Archivio agosto 2015

San Gregorio Magno: venerdì la presentazione di «Pennelli bruciati»

L’iniziativa è organizzata dall’associazione «Mettiamoci il Cuore»

Presentaz. Pennelli BruciatiSan Gregorio Magno. Si svolgerà venerdì 4 settembre presso l’aula consiliare del comune, alle ore 19:30, la presentazione del libro «Pennelli bruciati» di Maria Policastro l’evento organizzato dall’associazione «Mettiamoci il cuore». L’autrice, originaria della cittadina gregoriana, in questa raccolta di poesie racconta le esperienze che hanno caratterizzato la propria vita. Sin dalle medie, ha sentito l’esigenza di scrivere per poter evadere dalle forti emozioni che la sua condizione di ipovedente le causavano trovando il giusto rifugio tra le parole. Ad introdurre la discussione sarà Gregorio Marino, Presidente dell’associazione «Mettiamoci Il Cuore» a cui seguiranno gli interventi di Cinzia Duca, Responsabile settore cultura dell’associazione; del dott. Sinibaldi Rufolo, Dirigente responsabile pro tempore U.O. medicina del dolore e cure palliative distretto sanitario di Eboli/Buccino; don Roberto Piemonte, Parroco di San Gregorio Magno; Barbara Cussino, funzionario della Provincia di Salerno settore musei e biblioteche; Vito Iuzzolino, Consigliere Comunale di San Gregorio Magno; Onofrio Grippo, Sindaco di San Gregorio Magno; Giovanni Caggiano, Presidente della Comunità Montana Tanagro Alto e Medio Sele; Gerardo Malpede, Consigliere Provinciale ed Angelica Saggese, senatrice Pd. Modererà l’incontro Despina Diakanthos, dell’associazione «Mettiamoci Il Cuore».

In ogni poesia emerge la sensibilità della giovane autrice gregoriana, ma tuttavia la lirica che rappresenta maggiormente la scrittrice è «Ad occhi cechi» che :«oltre a descrivere la mia condizione – come racconta la stessa Maria Policastro – è una metafora per descrivere la mia paura di non riuscire più a vedere oltre quello che i miei “Pennelli bruciati” riescono a dipingere, in essa è racchiusa tutta la mia voglia di provare a resistere al buio che potrebbe avvolgermi se io mollassi, poiché non importa quali siano i colori che dipingono il nostro viaggio su questa terra, ma l’importante è provare sempre e comunque a tracciarne i tratti nella maniera più definita possibile, per cui credo che non dobbiamo mai abbandonarci ai nostri “Timori”, ma dobbiamo sempre provare a spingerci un passo oltre, oltre il brutto momento che si sta vivendo, oltre i ricordi, oltre la gioia, oltre il primo impatto, noi dobbiamo essere i primi a credere che il nostro “effetto alone” in realtà è solo una convinzione da scardinare». La serata proseguirà in piazza municipio con il cant’autore Nicola Paterna, che declamerà una selezione di poesie tratte dal libro e si esibirà nell’interpretazione di alcune canzoni.

Agropoli, proteste dei residenti per i fuochi d’artificio senza orario

Numerosi i casi di probabile disturbo alla quiete pubblica verificatisi dopo la mezzanotte

Agropoli-dal-promontorio-1024x764Agropoli. Sono sempre maggiori le lamentele che arrivano dai residenti della cittadina cilentana costretti, da mesi, a subire fuochi d’artificio, sparati in ogni dove, senza che vi sia una regolamentazione di orari.

Anche il quotidiano “la Città” di oggi ha raccolto alcune testimonianze in tal senso.

Molti residenti vengono svegliati, nottetempo, di soprassalto, perché il festeggiante di turno ha previsto che a fine serata si sparino i fuochi d’artificio.

L’ultimo avvenimento festoso è stato dell’altra sera: per un matrimonio organizzato al castello medievale ci sono stati ben 25 minuti di fuochi pirotecnici, sparati dopo la mezzanotte.

Molti sono i cittadini che, a questo punto, chiedono un intervento delle autorità preposte.

Agropoli, la pizzeria “U Sur’cin” è l’istituzione che ha salvaguardato la cultura del centro storico

Riflessione storico-culturale a cura di Gerardo Spira

Centro storico AgropoliIl 16 agosto è venuta a mancare alla comunità agropolese Maria Spira,  donna di grande onestà e dignità, che ha vissuto ed operato restando ancorata alla cultura propria del centro storico.

