Archivio ottobre 2014

Serre, ancora difficoltà per il piccolo Christian. È la volta della scuola

Il bambino è affetto da atrofia muscolare spinale che gli impedisce l’uso della gambe e delle braccia

christian bambino Siena SMALa scuola non è solo quel luogo in cui si formano le grandi menti del domani, ma costituisce anche quel centro di relazioni sociali in cui i bambini, fin dalla tenera età, imparano a conoscersi, rispettarsi e relazionarsi gli uni con gli altri.

Tuttavia, quando il destino vuole giocare un brutto scherzo, le istituzioni pubbliche che hanno il compito di tutelarci sotto ogni aspetto, non sempre accorrono in sostegno dei cittadini, anzi, spesso soffocano le speranze di una vita normale con la burocrazia, la prassi, i tagli e la spending review sicché anche ciò che appare superfluo, un diritto inalienabile, si trasforma in un calvario inaccessibile.

È ciò che accade a Pasquale Quagliano, il papà del piccolo Christian, il quale ha evidentemente “frainteso” il diritto Costituzionale di istruzione ed aggregazione sociale. Come abbiamo già scritto, il bambino è affetto da Atrofia Muscolare Spinale di Tipo 1, la più grave, che gli impedisce l’uso delle braccia e delle gambe. Ma al di là di questa difficoltà, le sue capacità cognitive sono equivalenti ad un bambino normodotato come attesta la relazione medica che i genitori di Christian hanno portato a Febbraio all’Istituto comprensivo G. Gonzaga di Serre, affinché anche lui, come tutti i bambini, potesse frequentare la scuola e saziare la sua sete di curiosità.

Per questa ragione i genitori hanno deciso di iscriverlo al primo anno di Scuola dell’Infanzia, facendo richiesta al Provveditorato di Salerno di tutte le informazioni necessarie per ottenere un insegnante di sostegno che potesse seguirlo da vicino nel suo percorso e che gli potesse garantire assistenza domiciliare nei periodi invernali, poiché date le sue precarie condizioni di salute, anche un banale raffreddore gli può risultare fatale.

Al dì la delle difficoltà di comunicazione col Provveditorato, la situazione è degenerata a seguito dei rapporti intercorsi col Dirigente Scolastico di Serre, al quale erano stati invitati a rivolgersi i genitori di Christian.

Inizialmente la strada sembrava in discesa e la scuola aveva fatto carpire una certa disponibilità nell’andare incontro alle esigenze dei genitori. Tuttavia, dopo qualche giorno, si paventano le prime frizioni burocratiche: l’Istituto, infatti, avrebbe risposto che non essendo scuola dell’obbligo e non avendo una frequenza scolastica, Christian non ha diritto al sostegno domiciliare. Un’ingiustizia alla quale i genitori non sono rimasti inermi, ribadendo che altri bambini, affetti dalla stessa malattia e che versano nelle stesse condizioni di Christian, usufruiscono di questo servizio, come confermato dalla Coordinatrice del Sostegno di San Benedetto del Tronto con la quale Pasquale e Nadia si sono messi in contatto.

D’altronde, la stessa legge 104/92 all’art. 12 chiarisce che “è garantito il diritto all’educazione e all’istruzione della persona handicappata nelle sezioni di scuola materna” distinguendola volutamente da quella elementare proprio perché tra le finalità indicate nell’art. 1 della stessa ritroviamo la volontà della Repubblica di garantire il rispetto della dignità umana ed i diritti di libertà ed autonomia della persona diversamente abile, promuovendone la piena integrazione nella famiglia, nella scuola, nel lavoro e nella società cercando, di fatto, di rimuovere tutte le condizioni invalidanti che impediscono il pieno sviluppo della persona umana allo scopo di renderlo autonomo ed inserito nella collettività.

