Archivio aprile 2014

Battipaglia, la relazione del Ministro degli Interni sullo scioglimento del Consiglio

Dossier-choc sulle infiltrazioni dei clan a Palazzo di Città: appalti e servizi a boss e amici. Il ruolo dei consiglieri e dei burocrati in combutta con la criminalità organizzata locale

Municipio_BattipagliaBattipaglia. L’attesa è finita nella tarda serata di lunedì. Quando, dopo ben 24 giorni dal comunicato della Presidenza del Consiglio dei Ministri con cui il Comune è stato sciolto per gravi ingerenze della criminalità organizzata, è stato pubblicato il decreto e le relazioni allegate. Ecco il testo integrale del dossier del ministro Alfano che, insieme a quello della Prefettura di Salerno, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

Al Presidente della Repubblica

«Nel comune di Battipaglia (Salerno) sono state riscontrate forme di ingerenza da parte della criminalita’ organizzata che hanno compromesso la libera determinazione e l’imparzialita’ degli organi eletti nelle consultazioni amministrative del 6 e 7 giugno 2009, nonche’ il buon andamento dell’amministrazione ed il funzionamento dei servizi. Nel mese di maggio del 2013, all’esito di un’operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Salerno, e’ stata data esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti di 17 persone dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Salerno. Tra le persone tratte in arresto figurano il sindaco del comune di Battipaglia, un consigliere comunale e quattro funzionari dei settori tecnici del comune. Ai destinatari della misura sono stati contestati, tra gli altri, i reati di abuso d’ufficio e turbata liberta’ degli incanti. In relazione a tali vicende il prefetto di Salerno, con decreto del 28 maggio 2013, successivamente prorogato, ha disposto l’accesso presso il suddetto comune ai sensi dell’art. 1, comma 4, del decreto legge n. 629/1982, per gli accertamenti di rito. A seguito delle dimissioni dalla carica rassegnate dalla maggioranza dei consiglieri, con decreto del Presidente della Repubblica in data 19 giugno 2013, il consiglio comunale di Battipaglia e’ stato sciolto ai sensi dell’art. 141, comma 1, lett. b), n. 3 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, con la conseguente nomina di un commissario straordinario per la provvisoria gestione dell’amministrazione. Nello scorso mese di dicembre, a conclusione delle suddette indagini, il pubblico ministero ha chiesto il rinvio a giudizio del primo cittadino, dell’ex assessore ai lavori pubblici, del dirigente e di alcuni funzionari dell’ufficio tecnico oltreche’ di esponenti della locale criminalita’ organizzata per una serie di reati, tra i quali abuso d’ufficio, turbata liberta’ degli incanti, falso ideologico commesso da pubblico ufficiale e corruzione. Al termine dell’accesso ispettivo il prefetto di Salerno, su conforme parere espresso nelle sedute del 3 e 12 dicembre 2013 dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, integrato con la partecipazione del Procuratore generale presso la Corte d’Appello, del procuratore della Repubblica f.f., responsabile della Direzione distrettuale antimafia e del Sostituto procuratore della Repubblica, ha redatto l’allegata relazione in data 9 gennaio 2014, che costituisce parte integrante della presente proposta. Con la citata relazione il prefetto di Salerno da’ atto della sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti ed indiretti degli amministratori locali con la criminalita’ organizzata di tipo mafioso e su forme di condizionamento degli stessi, riscontrando, pertanto, i presupposti per l’applicazione della misura prevista dall’art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. I lavori svolti dalla commissione d’indagine hanno preso in esame, oltre alla generale gestione dell’amministrazione comunale, la cornice criminale ed il locale contesto ambientale, con particolare riguardo ai rapporti tra gli amministratori e le locali cosche, ed hanno evidenziato come l’uso distorto della cosa pubblica si sia concretizzato, nel tempo, nel favorire soggetti o imprese collegati direttamente od indirettamente ad ambienti malavitosi, per l’esistenza di una fitta ed intricata rete di amicizie e frequentazioni, che lega alcuni amministratori ad esponenti delle locali consorterie criminali o a soggetti ad esse contigui. Il comune di Battipaglia, terzo centro