Archivio novembre 2014

Calcio, Agropoli – Marcianise 1 a 0

I delfini vincono il derby col minimo scarto grazie a una rete di Tiscione

Agropoli partita GuarigliaDerby d’alta classifica quello andato in scena quest’oggi al “Guariglia” tra le squadre che rappresentano la terza e la quarta forza del campionato. Settimana non tranquillissima per i cilentani dopo l’addio degli under Castaldi e D’ Avella. A questo punto, dato l’esiguo numero di ’96 in rosa, la società deve intervenire sul mercato per rimpiazzarli adeguatamente. Mister Rigoli mette in campo gli undici annunciati alla vigilia schierando il solito 4-3-3 con Maiellaro in porta; Napoli, Cuomo, Scognamiglio V. e Ciolli sono i difensori; Siano, Alfano e Berretti a centrocampo; mentre il solito trio delle meraviglie è composto da Tarallo, Tiscione e Capozzoli. Gli ospiti rispondono con un 4-2-3-1 che permette al Marcianise di creare facilmente superiorità numerica a centrocampo. Da segnalare che l’ex più atteso dell’incontro, Carotenuto, non viene neppure convocato perchè vive già da qualche tempo da separato in casa. I delfini partono bene e si rendono pericolosi sulle fasce prima con Tiscione e poi con Capozzoli. Il Marcianise non ci sta e si rende pericoloso con Campanella ma, proprio nel momento più favorevole per gli ospiti, Tarallo viene atterrato in area e l’arbitro concede il rigore. Lo stesso bomber dei delfini, oggi non in giornata di grazia, lo calcia debolmente e centralmente tra le mani del portiere avversario. La partita non sembra mettersi sui giusti binari per i delfini che, tuttavia, non demordono e riescono a portarsi lo stesso in vantaggio grazie a un gol di uno dei suoi uomini più in forma: Tiscione che al 30′, ben servito da Siano, deposita la palla in rete. Il giocatore, beccato dai propri sostenitori, si lascia andare ad un’esultanza polemica. Dopo il vantaggio l’Agropoli rinuncia a giocare ed escono fuori gli ospiti che mettono ripetutamente i brividi a Maiellaro. Nel secondo tempo è ancora il Marcianise a fare la partita e a colpire anche un palo con Conte (il migliore tra i suoi). L’ Agropoli, data la grande posta in palio, si limita ad agire in contropiede ma non sfrutta due clamorose occasioni che capitano tra i piedi di Tarallo e di Tiscione. Mister Rigoli capisce che la sua squadra è in difficoltà e inserisce Amendola, Ragosta e Giraldi per fronteggiare meglio gli attacchi avversari. Non senza sofferenza e grazie anche a uno strepitoso Maiellaro la partita giunge al termine e, in virtù della contemporanea sconfitta della capolista Torrecuso a Battipaglia, i delfini riducono a 4 punti la distanza che li separa dalla vetta.

Il protocollo d’intesa a tutela dei minori nelle separazioni dei genitori

Gerardo SpiraSabato 25 ottobre a Perugia si è svolto un importante convegno sulla tanta discussa materia dei minori in conseguenza delle separazioni tra genitori. Il tema è di grande attualità per la problematica che ha investito i diritti dei minori e gli effetti che si ripercuotono sulle famiglie e sulla società. L’accanimento della discussione della coppia in lite quasi sempre finisce per trascinare il contenzioso su di un terreno fangoso in cui vengono travolti diritti e ragioni dei figli i quali non vengono mai ascoltati e che invece non vogliono separarsi dai genitori. La discussione, per tanti motivi, tutti inutili al superiore interesse del minore, finisce su di un terreno che non lo riguarda.

Le Istituzioni, magistratura compresa, partecipano alla lite come parti, cercando soluzioni di colpa o di condanna, invece di imporre ad entrambi l’obbligo di fare i genitori, di impegnarsi ad avere uguale cura dei figli e ad agire nel loro unico superiore interesse. Chi inizia la lite, già pensa a riprendersi la propria vita, così si dice, e dimentica quella del figlio. Inizia poi la battaglia per la collocazione e l’affidamento, con due finalità: una di avere tutto per sé il figlio e l’altro di assicurarsi l’appannaggio del mantenimento, che garantisca anche di fare il proprio comodo. Penalizzato è quasi sempre l’altro genitore che per la cultura di genere dilagante nei tribunali Italiani, è il padre, sottoposto a tutte le false iniziative messe in campo e all’uso strumentale del minore. Chi ha iniziato si attiva a mantenere accesa la fiamma della discordia. Chi subisce deve attrezzarsi per imparare a svolgere bene questo ruolo.