Maria Spira è nata in una stanza, sulla porta di Agropoli, in cui è nato Filippo Patella, illustre figura della carboneria rivoluzionaria che dopo le insurrezioni del 1848, fu al seguito di Garibaldi nell’avventura dei mille da Palermo a Napoli.

Maria Spira è vissuta attaccata alla cultura delle porte e dei portoni aperti, educata alla vita e alle sensibilità della comunità che ha condiviso per secoli sacrifici, sentimenti e lavoro.

Le discussioni che riguardavano tutti, nella cultura del vecchio borgo, si svolgevano tra le strette vie in modo aperto e libero, perché il tessuto organizzativo, come costituito, imponeva la regola del buon senso e quella ancora più valida del buon padre di famiglia.

Questa cultura ha tenuto lontano piani e programmi fino agli anni ‘50 e oltre, e questa cultura ha permesso alla comunità del centro storico di crescere e svilupparsi senza condizionamenti sociali o privilegi di casta.

Nel Borgo antico la vita sociale si è sempre svolta come in una grande famiglia allargata. Gli Anziani decidevano e parlavano alle generazioni con l’esempio del lavoro e delle opere.

Il centro storico di Agropoli infatti rappresenta il classico esempio di tessuto strutturale rigorosamente organizzato con una concezione urbanistica vincolata all’equilibrio sociale di vita adeguato a tutte le condizioni…

Questa concezione è stata il collante genetico che ha tenuto unita la comunità con tutte le famiglie, benestanti e non.

Le  famiglie  cosiddette “benestanti” vivevano in mezzo al popolo e decidevano con  esso senza privilegi o rivendicazione di casta.

Tutti rispettosamente insieme nelle decisioni anche nel periodo bellico e postbellico fino agli anni ‘70, quando è cominciata la fuga verso l’emigrazione e il cosiddetto “boom economico” della società industriale che ha travolto la gente nel miraggio dello sviluppo sociale che qualcuno interpretava come “progresso”.

Era già l’epoca in cui il territorio comunale era stato aggredito dalla speculazione edilizia verticale dei grandi palazzi e dalle costruzioni di case, addossate, senza limiti di distanze che hanno portato ad una città senza alcuna definizione politica di sviluppo urbanistico.

In questo periodo si è inserita una cultura “straniera”, sempre la stessa, che con l’illusione del “vagante danaro”  ha condizionato la politica locale.

La frenesia edilizia di quegli anni ha stravolto la cultura della gente ansiosa di possedere un posto con la vista a mare.

In questo periodo gli abitanti del centro storico aprono gli occhi e avvertono il pericolo che avanza  sul vecchio paese, ormai in preda allo svuotamento migratorio.

Ne discutono e pensano ai possibili rimedi contro la dilagante malattia urbanistica che ormai preme intorno alla cinta muraria.

Già infatti cominciavano a circolare “forestieri” tra le vie e le piazze, curiosi e  affascinati da quelle bellezze  miracolosamente conservate e tutelate nel lungo tempo della storia.

Il pericolo allarmò gli agropolesi del centro storico e li sollecitò a riunirsi per pensare ad una soluzione vitale per il futuro del vecchio centro abitato.

L’avv. Tommaso Mainenti, che gli agropolesi amavano chiamare don Tommaso,  raccolse le preoccupazioni condivise  della gente, tra cui quelle di Umberto Costa,  il quale già esprimeva i suoi sentimenti attraverso dipinti che riproducevano la vita e la bellezza degli angoli più significativi del borgo, che rischiavano di scomparire per effetto del convulso e caotico sviluppo urbanistico.

Umberto Costa, amava come tutti gli agropolesi la pace e la serenità che si diffondeva tra quelle mura e si preoccupava di fermare sulla tela particolari che oggi segnano  i limiti  della tutela ambientale verso il mare, verso le colline e  verso il castello, antico maniero  sorto al centro del tessuto urbano sulla sommità del leggendario  promontorio.

Nasce così nel 1977 il comitato “ncopparuopl’” con l’obiettivo di preservare quel  patrimonio dalle nuove e più devastanti incursioni.

In pochi articoli riportati nello Statuto si decide la prospettiva  del centro storico. Il vecchio nucleo abitato deve restare come è; interventi e manutenzioni devono avvenire nel rispetto integrale dei materiali delle costruzioni esistenti e gli interventi pubblici devono rispettare l’orditura strutturale ed urbanistica, realizzata nel tempo. E’ messo al bando il cemento negli interventi che sostituiscono vistosamente la pietra locale o per cambiare la destinazione di luoghi e di spazi ricordati in importanti passaggi storici del paese. 

Si decide poi che botteghe e portoni devono mantenere la destinazione originaria, permettendo agli agropolesi del centro storico di continuare nella tradizione storica di vita sociale aperta come una volta.

