danaro”  ha condizionato la politica locale.

La frenesia edilizia di quegli anni ha stravolto la cultura della gente ansiosa di possedere un posto con la vista a mare.

In questo periodo gli abitanti del centro storico aprono gli occhi e avvertono il pericolo che avanza  sul vecchio paese, ormai in preda allo svuotamento migratorio.

Ne discutono e pensano ai possibili rimedi contro la dilagante malattia urbanistica che ormai preme intorno alla cinta muraria.

Già infatti cominciavano a circolare “forestieri” tra le vie e le piazze, curiosi e  affascinati da quelle bellezze  miracolosamente conservate e tutelate nel lungo tempo della storia.

Il pericolo allarmò gli agropolesi del centro storico e li sollecitò a riunirsi per pensare ad una soluzione vitale per il futuro del vecchio centro abitato.

L’avv. Tommaso Mainenti, che gli agropolesi amavano chiamare don Tommaso,  raccolse le preoccupazioni condivise  della gente, tra cui quelle di Umberto Costa,  il quale già esprimeva i suoi sentimenti attraverso dipinti che riproducevano la vita e la bellezza degli angoli più significativi del borgo, che rischiavano di scomparire per effetto del convulso e caotico sviluppo urbanistico.

Umberto Costa, amava come tutti gli agropolesi la pace e la serenità che si diffondeva tra quelle mura e si preoccupava di fermare sulla tela particolari che oggi segnano  i limiti  della tutela ambientale verso il mare, verso le colline e  verso il castello, antico maniero  sorto al centro del tessuto urbano sulla sommità del leggendario  promontorio.

Nasce così nel 1977 il comitato “ncopparuopl’” con l’obiettivo di preservare quel  patrimonio dalle nuove e più devastanti incursioni.

In pochi articoli riportati nello Statuto si decide la prospettiva  del centro storico. Il vecchio nucleo abitato deve restare come è; interventi e manutenzioni devono avvenire nel rispetto integrale dei materiali delle costruzioni esistenti e gli interventi pubblici devono rispettare l’orditura strutturale ed urbanistica, realizzata nel tempo. E’ messo al bando il cemento negli interventi che sostituiscono vistosamente la pietra locale o per cambiare la destinazione di luoghi e di spazi ricordati in importanti passaggi storici del paese. 

Si decide poi che botteghe e portoni devono mantenere la destinazione originaria, permettendo agli agropolesi del centro storico di continuare nella tradizione storica di vita sociale aperta come una volta.

Don Tommaso Mainenti pensava al turismo culturale , collegato al centro storico di Agropoli, perché il vecchio borgo, per merito dei suoi abitanti,  aveva conservato tutte le caratteristiche per richiamare l’attenzione della cultura nazionale e internazionale.

In questo periodo Don Tommaso apre la Torre di famiglia e autorizza Maria SpiraeUmberto Costa a riprendere una antica usanza del forno ancora esistente nel vicolo denominato “sotto u sur’cin”, in cui nel passato le famiglie provvedevano  a sfornare il pane nelle quantità di bisogno.

Il forno, divenuto famoso nel tempo, dopo oltre 400 anni, conserva la struttura dei mattoni fatti a mano e tutti i profumi dei prodotti che per secoli le famiglie hanno manipolato per cuocere la pizza e il pane di una volta.

La fragranza e la bontà della pizza “U Sur’cin”  ritrova  uno dei suoi segreti proprio in quel forno secolare.

Quì Maria Spira nell’entusiasmo generale recupera la pizza secondo la tradizione,  con gli ingredienti della nostra terra. Qui Umberto Costa, con la moglie Maria impone la pizza con aglio, olio di oliva, origano e alici salate, tutti prodotti che ancora si trovano nella nostra terra. Viene servita in un cesto artigianale di vimini come un tempo. Tutto come prima, l’aglio cilentano, piccolo e molto profumato, l’origano raccolto, con cura a mazzetti e l’olio di oliva della nostra terra; il sugo di pomodoro ha seguito la tradizione della lunga e lenta cottura, preparato prima.

Umberto Costamise al bando prodotti moderni e quando vi era qualche richiesta estranea rispondeva semplicemente, “non sono cose che ci appartengono”.

In quel vano nasce la famosa pizza gustata dal flusso turistico tra le vie del centro storico, sugli scaloni o sui banchi sistemati nella piccola piazzetta antistante l’antica Torre.

La pizza “usur’cin” diventerà il simbolo dell’antico borgo, farà il giro del mondo e verrà inserita nella guida Michelin.

Nasce in questo periodo l’associazione “Gli amici del centro storico”, con l’idea di  portare avanti il progetto del Comitato, dando vita ad eventi e iniziative per richiamare l’attenzione della cultura mondiale su quel promontorio sul quale venne concentrato l’insediamento urbano con tutte le attività di una comunità stabilmente organizzata. La disposizione semicircolare dell’agglomerato è l’esempio di comunità che ha vissuto per secoli nel rispetto dei limiti e dei vincoli ambientali, riappropriati come contenuto dal legislatore del 1929, 30, 31, 1939 e seguenti.

Le leggi e i decreti sul centro storico di Agropoli non hanno fatto altro che riportare la cultura storica di una popolazione che si era data delle regole, senza imposizioni pubbliche, per vivere tra quelle pietre, conservarle e tutelarle senza alterazioni.