Il minore pagherà per tutti. Le statistiche segnano un allarme sociale di grande preoccupazione e i risultati sono nei fenomeni quotidiani delle emarginazioni minorili, del bullismo dilagante e delle reazioni negative agli eventi. Qualche scienza psico-pedagogica è giunta addirittura a considerare la separazione positiva per la maturazione dei minori, ritenendo che la condizione costituisca una molla per attrezzarsi a crescere da solo e conquistare prima degli altri una personalità autonoma. Ma come e con quali risultati? Questi sono nelle statistiche. Ciò che accade in termini positivi e negativi è conseguenza della incapacità delle istituzioni ad affrontare il problema e a predisporre durante la prima fase di discussione un sistema di rete di tutele e protezioni, invalicabili. I servizi socio-sanitari nella quasi totalità in Italia entrano nelle vicende con la cultura della partecipazione a favore dell’uno o dell’altro, non prestando attenzione al minore che non vuole staccarsi da nessuno dei genitori.

La magistratura minorile entra in campo con la forza del potere dispositivo interpretando le ragioni e gli affetti dei due in guerra secondo gli umori della giornata e nella maggior parte dei casi secondo quelli propri di genere.

La magistratura minorile non ha capito che nessun tribunale può decidere nella sfera affettiva del minore. L’avvocatura entra nell’agone della questione guardando al valore dell’affare. Le Istituzioni dei servizi socio-sanitari assumono il caso, assoggettate al magistrato di turno e seguendo le sue indicazioni. Eppure esiste lo strumento che può porre riparo a tutta la problematica e tenere fuori i provocatori del contenzioso.

La soluzione al grande problema è nella legge. La materia dell’assistenza sociale, che comprende quella minorile, propedeutica a qualsiasi passaggio prima del contenzioso davanti alla magistratura, è di esclusiva competenza delle Regioni e degli Enti territoriali.

Con il DPR 616 del 1977 lo Stato, iniziando la riforma costituzionale della separazione dei suoi poteri, ha trasferito alle Regioni ed Enti territoriali le funzioni amministrative in materia di beneficenza e di assistenza sociale.

All’art. 23 lett. C del Decreto Presidenziale è specificato il trasferimento esclusivo anche della materia dei minori. Quindi dal 1977 Regioni, province e comuni potevano appropriarsi della materia e disciplinarla pensando all’organizzazione e alla sua destinazione in un campo in cui già si sentivano le conseguenze del divorzio e delle separazioni di fatto.

Invece gli Enti delegati pensarono di allargare le piante organiche per sistemare persone che senza alcuna formazione professionale venivano destinate a ricoprire posti che invece richiedevano una particolare cultura.

Nel 2001 lo Stato, continuando la corsa del decentramento, con la legge costituzionale n. 3 trasferisce alle Regioni in via esclusiva anche la potestà legislativa nella materia dell’assistenza sociale, che comprendeva quella minorile già attribuita amministrativamente con l’art. 23 del DPR 616.

Regioni, province e comuni sono ancora una volta impegnati ad allargare le piante organiche, a prevedere posti mirati, a predisporre piani fantasiosi di gestione di servizi allo scopo di accaparrarsi risorse e finanziamenti, pensando all’amico, al parente, all’amico e parente di chi aveva il potere di condizionare il sistema.

Cominciano a far capolino i Protocolli, ma guarda caso nella materia degli abusi e dei divieti, e non in quella della prevenzione e della tutela.

Nascono i Protocolli sulle violenze e sugli abusi alle donne e ai minori, ma nessuno pensa ad un Protocollo per tutelare i minori nelle separazioni familiari. Quando l’ho preteso a Roma su di un caso, sia i servizi sociali del Comune che quelli dell’ASL hanno ammesso di non conoscerlo. Conoscevano invece il Protocollo che riguardava la disciplina delle modalità di intervento tra le istituzioni e quindi lo strumento che evitava di azzuffarsi tra di loro.

Non conoscevano il procedimento amministrativo e non sapevano che era obbligatoria la partecipazione delle parti interessate, per legittimare un percorso che sarebbe finito davanti al magistrato.

Eppure in questi servizi esiste una gran folla di funzionari e dipendenti, con qualifiche e livelli diversi, tutti però ben stretti nella catena di Sant’Antonio.

Dopo insistenti discussioni i servizi si sono convinti ad avviare il procedimento, ma con la riserva “tanto saremo noi a decidere alla fine”.

Invece è accaduto che le eccezioni sollevate per vizi ed irregolarità procedurali e sostanziali hanno bloccato il percorso, a garanzia del contraddittorio, prima inesistente, e soprattutto a tutela del minore, che non è stato sottoposto ad un provvedimento vago e generico, di danno e di pregiudizio futuro. Il genitore, padre del minore, è stato più protettivo sia dei servizi che della stessa magistratura, rifiutandosi di dare esecuzione ad una disposizione sbagliata della Corte di Appello.