della provincia di Salerno per dimensioni demografiche e importante polo agricolo e industriale, e’ ricompreso in un ambito territoriale caratterizzato dalla radicata e pervasiva presenza di locali organizzazioni criminali, con un ampio raggio di azione che si estende anche ad altri comuni della provincia. La citata operazione di polizia giudiziaria ha posto in rilievo i consolidati collegamenti tra la criminalita’ organizzata ed i vertici dell’amministrazione comunale che hanno prodotto uno sviamento dell’intera attivita’ amministrativa dell’ente in funzione degli interessi e delle regole di ambienti controindicati. L’organo ispettivo, avvalendosi anche delle risultanze dell’attivita’ investigativa svolta su delega della locale Direzione distrettuale antimafia, ha evidenziato la sussistenza di circostanziate e oggettive forme di condizionamento nei confronti dell’amministrazione comunale da parte delle consorterie criminali gravitanti sul territorio. Molte delle attivita’ svolte nei vari settori dell’amministrazione locale si sono rivelate non in linea con i principi di trasparenza e buon andamento che devono connotare l’azione amministrativa ed, inoltre, l’estrema confusione negli uffici riscontrata in sede di accesso si e’ rivelata utile per mascherare una gestione svincolata dal rispetto delle disposizioni di legge e di quelle regolamentari. Piu’ in particolare l’esame dei diversi procedimenti amministrativi ha posto in rilievo violazioni di legge, istruttorie avviate e poi interrotte senza puntuale motivazione, procedimenti svolti da dirigenti non competenti “ratione materiae”, condotte anomale finalizzate a favorire gli interessi di soggetti riconducibili alla locale criminalita’ organizzata. La commissione d’indagine, nel porre in rilievo il pieno coinvolgimento, nei fatti evidenziati, dell’apparato politico e di componenti dell’apparato burocratico, ha rappresentato l’estrema facilita’ con cui esponenti della malavita siano riusciti ad interferire con la struttura comunale e come le diverse procedure, in particolare nel settore tecnico, abbiano subito un consequenziale condizionamento. Tale modus operandi, sebbene abbia avuto origine nel corso di precedenti consiliature, e’ tuttavia proseguito, consolidandosi negli anni successivi; procedure anomale e irregolari hanno interessato gli affidamenti dei lavori pubblici, il settore urbanistico, la gara per l’affidamento del servizio raccolta rifiuti urbani, l’affidamento del servizio rimozione veicoli, le azioni mirate al rilascio degli immobili di proprieta’ del comune abusivamente occupati. Nel settore dei lavori pubblici sono emersi, in relazione alla procedura di appalto per il completamento degli interventi presso la casa comunale, elementi che attestano il penetrante condizionamento della criminalita’ organizzata nei confronti dell’amministrazione comunale. Costituiscono, altresi’, un elemento di concretezza le ripetute illegittimita’ che hanno caratterizzato l’esecuzione di tale contratto atteso che, di fatto, all’esito della procedura di gara in questione, di rilevante importo economico, la ditta affidataria dei lavori ha effettuato delle sostanziali e ripetute cessioni d’appalto, vietate dalla normativa di settore, ad altre societa’ tra le quali e’ presente anche una ditta risultata positiva ai controlli antimafia. Inoltre, per la societa’ che, da ultimo, ha realizzato gli interventi non erano state richieste le prescritte informazioni antimafia ne’ la stessa era in possesso dei requisiti SOA, attestanti la capacita’ economica e tecnica dell’impresa ad eseguire appalti pubblici. Anche quest’ultima societa’ ha, a sua volta, ceduto parte dei lavori in subappalto. L’organo ispettivo rappresenta che il presidente della commissione di gara per l’affidamento dei menzionati lavori e’ stato destinatario della citata ordinanza cautelare. Gli accertamenti svolti dall’autorita’ giudiziaria hanno evidenziato l’importante ruolo svolto nell’intera procedura da un intermediario, contiguo ad ambienti controindicati, avente rapporti anche con societa’ operanti nel settore degli appalti pubblici raggiunte da interdittive antimafia, di cui una di proprieta’ di uno stretto familiare. Ulteriore emblematico ed univoco elemento e’ rappresentato dalla circostanza che lo stesso, anche in occasione dell’esecuzione di altre opere affidate dal comune, concordava con il