Al di la delle chiare direttrici legislative, gli stessi genitori hanno sottoposto all’attenzione del Dirigente Scolastico che il Vademecum sul  servizio di istruzione domiciliare ha efficacia anche nei confronti di Christian, sebbene il bambino non frequenti per ragioni oggettive, indipendentemente dall’iscrizione alla scuola dell’obbligo laddove in premessa dello stesso, tra gli ambiti di intervento, è chiarito che “il servizio di istruzione domiciliare può essere erogato nei confronti di alunni, iscritti a scuole di ogni ordine e grado, i quali, già ospedalizzati a causa di gravi patologie, siano sottoposti a terapie domiciliari che impediscono la frequenza della scuola per un periodo di tempo non inferiore a 30 giorni”, mentre tra gli aspetti amministrativi si rileva che “Il servizio didattico offerto si presenta come parte integrante del processo terapeutico e non risponde solo ad un diritto costituzionalmente garantito; esso contribuisce, infatti, al mantenimento e al recupero psicofisico degli alunni, tenendo il più possibile vivo il tessuto di rapporti dell’alunno stesso con il suo mondo scolastico ed il sistema di relazioni sociali ed amicali da esso derivanti.”

A quel punto, spiazzato dall’evidenza dei fatti e dalle ragioni di due genitori determinati, il Preside non ha potuto far altro che imputare il problema all’indisponibilità di Napoli a finanziare questi interventi di sostegno domiciliare. Al di la del chiedersi se il Dirigente abbia concretamente avviato una richiesta finanziaria per un progetto del genere al capoluogo campano e ne abbia avuto risposta, ci domandiamo come si possa pensare che il diritto all’istruzione ed all’integrazione di un bambino diversamente abile, non sia una questione prioritaria in un Paese civile e democratico. La risposta la lasciamo a voi.

Calcio, Roccella-Agropoli 0-3, Temeraria-Rocchese 0-1

I delfini s’impongono in terra calabrese grazie alle reti di Tiscione, Ragosta e Alfano. Campionato promozione girone d, Picentini battuti da una rete in contropiede

panoramica giocatori agropoli calcioRoccella. Durante la conferenza stampa di presentazione avvenuta in settimana presso l’aula consiliare del Comune di Agropoli, il neo-mister Rigoli aveva chiesto grinta e sacrificio per cercare di invertire la rotta dopo un inizio di campionato deludente. Il neo-allenatore sapeva che di tempo da perdere ce n’era veramente poco e si augurava di vincere già al debutto. I delfini hanno dimostrato di avere ancora grandi motivazioni, anche se l’avversario odierno di certo non era tra i più ostici. L’allenatore siciliano, privo di Giraldi, Landolfi e Castaldi, si affida prevalentemente agli uomini che non si sono espressi al meglio con Pirozzi, con la sola novità di Siano a centrocampo e Capozzoli in attacco. Infatti schiera Maiellaro in porta, Amendola, Panini, Scognamiglio e Ciolli in difesa, Alfano, Berretti e Siano a centrocampo in appoggio al trio delle meraviglie formato da Capozzoli, Tarallo e Tiscione. Da segnalare che finalmente l’under Capozzoli ritorna ad essere schierato nel suo ruolo naturale, quello di collante tra centrocampo e attacco, mentre mister Pirozzi era solito schierarlo in difesa, in un ruolo non suo e sul quale non si esprimeva al meglio. Per quanto riguarda la partita c’è da dire che l’Agropoli è stata padrona del campo per quasi tutti i 90 minuti e, quelle poche volte che il Roccella ha provato a rendersi pericoloso, gli insuperabili Panini e Scognamiglio non si sono lasciati sorprendere. La gara si è messa subito in discesa per l’Agropoli grazie alla rete del solito Tiscione che ha letteralmente stordito i padroni di casa. Dopo la rete del vantaggio i cilentani hanno abbassato un po’ il ritmo ma i calabresi non sono stati bravi ad approfittarne. La gara s’accende nel secondo tempo, quando le squadre sono stanche e sfilacciate e gli animi s’infiammano, a farne le spese è mister Rigoli che viene espulso dall’arbitro. L’Agropoli è priva del proprio condottiero ma riesce a resistere agli attacchi del Roccella e addirittura riesce ad arrotondare il risultato grazie alle reti di Ragosta sul rigore e di Alfano sul finire del match.