La Magistratura con tutte le componenti di competenza, di fronte alla decisione del padre del minore, è rimasta a guardare senza decidere e dal 27 dicembre 2013 non sa cosa fare o sta cercando una via di uscita che la salvaguardi dalle responsabilità in cui è incorsa.

Perché parliamo di Protocollo? Il Protocollo è il documento che, richiamando i diritti del minore, fissati in tutte le leggi nazionali e internazionali, disciplina le modalità di comportamenti di una coppia separata per l’unico obiettivo di porre e tenere al centro della discussione il minore e i suoi diritti nella famiglia e nella società.

Il documento di esclusiva competenza amministrativa e legislativa  degli Enti territoriali (Regione, province e Comuni) va sottoscritto da tutti i soggetti operanti: Regione, Comune, ASL, Magistratura e parti in lite. Appare evidente che finisce qui ogni possibilità di lite; finisce qui ogni possibilità di accaparramento del caso; finisce qui tutta la filosofia dei convegni, dei dibattiti e discussioni che hanno tenuto impegnati studiosi e interessi e sprecato risorse e finanziamenti pubblici che invece potevano invece contribuire ad evitare tanti suicidi, di far fallire tanti genitori e di consegnarci una generazione piena di problemi.

Il Protocollo era ed è il binario in cui tutti possono impegnarsi a rendere civili discussioni e liti. I tribunali vanno chiamati a decidere sulle questioni che riguardano economia e patrimonio.

Nessun tribunale può decidere nella sfera affettiva dei minori.

(Dal periodico della Fondazione Sindaco Pescatore “Scanzajuoco” n. 3)

UniSa: la giovane Francesca Bilotti non c’è più

Un tragico incidente ha spezzato la vita della studentessa 23enne

Foto FacebookSalerno. Ormai non c’è più, se n’è andata in cielo la giovane 23 enne, Francesca Bilotti. Questa mattina intorno alle 9 era da poco giunta all’Università degli Studi di Salerno, quando è successo ciò che non dovrebbe mai accadere, un autobus della Sita l’ha investita, niente da fare, purtroppo, la morte l’ha abbracciata di sorpresa non lasciandole via di scampo.

In pochi minuti la notizia ha fatto il giro del Campus e su ogni viso, delle migliaia di persone che ogni mattina si recano nel luogo del Sapere, c’è stato grande dolore: “Non si può morire così” la frase ripetuta maggiormente. Anche sui social network, in particolare su facebook, sono numerose le frasi di amarezza, sul suo profilo continuano ad arrivare messaggi toccanti da parte degli amici, ma anche di coloro che pur non conoscendola vogliano lasciare un proprio pensiero ad una giovane studentessa che, non meritava alla sua giovane età, di lasciare questo mondo. E c’è chi come D.C. scrive: “Noi giovani dovremmo essere immortali, ti ho vista qualche volta, niente di più ma la notizia della tua scomparsa mi trafigge il cuore… Sapere che una giovane e bella ragazza come te non tornerà più a casa….  Avrai 23 anni per sempre…. Questo non è giusto”. Parole di sconforto, che si uniscono in un momento così triste, poteva esserci chiunque al suo post. F.D.F. invece scrive: “Non ti ho mai conosciuta intimamente, ma la notizia di questa tragedia mi ha sconvolta, non si può morire così, a 23 anni, andando all’università, nel frenetico tram tram dei nostri giorni, per un attimo, una distrazione, un destino crudele ed incomprensibile…. Sono scioccata e tremendamente rattristata per quello che ti è successo… Possa tu riposare in pace, ti ricorderò sempre per quella ragazza bellissima e solare che eri… E un pensiero ai tuoi cari e al tuo fidanzato, il mio cuore è con voi. Senza parole davvero ”.

In questi casi, anche chi scrive l’articolo è triste e si interroga sul perchè di una vicenda del genere, il pensiero che una giovane studentessa abbia perso la vita in questo modo, fa davvero male: “Riposa in pace, Francesca”.

Delitto Vassallo, svolta nelle indagini. Damiani è accusato di omicidio volontario

La Procura di Salerno contesta al «brasiliano» l’aggravante del metodo mafioso

Angelo-Vassallo-Acciaroli-funerali-poster-torreOrmai è ufficiale: Bruno Humberto Damiani De Paula è iscritto nel registro degli indagati per l’omicidio del Sindaco Angelo Vassallo. Il «brasiliano» è detenuto in Colombia per traffico di droga. La nuova imputazione, che gli sarebbe stata comunicata con la trasferta degli investigatori salernitani, è aggravata dal metodo mafioso.

La notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati di Damiani – si legge in una nota ANSA – è stata confermata dal legale di fiducia del brasiliano, l’avvocato Michele Sarno. L’avvocato Sarno ha anche ribadito che “il suo assistito si è sempre dichiarato estraneo ai fatti”.