sindaco e con i responsabili degli uffici dettagli e modalita’ anche economiche dei lavori assegnati. L’insieme degli atti esaminati ha posto in evidenza come gli amministratori ed i vertici burocratici dell’ente locale non abbiano adottato, in quel contesto ambientale notoriamente caratterizzato da un’elevata presenza di esponenti della criminalita’ organizzata, l’idonea e dovuta attivita’ di vigilanza e controllo; tale circostanza ha permesso a soggetti e ditte vicini alla criminalita’ organizzata di ottenere l’affidamento di lavori o servizi pubblici che hanno impegnato, per importi consistenti, le risorse finanziarie del comune. Ulteriori elementi che attestano una conduzione dell’ente disinvolta e finalizzata a favorire ambienti controindicati sono rinvenibili nella complessiva procedura concernente la gestione del ciclo dei rifiuti urbani, per la quale l’amministrazione comunale si e’ avvalsa di una societa’ partecipata il cui presidente ed amministratore unico e’ strettamente legato, per rapporti parentali, ad un esponente delle locali organizzazioni camorristiche. Su quest’ultimo gravano, altresi’, numerosi precedenti penali tra cui quello di scambio elettorale politico-mafioso. L’analisi svolta dall’organo ispettivo ha evidenziato che la gestione di tale societa’ e’ disciplinata da un regolamento, approvato con delibera di giunta nel 2010, che attribuisce poteri di controllo in capo ad organi esterni o politici, in difformita’ da quanto previsto dal decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. La societa’ in argomento, con gara pubblica, ha affidato ad una cooperativa avente sede in altra provincia il servizio di spazzamento che avrebbe dovuto svolgere in proprio, eludendo le disposizioni dell’art. 33 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, il quale prevede il divieto per una societa’ affidataria di servizio di assumere le funzioni di centrale di committenza. L’attitudine dell’ente ad agire in violazione dei principi di buon andamento emerge, altresi’, dall’analisi delle clausole contenute nel bando di gara che prevedevano limitazioni dei soggetti partecipanti non derivanti da alcun obbligo di legge. Ulteriore elemento che attesta il complicato intreccio di cointeressenze tra vertici dell’amministrazione comunale ed esponenti della criminalita’ organizzata e’ rappresentato dalla circostanza che ad effettuare il servizio di spazzamento per conto della cooperativa sono risultati, nella quasi totalita’ dei casi esaminati, soggetti non soci della stessa, peraltro tutti residenti in Battipaglia, in aperto contrasto con le finalita’ della cooperativa che avrebbe dovuto garantire il lavoro ai propri iscritti. Le indagini ispettive hanno evidenziato che sul territorio di Battipaglia il vero gestore dei servizi affidati alla citata cooperativa e’ un soggetto pluripregiudicato affiliato ad una temibile organizzazione criminale e che le assunzioni di personale presso la menzionata cooperativa, di fatto, venivano decise direttamente dal sindaco. Cio’ attesta la sussistenza di cointeressenze tra criminalita’ organizzata e vertici dell’ente locale, con il conseguente sviamento dell’attivita’ amministrativa. Significative irregolarita’ hanno caratterizzato anche l’affidamento del servizio rimozione veicoli sequestrati per violazione delle norme del codice della strada affidato, sin dal 2006 e successivamente prorogato fino al termine del 2012, ad una societa’ avente sede in Battipaglia. Nel 2013, a seguito di’ una gara che e’ andata deserta, il servizio e’ stato ulteriormente prorogato per tutto l’anno, sulla base dell’inesistenza sul territorio di altre ditte idonee a svolgere l’incarico. L’ulteriore proroga e’ stata disposta in contrasto con le vigenti disposizioni che prevedono di ricorrere a tale strumento per il solo tempo necessario per la stipula di nuovi contratti conseguenti a gara pubblica e, comunque, per un periodo non superiore a sei mesi. La relazione del prefetto rivela sintomaticamente come, anche in questo caso, i titolari della societa’ affidataria del servizio siano soggetti riconducibili alla locale consorteria criminale. Aspetti significativi di un generale contesto di illegalita’ e favoritismo nei confronti di’ elementi direttamente o indirettamente legati alla criminalita’ organizzata sono emersi nel settore edilizio-urbanistico che presenta gravi carenze sotto il