L’associazione raccoglie l’idea del comitato e progetta il primo evento nel 1981 con il presepe vivente animato in tutta l’area del centro storico che richiamò la stampa e la televisione nazionale.

L’idea fu pensata da un gruppo di amici tra cui Gerardo Buccino, il quale attraverso Gerardo Spira riusciva ad ottenere l’impegno del Senatore Quaranta, all’epoca sottosegretario al Turismo per ottenere in prestito, per quell’evento, i costumi d’epoca  di Cinecittà .

L’evento si è ripetuto  nel tempo successivo per l’impegno sempre degli amici del centro storico.

La pizzeria U Sur’cinaprì la pista anche alle altre iniziative divenute sempre più numerose fino a diventare il filone trainante del turismo.

L’obiettivo più importante era stato raggiunto: la cultura nazionale e internazionale aveva fermato l’attenzione sul Centro storico di Agropoli.

Questo impegno ha avuto effetti sostitutivi perfino della Soprintendenza, perché ha impedito  che la speculazione edilizia aggredisse quel patrimonio.

Gli amici del centro storico, infatti, allarmati dagli sguardi interessati di certi tentativi cominciarono a pretendere a gran voce un piano soltanto per il vecchio borgo, che obbligasse Organi ed Enti pubblici territoriali a preservare la loro storia.

Poiché il proprietario del Castello tra il 1998 e 99 manifestava l’intenzione di volerle cedere l’antico maniero, gli “amici” ne rivendicarono il diritto alla restituzione,  perché Complesso centrale  di riferimento per tutta la popolazione del vecchio insediamento.

La trattativa, intrapresa con l’amministrazione Serra, fu conclusa positivamente sulla scorta delle leggi speciali, dei benefici fiscali previsti per tali beni e in relazioni dei finanziamenti pubblici già intervenuti.

La legge 1089 infatti prevedeva che il Ministero o altro Ente pubblico territoriale aveva la facoltà di acquistare i beni culturali alienati a titolo oneroso al medesimo prezzo stabilito nell’atto di alienazione o al medesimo valore attribuito nell’atto di conferimento.

La facoltà di prelazione seguì la procedura prevista dalla legge con lo Stato, attraverso la Soprintendenza.

Con la caduta  dell’amministrazione Serra la pratica si bloccò.

Un alto e attento magistrato del Cilento, durante un confronto culturale sulla situazione territoriale mi  chiese di organizzare un convegno sul tema “quale giustizia per lo sviluppo del Cilento?”.  Gli risposi: “Consigliere, si è guardato intorno? Con quale cultura è possibile intavolare un confronto disinteressato?”.

Il tema è quanto mai attuale! Gli esempi sul territorio annebbiano la vista e la mente! Vi è chi opera e lavora senza ostacoli e chi invece li trova seminati, come chiodi, lungo il percorso.

La nebbia si fa più intensa quando le azioni violente si somigliano sempre più ovunque nella società organizzata e non.

Maria Spira e Umberto Costa non esistono più. Con la loro morte si sono rasserenate tante  anime assetate  e “in pena”.  La Pizzeria “U Sur’cin”  però  è sempre più presente sotto la Torre, dove la volle la famiglia Mainenti, come monito per tutti e sempre con la stessa finalità: quella di “scacciare” i cattivi pensieri di coloro che hanno in mente “il chiodo fisso” di stravolgere la cultura storica del vecchio nucleo di Agropoli.

L’interesse pubblico non può essere mescolato a quello privato e quello privato non può condizionare l’interesse pubblico.

La legge e il diritto non sono strumenti personali  d’uso o  di persecuzione, ma fonti e valori di giustizia per lo sviluppo civile di tutta la comunità.

Pagina dedicata ai figli per volontà della madre, perché la tradizione della pizza continui in quel locale sotto la Torre, donato a Maria Spira dalla famiglia dell’avvocato Tommaso Mainenti con lo scopo di continuare a mantenere un filone culturale di tutela e salvaguardia del centro Storico.

Il sindaco pescatore, a Salerno i casting per la fiction Rai sulla storia di Angelo Vassallo

VassalloSergio Castellitto nel ruolo del primo cittadino di Pollica assassinato nel 2010. Il 7 e l’8 maggio la scelta delle comparse. «Si avvera il mio sogno» spiega Dario, il fratello del sindaco ucciso con nove colpi di pistola. Lo sceneggiato andrà in onda in prima serata su Rai Uno

Diverrà presto realtà il film dedicato ad Angelo Vassallo, il sindaco pescatore di Pollica. Il 7 e l’8 maggio all’hotel Mediterranea, a Salerno, si svolgeranno i primi casting, a numero chiuso. Ulteriori casting, invece aperti a tutti, si svolgeranno a metà maggio tra Acciaroli e Pollica, per ruoli minori e comparse. Dopo le selezioni, il prossimo mese di giugno, la troupe inizierà a girare le scene della fiction, che andrà in onda in prima serata su Rai Uno.

A darne notizia è il quotidiano «la Repubblica» di Napoli.

Direttore responsabile:
Giuseppe Maniaci

Editore:
Associazione «Trasparenza & Legalità»

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