Interrogato dai giudici di Salerno Damiani ha sostenuto la sua completa innocenza e la totale estraneità al fatto. Ha anche detto di non aver mai conosciuto personalmente il primo cittadino ucciso, seppure sapesse della sua esistenza. Con Vassallo mai nessun rapporto personale. Ha pure smentito una circostanza apparsa anche su qualche giornale circa un suo litigio con Vassallo. Ha inoltre chiarito che non sapeva dove abitava il sindaco, ma di averlo appreso solo nel momento in cui i giornali hanno pubblicato la fotografia del luogo del delitto.

Il sostituto procuratore Rosa Volpe, insieme con alcuni investigatori del Ros dei carabinieri, si è recato in Colombia per interrogare Damiani, dopo una complessa procedura durata 10 mesi per ottenere assistenza giudiziaria da parte dell’autorità giudiziaria colombiana. “Ci affidiamo alla magistratura – evidenzia l’avvocato Sarno – e aspettiamo che si facciano tutte le indagini necessarie”.

“Se la magistratura ha fatto questo passo – commenta Dario Vassallo, fratello del sindaco ucciso e presidente della ‘Fondazione Angelo Vassallo’ – vorrà dire che ha delle prove. Noi ci affidiamo alla Procura di Salerno che ha sempre fatto un lavoro costante e meticoloso. A noi, però, interessa anche sapere chi c’è dietro il delitto di mio fratello. Credo che bisogna pensare ad una strategia, ad un disegno più grande e complesso.

Bisogna indagare – sottolinea Dario Vassallo – sulle posizioni di certi personaggi che nel 2010 gravitavano nell’area del Cilento. La droga oltre che venire dal mare poteva venire anche da terra. E non parlo di piccoli quantitativi”.

Calcio, Tiger Brolo – Agropoli 1 a 2

I delfini vincono grazie alle reti di Berretti e Tarallo e riaprono il campionato

Agropoli partita GuarigliaTrasferta insidiosa per i ragazzi di mister Rigoli in una terra, la Sicilia, storicamente ostile ai cilentani che, da quando sono ritornati in serie D, hanno raccolto più delusioni che gioie nell’isola. Il Tiger è una neopromossa che punta ad affermare il fattore campo per conquistare i punti necessari per raggiungere l’obiettivo salvezza. L’ Agropoli si è presentata in terra messinese in emergenza, viste le defezioni che hanno colpito soprattutto il reparto arretrato della formazione cara a patron Cerruti. Nei primi minuti di gara regna la noia, poi sono gli ospiti a farsi preferire e a cercare di guadagnare campo grazie alle accelerazioni di Tiscione, mentre sull’altra fascia l’under Capozzoli spesso ha dovuto abbassarsi di qualche metro per evitare l’inferiorità numerica a centrocampo. Sul finire della prima frazione di gioco si svegliano anche i padroni di casa che ci provano prima con Aloe e poi con Lupo, ma Maiellaro è attento. L’ Agropoli capisce che l’avversario non è irresistibile e che basta alzare un po’ il ritmo del gioco per metterlo in difficoltà, e infatti ad inizio ripresa arriva subito il gol, a portare in vantaggio i suoi è Berretti. Il Tiger Brolo va in confusione e i delfini raddoppiano con Michele Tarallo che, come al solito, riesce a finalizzare al meglio una delle poche occasioni che gli capitano tra i piedi. Il match sembra mettersi in discesa per i cilentani che, ancora una volta, si rilassano pensando di aver il risultato in cassaforte e così ne approfittano i siciliani che, al ’62, riducono le distanze grazie alla rete di Di Senso. L’Agropoli è stanca e ha un centrocampo che non fa più filtro, così mister Rigoli sostituisce uno stremato Tiscione con Giraldi. Il neo-entrato ha il merito di conferire maggiore dinamicità alla squadra che, nonostante qualche sofferenza di troppo, riesce a portare a casa l’intera posta in palio dopo 5 interminabili minuti di recupero. Grazie al pareggio nel big match tra Torrecuso e Akragas la vetta si avvicina, infatti i campani ora sono a + 7, mentre i siciliani hanno solo un punto di vantaggio su un Agropoli che, nonostante la bruciante eliminazione in Coppa Italia avvenuta in settimana, dimostra di credere ancora nella vittoria del campionato.

Direttore responsabile:
Giuseppe Maniaci

Editore:
Associazione «Trasparenza & Legalità»

Segui Trasparenza & Legalità



redazione@trasparenzaelegalita.it

Le immagini raffiguranti loghi e marchi sono di proprietà dei rispettivi titolari.
Trasparenzaelegalita.it è disponibile alla rimozione di essi in ogni tempo. Le foto presenti su Trasparenzaelegalita.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate.