Archivio ottobre 2015

Calvanico, appalti e delibere: blitz della Dda

Perquisiti gli uffici di amministratori municipali, acquisite gli atti dei bandi. Indagato il sindaco, insieme ad altre cinque persone.

diaI Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Salerno hanno eseguito un decreto di perquisizione personale, domiciliare e locale emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno nei confronti di 6 soggetti, allo stato indagati (tra i quali il sindaco, il vice Sindaco, il Capo Settore alle opere e lavori pubblici e la coordinatrice delle politiche sociali, tutti in carica presso il Comune di Calvanico) a vario titolo per i reati di concussione, abuso d’ufficio, favoreggiamento personale e violenza privata (per queste ultime due fattispecie con l’aggravante del metodo mafioso, contestate al Sindaco e ad un affiliato al clan camorristico Ridosso).

Le indagini hanno consentito di individuare in un imprenditore del posto ed in un professionista che gestisce a Calvanico una casa di riposo per anziani le due parti offese per il rilascio di autorizzazioni /concessioni necessarie all’esercizio delle attività per le quali avevano titolo.

In un caso, le richieste degli amministratori comunali sono state premurate da un noto pregiudicato di Pompei affiliato al locale clan camorristico “Ridosso”.

Sequestrata la documentazione relativa alle pratiche necessarie per il rilascio delle concessioni a favore di una struttura alberghiera di Calvanico e della citata casa di riposo.

Tratto da un articolo pubblicato da salernonotizie

Politica, De Luca offende nuovamente la Presidente della Commissione Antimafia

Sandra Zampa, Lorenzo Guerini, Miguel Gotor, Gianni Cuperlo e perfino il Ministro Maria Elena Boschi. Questa volta c’è tutta la politica a prendere le distanze dalle nuove invettive contro Rosy Bindi pronunciate dal Governatore della Campania

De LucaLe offese sono di mar­tedì sera, quando su La7 si è pre­sen­tato il vero Vin­cenzo De Luca, distin­gui­bile da Crozza – l’imitatore che lo ha reso famoso – per lo squal­lore delle bat­tute. Ce l’aveva, il pre­si­dente della Cam­pa­nia ospi­tato da Gru­ber a Otto e mezzo, ancora una volta con la Pre­si­dente della com­mis­sione Anti­ma­fia Rosy Bindi. Che il giorno prima delle ele­zioni regio­nali aveva deciso di rispet­tare il rego­la­mento della com­mis­sione e aveva dif­fuso, mal­grado la con­tra­rietà di quasi tutti i par­titi che quel rego­la­mento ave­vano fir­mato, la lista dei can­di­dati nei guai con la giu­sti­zia. I cosid­detti «impre­sen­ta­bili». De Luca c’era, incluso per un pro­cesso a suo carico per con­cus­sione aggra­vata, ancora in corso per­ché il can­di­dato gover­na­tore ha rinun­ciato alla pre­scri­zione. «L’ho que­re­lata», ha con­fer­mato mar­tedì in tv De Luca. E poi «La signora Rosa­ria Bindi è lei un impre­sen­ta­bile da tutti i punti di vista».
Le rea­zioni hanno comin­ciato ad arri­vare solo ieri in tarda mat­ti­nata. La prima è stata quella della pro­diana del Pd San­dra Zampa: «La mia soli­da­rietà, il mio affetto e la mia stima a Rosy Bindi nei cui con­fronti ieri sera Vin­cenzo De Luca ha rivolto parole offen­sive e gravi». Poi cri­ti­che a De Luca da Sel, Cin­que stelle, dall’ex pre­si­dente (scon­fitto) della Cam­pa­nia Cal­doro, da rap­pre­sen­tanti dei par­titi di destra. E una frase del vice­se­gre­ta­rio Pd Lorenzo Gue­rini, richie­sta dalle agen­zie di stampa in par­la­mento: «Al netto delle valu­ta­zioni poli­ti­che sulla vicenda di alcuni mesi fa su cui anche io ho espresso valu­ta­zioni cri­ti­che, credo che De Luca abbia usato parole sba­gliate che nell’ambito del con­fronto poli­tico sono sem­pre da evi­tare».
«Parole sba­gliate», quelle di De Luca, parole troppo timide quelle di Gue­rini a giu­di­zio del sena­tore ber­sa­niano Gotor — «vol­ga­rità e inci­viltà che non dovrebbe avere cit­ta­di­nanza nel Par­tito demo­cra­tico, il pre­si­dente e il segre­ta­rio non dovreb­bero farle cadere in un assor­dante silen­zio» — e da Gianni Cuperlo: «Se il Pd non riu­scirà a dare una rispo­sta a que­ste parole dimo­strerà di non essere una comu­nità». Così dopo un po’ è inter­ve­nuta la mini­stra delle riforme Maria Elena Boschi: «Stimo De Luca e lo con­si­dero un gover­na­tore molto capace. Ma le frasi su Rosy Bindi sono inac­cet­ta­bili. Mi auguro che arri­vino le sue scuse». Almeno fino a ieri sera, le scuse non sono arri­vate. «Se non fosse per i pro­blemi che ancora, irre­spon­sa­bil­mente, non ha finito di pro­cu­rare al Pd e alla Cam­pa­nia, con­fer­man­dosi impre­sen­ta­bile sotto ogni pro­filo, nep­pure meri­te­rebbe occu­parsi di Vin­cenzo De Luca. Una mac­chietta, un per­so­nag­gio grot­te­sco, una cari­ca­tura della sua stessa cari­ca­tura pro­po­sta da Crozza», ha detto il depu­tato Pd, anche lui pro­diano, Franco Monaco.