profilo della disciplina e della vigilanza. E’ stato, infatti, verificato dalla commissione d’indagine come, pur in presenza di dati preoccupanti relativi al fenomeno dell’abusivismo, l’attivita’ di contrasto e repressione da parte dell’amministrazione comunale si sia rivelata assolutamente inadeguata per qualita’ e quantita’, atteso che l’accertamento delle violazioni e’ stato sostanzialmente nullo. La rilevanza numerica delle situazioni di abusivismo denota una condizione di tolleranza dell’amministrazione che si e’ tradotta in un vantaggio per i soggetti legati alla locale criminalita’. La relazione redatta dalla commissione d’indagine si e’ soffermata, in particolare, sugli abusi commessi da un’azienda faunistico-venatoria, che si estende su una vasta superficie di centinaia di ettari. In relazione a tale vicenda, infatti, gli uffici comunali, sebbene abbiano prodotto una serie di formali atti di diniego, prolungati nel tempo, non hanno mai posto in essere una consequenziale attivita’ repressiva ma, anzi, hanno avviato procedure caratterizzate da anomale illegittimita’, artatamente finalizzate a non eseguire le demolizioni dei manufatti abusivi realizzati dalla suddetta azienda. L’amministratore della societa’ in argomento, come emerso dalle indagini, e’ riconducibile, per vincoli familiari, ad un pluripregiudicato, noto esponente della locale organizzazione criminale gia’ latitante, ritenuto estremamente pericoloso. Elementi concreti che attestano il condizionamento dell’attivita’ amministrativa si rinvengono anche nell’attivita’ relativa al settore urbanistico. L’amministrazione comunale, nel corso del 2009, ha costituito un gruppo di lavoro interno, non previsto da alcuna normativa e composto da consiglieri comunali, con il fine di emanare indirizzi che avrebbero dovuto poi ispirare il futuro Piano urbanistico; veniva a tal fine individuata nella fascia costiera la zona di massima riqualificazione infrastrutturale ed economica sulla quale realizzare un vero e proprio borgo turistico-marinaro. L’iter finalizzato alla redazione dello strumento urbanistico, il cui responsabile e’ stato destinatario della citata ordinanza di custodia cautelare, e’ stato caratterizzato da ripetute illegittimita’ e violazioni della normativa di settore, sia per quanto attiene alle modalita’ di conferimento degli incarichi di consulenza tecnico-giuridica, sia per quanto attiene alle relative forme di pubblicita’. Il Prefetto evidenzia come l’intero progetto del comparto turistico sia stato, in realta’, delineato sulle proprieta’ della menzionata azienda faunistico-venatoria, sottoposte anche a vincoli paesaggistici che, per effetto della nuova pianificazione, si sarebbero trasformate in terreni edificabili con una conseguente e rilevante plusvalenza economica. Emblematica risulta essere, a tal riguardo, la circostanza che l’architetto individuato dal comune, sulla base di anomale procedure, quale consulente esperto per la riqualificazione dell’area abbia, in passato, lavorato per conto della citata azienda agricola oltre ad essere stato, in precedenti consiliature, assessore all’urbanistica e presidente della commissione edilizia del comune di Battipaglia. Analoghe illegittimita’ hanno caratterizzato le procedure concernenti gli interventi disposti su talune circoscritte aree della zona industriale destinate ad acquisire un considerevole incremento di valore sulla base di quanto previsto dal relativo Piano urbanistico attuativo. Anche in questo caso, dalle condotte poste in essere dall’amministrazione, sono scaturiti indubbi vantaggi in favore di soggetti gravati da numerosi pregiudizi penali, riconducibili alla locale criminalita’ organizzata, uno dei quali con precedenti penali per reati associativi. Univoci elementi che attestano significativamente la pervicace volonta’ della compagine politica di non assumere una chiara e determinata presa di distanza da ambienti controindicati ed offrire un segnale concreto di cambiamento si rinvengono nella complessa procedura che ha interessato le occupazioni abusive di immobili di proprieta’ del comune. Nel 2009, il dirigente delle politiche sociali aveva avviato un’attivita’ mirata alla regolarizzazione delle situazioni alloggiative attraverso la formazione di graduatorie pubbliche. Nello stesso periodo, tuttavia, veniva disposto un nuovo assetto della struttura amministrativa con