Pasquale Migliorino

Temeraria - RoccheseGiffoni sei casali. Test match per la capolista Temeraria contro l’ostica Rocchese che parte a ritmi blandi senza conclusioni da ambo le parti. Prima frazione di gara che si conclude con il risultato ad occhiali causato dal non gioco praticato dai locali e dal non essere scesi proprio in campo degli ospiti. Le uniche occasioni da rete vengono create da mischie su palla inattiva, ma in entrambe le occasioni il centrale difensivo Della Monica le spedisce a lato di molto. E’ troppo poco per parlare di vere occasioni da goal. Da segnalare più del gioco le forti folate di vento che hanno innalzato polveroni simili alle zone adiacenti al Mississipi ed un divertimento tra i presenti caratterizzato da un pallone calciato aldilà del campo con dei ragazzi volenterosi scattati a recuperarlo. Secondo tempo che parte sulla falsa riga del primo, con la Temeraria che cerca il goal che permetterebbe di mantenere la testa della classifica e la Rocchese che continua imperterrita a bloccare la poca fluidità di gioco dei padroni di casa.

Verso la metà della seconda frazione si vedono le uniche due emozioni del match con i picentini che colgono un legno su punizione di Mazzeo e con gli ospiti che si portano in vantaggio in contropiede dopo l’ennesimo pallone perso dal centrale di centrocampo Festa. La gara come si dice in gergo muore lì e non resta che festeggiare ai 50 tifosi ospiti giunti sul posto per seguire la squadra. Analizzando la gara dal punto di vista tecnico ci sono stati innumerevoli errori caratterizzati da “allenatori” o presunti tali che invece di insegnare calcio incitano soltanto a rincorrere avversari (parliamo di altri giochi come guardia e ladri che col calcio non hanno nulla in comune). Difatti la Rocchese facilitata anche da un direttore di gara un pochino leggero è stata aiutata in almeno tre circostanze come il rigore non concesso su Basso nella prima frazione, la mancata espulsione per fallo di reazione nel secondo tempo e diverse mancate ammonizioni per falli un po’ cattivi sui padroni di casa.

La Temeraria dal canto suo ha le colpe di non aver praticato nessuna manovra di gioco, con gli effetti collaterali di una sconfitta arrivata immeritata soltanto ora, ma già ravvisata in precedenza dopo le numerose prestazioni opache cancellate soltanto da vittorie con avversari poco competenti. Per il prosieguo del campionato e delle successive annate si spera che i dirigenti picentini, i quali godono al proprio interno di qualche persona molto competente ma poco vogliosa di mettersi in gioco in prima persona, prendano le redini anche tecniche della rosa, visto e considerato che questa è una categoria di puro divertimento.

San Mango Piemonte non ha bisogno di persone autoconvinte di essere esperti del settore e di “allenatori” senza idee che pensano solo e soltanto all’aspetto fisico dei propri elementi senza ricordare che per giocare a calcio si ha bisogno di piedi buoni e non di corridori, altrimenti si è più facilitati nel cambiare squadra sportiva ed iscriverla ad un campionato regionale di corsa podistica.

Detto questo auguriamo alla Temeraria un buon prosieguo del campionato sperando di vedere in futuro anche qualche sprazzo di gioco.

Giuseppe Rega

Cgil: un milione a Roma. Camusso: «No a Jobs Act». Fischi a Renzi

Corteo contro la riforma del governo. Il segretario del sindacato: «Sì a patrimoniale, articolo 18 non è ideologia»

Cgil in Piazza San Giovanni - 25 ottobre 2014«Si sappia alla Leopolda e a Palazzo Chigi che non deleghiamo a nessuno le politiche del lavoro». Susanna Camusso dal palco della manifestazione Cgil a Roma lancia un messaggio chiaro al governo: no al Jobs Act.  E appena nomina Matteo Renzi si levano fischi da Piazza San Giovanni, dove oltre un milione di persone è arrivato per protestare contro la linea dell’esecutivo sul lavoro. Il segretario risponde così anche alle voci che arrivano da Firenze, dove il finanziere vicino al premier Davide Serra si è detto favorevole a “limitare il diritto di sciopero a lavoratori pubblici” e lancia una stoccata alla kermesse toscana: «Questa non è la passerella di nessuno».