Tratto da un articolo pubblicato su Il Manifesto

Legge Severino, la Consulta rigetta il ricorso di De Magistris. De Luca in difficoltà

Rigettato il provvedimento del Tar a favore del sindaco di Napoli sulle norme relative allo stop per gli amministratori locali condannati, anche in via non definitiva, per determinati reati

corte cost.Il “ricorso de Magistris” non passa la prova della Corte Costituzionale: i giudici lo hanno respinto come infondato, dichiarando legittima la legge Severino. La Consulta ha infatti deciso che la questione sollevata sulla norma che prevede la sospensione dalla carica per 18 mesi per gli amministratori locali colpiti da condanne penali, anche non definitive, per determinati reati – a cominciare da quelli contro la pubblica amministrazione – non è fondata.

E, accogliendo le richieste dell’avvocatura dello Stato, non si è limitata a dichiararla inammissibile. Avrebbe potuto farlo, forte della pronuncia assunta dalle Sezioni unite della Cassazione, che a maggio avevano decretato che non spetta al giudice amministrativo, ma a quello ordinario, decidere sull’applicazione della legge Severino.

Un indirizzo, tra l’altro, pienamente confermato ieri dalla Suprema Corte. Quindi, sarebbe stato semplice per la Consulta bocciare come inammissibile una questione che invece proveniva dal Tar, a cui Luigi de Magistris si era rivolto. La Corte invece è voluta entrare nel merito.

Per capire esattamente i contenuti di questa sentenza, bisognerà attendere la pubblicazione delle motivazioni. Lo stesso de Magistris aspetta a commentare, anche se spera in “un’interpretativa di rigetto”, relativa cioè solo ad aspetti formali. Si vedrà. Ma, ad oggi, sembra di poter dire che le istanze su cui hanno fatto leva i suoi legali, Giuseppe Russo e Lelio della Pietra, abbiano incontrato un ostacolo netto. Sia per quanto riguarda la definizione della sospensione, sia per il nodo della retroattività. I legali, infatti, hanno sostenuto che la sospensione dalla carica è nei fatti una sanzione, perché “sanzione non è semplicemente ciò che il legislatore individua come tale, ma ciò che incide in modo afflittivo sulla sfera giuridica dell’individuo”.

E per questo, come una sanzione penale, non si può applicare retroattivamente a chi, come “de Magistris è diventato sindaco quando la legge Severino non esisteva ancora”. Un’impostazione che però non ha retto. “Non ci sono spazi per trovare profili di incostituzionalità della norma”, avevano detto in udienza gli avvocati dello Stato Gabriella Palmieri e Agnese Soldani.

E in effetti questa linea si è imposta. Tanto che subito dopo la decisione, il costituzionalista Stefano Ceccanti – che da parlamentare fu anche relatore della legge Severino – parla di “decisione prevedibile”. E l’avvocato Gianluigi Pellegrino, che difende il Movimento difesa del cittadino contro De Luca e De Magistris, afferma che la Consulta “ha richiamato l’abc della Costituzione”.

Potenzialmente, quindi, ora de Magistris potrebbe essere sospeso. E la decisione della Corte apre, teoricamente, la stessa ipotesi anche per il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, anche lui condannato in primo grado per abuso d’ufficio nell’ambito di un procedimento sul termovalorizzatore di Salerno. Ma, nei fatti, le cose sono più articolate. Per de Magistris oggi è in calendario l’udienza del processo d’appello per il caso Why Not: in primo grado fu condannato per abuso d’ufficio per aver acquisito in modo illegittimo alcuni tabulati telefonici.

E venerdì c’è poi l’udienza del tribunale civile proprio sulla sospensione. Sarà quindi decisivo capire cosa accadrà sul fronte del processo penale: se oggi si arriverà già ad una decisione, potrebbe essere ribaltata la sentenza di primo grado oppure potrebbe essere dichiarata la prescrizione del reato. In entrambi i casi, la sospensione dalla carica di sindaco cadrà.