il trasferimento all’ufficio tecnico delle competenze in materia, circostanza che, di fatto, vanificava l’attivita’ di riorganizzazione avviata dal citato dirigente. Nel corso del 2012, a seguito delle pressioni esercitate dagli aspiranti assegnatari dei nuovi alloggi realizzati dall’ente, la questione dello sgombero degli alloggi abusivamente occupati e’ stata portata anche all’attenzione del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, per definire le misure da adottare per lo sgombero dei locali e per assicurare il supporto della forza pubblica. Pur tuttavia, solo l’intervento del commissario straordinario, l’anno successivo, portera’ alla definitiva liberazione degli immobili. E’ sintomatico, nella vicenda, l’intervento del sindaco il quale, a pochi giorni dalla data fissata per il rilascio degli alloggi, dopo la citata riunione del comitato, ha chiesto al prefetto di Salerno di sospendere le concordate operazioni. La relazione del prefetto, nel porre in rilievo che tra gli occupanti abusivi che maggiormente hanno opposto resistenza al rilascio degli alloggi vi erano esponenti del clan camorristico egemone, evidenzia l’ambigua posizione assunta da un consigliere comunale, padre di un pregiudicato, ritenuto figura emergente all’interno di un gruppo criminale organizzato. Il citato amministratore ha, infatti, svolto il ruolo di referente politico degli occupanti abusivi ed ha posto in essere, in piu’ occasioni, ripetuti e decisivi interventi in favore degli occupanti senza titolo. La vicenda evidenzia, nel suo complesso, la condotta dell’amministrazione comunale che ha tollerato o comunque non ha contrastato, nel tempo, una accertata condizione di diffusa illegalita’. Infatti, le attivita’ formalmente volte al ripristino della legalita’, ma di fatto dilatorie, si sono risolte in favore di soggetti appartenenti alla criminalita’ organizzata. L’insieme dei suesposti elementi attesta la sussistenza di forme di condizionamento che hanno inciso nel procedimento di formazione della volonta’ degli organi comunali, con la compromissione del buon andamento e l’imparzialita’ di quell’amministrazione comunale ed una conseguente deviazione nella conduzione di settori cruciali nella gestione dell’ente. L’adozione del provvedimento di rigore, disposto ai sensi dell’art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, puo’ intervenire, come precisato dalla giurisprudenza amministrativa, anche prima che si determinino i presupposti per il procedimento penale o anche ai soli fini di prevenzione. Sebbene il processo di ripristino della legalita’ nell’attivita’ del comune sia gia’ iniziato da alcuni mesi attraverso la gestione provvisoria dell’ente affidata al commissario straordinario, ai sensi dell’art. 141 del citato decreto legislativo n. 267/2000, in considerazione dei fatti suesposti e per garantire il completo affrancamento dalle influenze della criminalita’, si ritiene, comunque, necessaria la nomina della commissione straordinaria di cui all’art. 144 dello stesso decreto legislativo, anche per scongiurare il pericolo che la capacita’ pervasiva delle organizzazioni criminali possa di nuovo esprimersi in occasione delle prossime consultazioni amministrative. L’arco temporale piu’ lungo previsto dalla vigente normativa per la gestione straordinaria consente anche l’avvio di iniziative e di interventi programmatori che, piu’ incisivamente, favoriscono il risanamento dell’ente. Rilevato che, per le caratteristiche che lo configurano, il provvedimento dissolutorio previsto dall’art. 143 del decreto legislativo citato puo’ intervenire finanche quando sia stato gia’ disposto provvedimento per altra causa, differenziandosene per funzioni ed effetti, si propone l’adozione della misura di rigore nei confronti del comune di Battipaglia (Salerno), con conseguente affidamento della gestione dell’ente locale ad una commissione straordinaria cui, in virtu’ dei successivi articoli 144 e 145, sono attribuite specifiche competenze e metodologie di intervento finalizzate a garantire, nel tempo, la rispondenza dell’azione amministrativa ai principi di legalita’ ed al recupero delle esigenze della collettivita’. In relazione alla presenza ed all’estensione dell’influenza criminale, si rende necessario determinare la durata della gestione commissariale in diciotto mesi».
Roma, 28 marzo 2014 Il Ministro dell’interno: Alfano.