Poi avverte: Renzi «non si illuda che basti chiedere l’ennesima fiducia in Parlamento, ci siamo e ci saremo con la nostra proposta per il lavoro». Quindi, prosegue «continueremo con gli scioperi articolati e anche con lo sciopero generale», perché «non si esce dalla crisi punendo il lavoro e rendendolo più povero». La via da percorrere è quella dei diritti, «che vanno estesi a chi non li ha», inclusa la tutela dell’articolo 18, «che è concreto e non ideologia». Un passo necessario per favorire poi l’occupazione è la patrimoniale: una tassazione della ricchezza «per creare posti di lavoro immediati e qualificati».

Giudizio negativo della Cgil anche sulla riforma della giustizia («Che riforma è se non c’è il falso in bilancio e se non si inizia la lotta alla corruzione?») e sulla legge di stabilità, che «è costruita su qualche bonus e qualche taglio» e che se non cambia verso «crisi e rigore continueranno a tenere il Paese nella stagnazione». Poi, ironicamente, cita le parole che Renzi rivolse a Letta poco prima del suo arrivo a Palazzo Chigi. «Vorremmo dire al presidente del Consiglio: stai sereno noi non vogliamo la Corteo Cgil Roma 25 ott 2014concertazione. Noi vogliamo confronti e contrattazione, risposte e soluzione». Camusso sollecita anche il «cambiamento radicale dei trattati» per «cambiare l’Europa», contesto dove il presidente del consiglio dice «quello che non fa in Italia».

A Roma sfilano lavoratori, studenti e pensionati, con striscioni che raccontano storie di lavoratori in mobilità, in cassa integrazione. ‘Renzi pifferaio’, ‘Pd partito di destra’ si legge su alcuni cartelli. Nella folla anche i lavoratori poligrafici del quotidiano l’Unità. Ad accompagnare il corteo l’immancabile ‘Bella Ciao‘ e ‘Fischia il vento‘. Ci sono anche i ‘Gufi felici‘ in piazza, con tanto di striscione che ironizza su come il premier definisce gli scettici alle sue azioni politiche e il collettivo di immigrati ‘Via dal Campo‘, composto da lavoratori d’origine africana. E tra i partecipanti spunta anche una bara nera con la  scritta bianca ‘Il Jobs Act seppellisce i diritti dei lavoratori’, firmata dalla Fillea-Cgil. Sul palco in piazza San Giovanni, oltre ai Modena City Ramblers, anche una parte dei 182 artisti, tra orchestra e coro, dell’Opera di Roma, licenziati in blocco a partire da gennaio 2015.

Tanti i pullman partiti anche dalla provincia di Salerno.

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Assemblea Anci, De Luca all’attacco della legge Severino

All’ordine del giorno i tagli agli enti locali promossi dal governo Renzi. Ma il sindaco di Salerno chiede appoggio alla sua proposta di modificare la legge che dispone la sospensione degli amministratori dopo una condanna

de-luca-pdRoma. La riunione dell’Anci si è tenuta martedì mattina. L’ufficio di presidenza dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani era stato convocato per discutere dei tagli agli enti locali promossi dal governo Renzi. Gli amministratori hanno redatto un documento molto duro con cui sperano di convincere l’esecutivo a cambiare rotta. Nonostante questo fosse l’unico argomento all’ordine del giorno l’intervento del sindaco di Salerno introduce invece il tema delle regionali campane. Vincenzo De Luca annuncia infatti di aver depositato in ufficio di presidenza un emendamento contro la legge Severino e chiede ai colleghi di appoggiarlo e votarlo.