Don Tommaso Mainenti pensava al turismo culturale , collegato al centro storico di Agropoli, perché il vecchio borgo, per merito dei suoi abitanti,  aveva conservato tutte le caratteristiche per richiamare l’attenzione della cultura nazionale e internazionale.

In questo periodo Don Tommaso apre la Torre di famiglia e autorizza Maria SpiraeUmberto Costa a riprendere una antica usanza del forno ancora esistente nel vicolo denominato “sotto u sur’cin”, in cui nel passato le famiglie provvedevano  a sfornare il pane nelle quantità di bisogno.

Il forno, divenuto famoso nel tempo, dopo oltre 400 anni, conserva la struttura dei mattoni fatti a mano e tutti i profumi dei prodotti che per secoli le famiglie hanno manipolato per cuocere la pizza e il pane di una volta.

La fragranza e la bontà della pizza “U Sur’cin”  ritrova  uno dei suoi segreti proprio in quel forno secolare.

Quì Maria Spira nell’entusiasmo generale recupera la pizza secondo la tradizione,  con gli ingredienti della nostra terra. Qui Umberto Costa, con la moglie Maria impone la pizza con aglio, olio di oliva, origano e alici salate, tutti prodotti che ancora si trovano nella nostra terra. Viene servita in un cesto artigianale di vimini come un tempo. Tutto come prima, l’aglio cilentano, piccolo e molto profumato, l’origano raccolto, con cura a mazzetti e l’olio di oliva della nostra terra; il sugo di pomodoro ha seguito la tradizione della lunga e lenta cottura, preparato prima.

Umberto Costamise al bando prodotti moderni e quando vi era qualche richiesta estranea rispondeva semplicemente, “non sono cose che ci appartengono”.

In quel vano nasce la famosa pizza gustata dal flusso turistico tra le vie del centro storico, sugli scaloni o sui banchi sistemati nella piccola piazzetta antistante l’antica Torre.

La pizza “usur’cin” diventerà il simbolo dell’antico borgo, farà il giro del mondo e verrà inserita nella guida Michelin.

Nasce in questo periodo l’associazione “Gli amici del centro storico”, con l’idea di  portare avanti il progetto del Comitato, dando vita ad eventi e iniziative per richiamare l’attenzione della cultura mondiale su quel promontorio sul quale venne concentrato l’insediamento urbano con tutte le attività di una comunità stabilmente organizzata. La disposizione semicircolare dell’agglomerato è l’esempio di comunità che ha vissuto per secoli nel rispetto dei limiti e dei vincoli ambientali, riappropriati come contenuto dal legislatore del 1929, 30, 31, 1939 e seguenti.

Le leggi e i decreti sul centro storico di Agropoli non hanno fatto altro che riportare la cultura storica di una popolazione che si era data delle regole, senza imposizioni pubbliche, per vivere tra quelle pietre, conservarle e tutelarle senza alterazioni.

L’associazione raccoglie l’idea del comitato e progetta il primo evento nel 1981 con il presepe vivente animato in tutta l’area del centro storico che richiamò la stampa e la televisione nazionale.

L’idea fu pensata da un gruppo di amici tra cui Gerardo Buccino, il quale attraverso Gerardo Spira riusciva ad ottenere l’impegno del Senatore Quaranta, all’epoca sottosegretario al Turismo per ottenere in prestito, per quell’evento, i costumi d’epoca  di Cinecittà .

L’evento si è ripetuto  nel tempo successivo per l’impegno sempre degli amici del centro storico.

La pizzeria U Sur’cinaprì la pista anche alle altre iniziative divenute sempre più numerose fino a diventare il filone trainante del turismo.

L’obiettivo più importante era stato raggiunto: la cultura nazionale e internazionale aveva fermato l’attenzione sul Centro storico di Agropoli.

Questo impegno ha avuto effetti sostitutivi perfino della Soprintendenza, perché ha impedito  che la speculazione edilizia aggredisse quel patrimonio.

Gli amici del centro storico, infatti, allarmati dagli sguardi interessati di certi tentativi cominciarono a pretendere a gran voce un piano soltanto per il vecchio borgo, che obbligasse Organi ed Enti pubblici territoriali a preservare la loro storia.

Poiché il proprietario del Castello tra il 1998 e 99 manifestava l’intenzione di volerle cedere l’antico maniero, gli “amici” ne rivendicarono il diritto alla restituzione,  perché Complesso centrale  di riferimento per tutta la popolazione del vecchio insediamento.