Nocera, Giovanni Citarella resta ai domiciliari

Inchiesta «Nuceria». Il Tribunale del Riesame respinge l’istanza di revoca della misura cautelare. Intanto la Procura vuole il giudizio immediato anche per il fratello Christian ed il cognato Faiella

citarellaIl Tribunale del Riesame di Salerno ha rigettato l’istanza di revoca della misura cautelare ai domiciliari presentata dal legale di Giovanni Citarella. L’ex patron della Nocerina Calcio accusato di associazione per delinquere finalizzata all’emissione di fatture false e al trasferimento fraudolento di valori.

La notizia viene riportata dal sito internet de “la Città”. Citarella era stato arrestato dalla Guardia di Finanza lo scorso 9 gennaio nell’ambito dell’inchiesta «Nuceria», insieme al fratello Christian e ad Alfonso Faiella.

Il suo legale, l’avvocato Michele Sarno, ha annunciato la presentazione di un ricorso per Cassazione. Per il pm Roberto Lenza della Procura di Nocera, Giovanni Citarella, grazie a società cartiere, tra cui molte sconosciute al fisco, ha creato un sistema di sovrafatturazione per avere fondi neri con cui pagare anche i giocatori della squadra di calcio della Nocerina tra il 2008 e il 2012.

Nell’inchiesta sono indagate 136 persone. A inizio aprile la Procura aveva chiesto il giudizio immediato per Giovanni e Christian Citarella insieme ad Alfonso Faiella, stralciando le loro posizioni (ritenute apicali) da quelle del resto degli indagati. I tre (che furono gli unici destinatari di misure cautelari) ora rischiano quindi un processo saltando l’udienza preliminare.

Castel San Giorgio, il 3 maggio dibattito su «città intelligente»

La sfida green: incontro in villa Calvanese alle ore 17

paese in reteCastel San Giorgio. «Smart city» (dall’inglese città intelligente) è il titolo dell’iniziativa che si terrà in villa Calvanese il prossimo 3 maggio alle ore 17. Smart city, in urbanistica e ingegneria, è un insieme di strategie di pianificazione urbanistica tese all’ottimizzazione e all’innovazione dei servizi pubblici così da mettere in relazione le infrastrutture materiali delle città «con il capitale umano, intellettuale e sociale di chi le abita» grazie all’impiego diffuso delle nuove tecnologie della comunicazione, della mobilità, dell’ambiente e dell’efficienza energetica, al fine di migliorare la qualità della vita e soddisfare le esigenze di cittadini, imprese e istituzioni.

Al dibattito organizzato dal gruppo l’alternativa prenderanno parte anche Massimo Adinolfi, docente universitario di Cassino; Donato Pica, Consigliere Regione Campania; Osvaldo Cammarota, BRI sviluppo territoriale; Anna Petrone, Consigliere Regione Campania e Andrea Cozzolino, europarlamentare Pd.

Salerno, slitta a maggio la nomina del nuovo procuratore

La scelta spetta al plenum del Csm. Restano in corsa solo Lembo e Primicerio

Palazzo di giustizia - SalernoSalerno. Slitta a maggio la nomina del nuovo procuratore capo che dovrà prendere il posto lasciato vacante da Franco Roberti (divenuto Procuratore nazionale Antimafia lo scorso agosto). In un articolo comparso sul Corriere del Mezzogiorno, a firma di Angela Cappetta, si legge che il Consiglio Superiore della Magistratura avrebbe dovuto decidere entro la fine di questo mese ma ha rinviato i lavori di qualche settimana.

La rosa su cui dovrà ricadere la scelta intanto si è ridotta a due magistrati, entrambi salernitani: Corrado Lembo e Leonida Primicerio. Il primo è l’attuale capo della procura di Santa Maria Caputa Vetere, ultimamente al centro di un “caso” giornalistico per la presenza del figlio nella segreteria provinciale Pd (partito sul cui tesseramento è aperta un’inchiesta della procura salernitana). Il secondo invece è componente della Direzione nazionale Antimafia, già sostituto della procura generale a Salerno.

Festa della Liberazione: 69 anni fa il riscatto dell’Italia

Una ricorrenza importante per chi non ha rinunciato a difendere la Costituzione

l'Unità-sul-25-aprile-liberazione-dItaliaLa mattina del 25 aprile 1945 a Milano, Sandro Pertini annuncia alla radio l’insurrezione generale: “Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire”, il Comitato di Liberazione nazionale per l’Alta Italia ordina ai partigiani e ai gruppi di resistenza di passare all’attacco e agli operai di occupare le fabbriche.

Tra le numerose iniziative che anche quest’anno si svolgono in occasione delle celebrazioni della festa nazionale del 25 aprile, è da segnalare la proiezione in 70 sale italiane del film restaurato “Roma città aperta” di Rossellini girato nel 1945, la pellicola simbolo della Resistenza e di una nuova Italia anticipa il 70°anniversario della liberazione di Roma avvenuta il 4 giugno 1944.

Direttore responsabile:
Giuseppe Maniaci

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