«Il segnale – scrive Adolfo Pappalardo sul Mattino – che il sindaco teme non tanto una condanna in primo grado, attesa ai primi di dicembre, ma la sospensione prevista. E sarebbe un inciampo imprevedibile, una eventualità solo virtuale, da evitare sulla strada della possibile candidatura a governatore della Campania. È un ostacolo che per Vincenzo De Luca potrebbe materializzarsi con una sentenza di condanna nel processo per peculato che lo vede imputato davanti al tribunale di Salerno per l’affidamento dell’incarico di project manager del termovalorizzatore al suo capo di Gabinetto Alberto Di Lorenzo (il pm ha chiesto tre anni). Se dovesse mettersi male arriverà la condanna. Che non sarà esecutiva. Mentre lo sarà la sospensione ad horas, a quell’eventuale verdetto negativo collegata, che il prefetto potrebbe firmare (vicenda analoga a quella del sindaco De Magistris) come detta la legge Severino. E con quella mazzata se non un addio ai sogni di candidatura alle regionali, certamente strada assai in salita da percorrere per agguantarla. Primarie o non primarie. E allora meglio premunirsi. Meglio trovare il modo di una modifica della norma che eviti la sanzione».

Salerno, al processo Due Torri i carabinieri accusano: «il cartello Citarella gestiva 305 aziende»

Appalti e tangenti alla Provincia. Sentito ieri l’ufficiale del Ros che ha guidato le indagini. Prossima udienza a fine novembre

Tribunale-di-Salerno-tagliatoSalerno. C’erano 305 aziende nell’orbita del “cartello” gestito dai Citarella e da altri cinque capicordata. È quanto ha dichiarato ieri in udienza l’ufficiale del Ros dei Carabinieri Rubino Tomassetti in qualità di teste della Procura. La deposizione dell’investigatore che ha guidato le indagini si inserisce nel processo «Due Torri» che, dopo lo stralcio dei patteggiamenti, vede imputati i restanti tre imprenditori capicordata e due funzionari provinciali. Secondo gli inquirenti che sostengono l’accusa il sodalizio è riuscito ad accaparrarsi il grosso degli appalti banditi dall’ente Provincia negli anni tra il 2005 e il 2008.

L’ufficiale del Ros ha mostrato ai giudici della seconda sezione penale i file excel sequestrati nello studio di Gennaro Citarella, acquisiti da una pen-drive e da un hard-disk che il costruttore nocerino conservava in una cassaforte. In quei documenti gli investigatori hanno trovato la conferma di quanto già emerso in intercettazioni e faldoni di carte recuperate in Provincia.

È il quotidiano “la Città” a riportare un estratto della testimonianza. «Esisteva un sistema di spartizione – ha spiegato l’ufficiale dei carabinieri – secondo il quale i lavori venivano ripartiti tra gli appartenenti al cartello a prescindere da quale fosse stata la ditta vincitrice, alla quale si riconosceva una percentuale dal cinque al tredici percento».

Nel 2005 erano 64 le imprese che facevano parte del cartello, nell’anno successivo 156, tra il 2007 e il 2008 ben 225. Si è calcolato che nel corso degli anni il cartello ha coinvolto, nel complesso, 305 società. Riferibili a quattro capicordata nel 2005, a dieci nel 2006 e a sette nel 2008: Gennaro e Giovanni Citarella, Federico Spinelli, Emanuele Zangari, Giovanni Botta e Luigi Di Sarli. I primi cinque hanno patteggiato. Botta e Di Sarli sono invece ancora a processo insieme ai funzionari provinciali Raffaele Orefice e Franco Pio De Luca.

«Si facevano procedure di somma urgenza anche su lavori già aggiudicati, per farli continuare alle stesse imprese» ha spiegato ieri il teste. Nella prossima udienza, che si terrà a fine novembre, il presidente della Corte Vincenzo Siani si pronuncerà sull’ennesima eccezione sollevata dalle difese degli imputati che chiedono l’esclusione dai mezzi di prova dei file sequestrati dai Carabinieri.

Direttore responsabile:
Giuseppe Maniaci

Editore:
Associazione «Trasparenza & Legalità»

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