La trattativa, intrapresa con l’amministrazione Serra, fu conclusa positivamente sulla scorta delle leggi speciali, dei benefici fiscali previsti per tali beni e in relazioni dei finanziamenti pubblici già intervenuti.

La legge 1089 infatti prevedeva che il Ministero o altro Ente pubblico territoriale aveva la facoltà di acquistare i beni culturali alienati a titolo oneroso al medesimo prezzo stabilito nell’atto di alienazione o al medesimo valore attribuito nell’atto di conferimento.

La facoltà di prelazione seguì la procedura prevista dalla legge con lo Stato, attraverso la Soprintendenza.

Con la caduta  dell’amministrazione Serra la pratica si bloccò.

Un alto e attento magistrato del Cilento, durante un confronto culturale sulla situazione territoriale mi  chiese di organizzare un convegno sul tema “quale giustizia per lo sviluppo del Cilento?”.  Gli risposi: “Consigliere, si è guardato intorno? Con quale cultura è possibile intavolare un confronto disinteressato?”.

Il tema è quanto mai attuale! Gli esempi sul territorio annebbiano la vista e la mente! Vi è chi opera e lavora senza ostacoli e chi invece li trova seminati, come chiodi, lungo il percorso.

La nebbia si fa più intensa quando le azioni violente si somigliano sempre più ovunque nella società organizzata e non.

Maria Spira e Umberto Costa non esistono più. Con la loro morte si sono rasserenate tante  anime assetate  e “in pena”.  La Pizzeria “U Sur’cin”  però  è sempre più presente sotto la Torre, dove la volle la famiglia Mainenti, come monito per tutti e sempre con la stessa finalità: quella di “scacciare” i cattivi pensieri di coloro che hanno in mente “il chiodo fisso” di stravolgere la cultura storica del vecchio nucleo di Agropoli.

L’interesse pubblico non può essere mescolato a quello privato e quello privato non può condizionare l’interesse pubblico.

La legge e il diritto non sono strumenti personali  d’uso o  di persecuzione, ma fonti e valori di giustizia per lo sviluppo civile di tutta la comunità.

Pagina dedicata ai figli per volontà della madre, perché la tradizione della pizza continui in quel locale sotto la Torre, donato a Maria Spira dalla famiglia dell’avvocato Tommaso Mainenti con lo scopo di continuare a mantenere un filone culturale di tutela e salvaguardia del centro Storico.

Ospedale di Agropoli, l’Asl revoca le delibere di Squillante e chiude il Pronto soccorso

Decisione del commissario straordinario, Antonio Postiglione

Ospedale 022Agropoli. Il commissario straordinario dell’Asl Salerno, Antonio Postiglione, ha revocato sei delle diciotto delibere approvate dall’ex Dg Antonio Squillante. Tra queste c’è la n. 771 del 29 luglio 2015 con cui era stato approvato il Progetto obbiettivo Attività Assistenziale Pronto Soccorso Estivo ex P.O. di Agropoli dall’1 agosto al 15 settembre 2015.

Nella delibera di revoca si parla di «non avvenuta validazione dei fondi aziendali» e del fatto che «l’organismo di valutazione segnala la violazione della normativa nazionale e regionale nella parte in cui non è specificatamente prevista la verifica dei risultati certificati dall’Oiv».

A partire da oggi, quindi, il laboratorio di analisi e la radiologia potrebbero chiudere nuovamente i battenti, lasciando un semplice Psaut presso l’ex struttura ospedaliera.

«Qualcuno è troppo distratto dalle voci di propri incarichi personali, invece di pensare seriamente di onorare i debiti assunti coi cittadini di Agropoli e del Cilento» è l’amaro commento di Giovanni Basile, presidente del comitato pro-ospedale.

Politica, Renzi prepara cambi in segreteria: traballa la Capozzolo

Le anticipazioni del Fatto Quotidiano: «la rottamazione di settembre»

Capozzolo (fonte il Post)In vista dell’arrivo in Senato del ddl Boschi, Matteo Renzi starebbe studiando un nuovo restyling del partito. A darne notizia è un articolo, a firma di Paola Zanca, comparso sul Fatto Quotidiano di oggi.

L’idea del premier-segretario – secondo il quotidiano diretto da Marco Travaglio – sarebbe quella di far rientrare nel gruppo dirigente nazionale del Pd il fedelissimo Stefano Bonaccini. A discapito di uno o più degli attuali componenti la segreteria nazionale.

Tra cui la responsabile politiche agricole, Sabrina Capozzolo.

Direttore responsabile:
Giuseppe Maniaci

Editore:
Associazione «Trasparenza & Legalità»

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