A far la differenza, quindi, sarà la tempistica di questi procedimenti tra loro intrecciati. Quanto a De Luca, sulla carta la sua sospensione appare ora più probabile, ma in concreto il tribunale civile ha sollevato questione di costituzionalità su diversi aspetti della legge Severino, in parte diversi da quelli sollevati da de Magistris.

E, nella serata di ieri, la Regione Campania ha tenuto ad evidenziare che la decisione della Corte Costituzionale non ha alcun rilievo giuridico per il presidente De Luca. “Ben più numerosi e di diverso spessore giuridico – ha osservato – i rilievi di costituzionalità che la Corte sarà chiamata a valutare”. La causa deve ancora essere fissata. Nel frattempo il governatore resta in carica.

Tratto da un articolo di salernonotizie.it

Nocera Inferiore, la Fucina e Lab promuovono una «scuola di pace»

Una serie di conferenze, rivolte innanzitutto agli studenti delle scuole superiori, con al centro il tema dei migranti e dell’immigrazione

IL_MIO-SANGUE_E_-ROSSO_COME_IL_TUONocera Inferiore/Pagani. «Exodus: a piedi scalzi, in fuga per la vita». È questo il nome del progetto educativo, rivolto agli studenti delle scuole superiori, che prenderà il via il prossimo 16 novembre. Tema centrale di questa serie di incontri sarà l’immigrazione.

«La questione dei migranti, con i risvolti tragici degli ultimi tempi, è un fenomeno di dimensioni e di portata epocali che ci interpella tutti, in modo radicale, e richiede un cambiamento profondo di mentalità e di comportamenti, sia sul piano individuale che su quello collettivo e politico. Questo ovviamente se si è intenzionati ad affrontarla in modo serio, abbandonando luoghi comuni, stereotipi e populismi per ricercare invece una soluzione positiva». I promotori del progetto educativo – ossia le associazioni “La Fucina”, col presidente Claudio Maiorino e “LAB-Arci Ragazzi”, col presidente Luigi Carusone, sostenuti e coadiuvati dall’ex Segretario generale dello Spi-Cgil Salerno, Lino Picca – non hanno dubbi:«È necessario che soprattutto i giovani siano protagonisti di questo cambiamento di paradigma e di prospettiva. Per questo è quanto mai urgente offrire loro un’occasione di riflessione, di approfondimento e di presa di coscienza di questo problema».

L’Associazione La Fucinadi Nocera Inferiore, aderente a Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie,è impegnata da anni sui temi della formazione culturale e spirituale. L’Associazione LAB-Arci Ragazzidi Nocera Inferiore, invece, è impegnata a promuovere il protagonismo dei giovani sul piano sociale, culturale e politico.

Il progetto si propone di far maturare nei giovani uno spirito di apertura, di accoglienza e di dialogo nei confronti dei migranti, alla luce del principio universale della difesa e del rispetto della dignità umana. Occorre che i giovani prendano coscienza del fatto che la tragedia dell’esodo biblico, cui i migranti sono costretti, è da imputare, in misura determinante, a colpe e responsabilità dell’Occidente.

Questa finalità generale, del percorso educativo che si propone, si realizza attraverso il perseguimento di tre obiettivi specifici:

-          aiutare i giovani a prendere coscienza che il fenomeno ha una portata epocale e una dimensione strutturale e non emergenziale (come pure viene continuamente ripetuto);

-          condurre i giovani ad analizzare e conoscere le cause strutturali che stanno alla base del fenomeno (miseria, fame, guerre) e a prendere coscienza delle responsabilità dell’Occidente in tutto questo;

-          guidare i giovani ad acquisire la consapevolezza della necessità e del dovere dell’Europa e di ciascuno di noi di mettere in atto politiche di accoglienza umana e solidale all’altezza della sfida epocale che il fenomeno pone. Politiche in grado di garantire vita e dignità ai profughi e, al tempo stesso, sicurezza e pace alle nostre comunità.

Gli incontri sono calendarizzati per lunedì 16 novembre (proiezione video sugli episodi  tragici legati all’esodo dei migranti), martedì 15 dicembre (incontro e confronto con i migranti, le loro storie di vita), mercoledì 13 gennaio (le cause dell’esodo: l’economia del profitto e dello scarto e le guerre destabilizzanti dell’Occidente in Iraq, Libia, Siria e Afghanistan), giovedì 18 febbraio (incontro e confronto con i migranti: come sono stati accolti e come vivono in Italia), venerdì 11 marzo (tavola rotonda con le Associazioni impegnate nell’accoglienza: la legislazione vigente in Italia e in Europa; cosa si fa e cosa si dovrebbe e potrebbe fare) e sabato 9 aprile (incontro,  confronto  e  dibattito  con Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie).

Pollica, Spira replica a Pisani: «Angelo era ostacolo di interessi speculativi»

L’ex segretario comunale contesta la tesi secondo cui l’omicidio del «Sindaco Pescatore» non abbia niente a che vedere con la malavita. Anzi, rilancia: «Vassallo sapeva che il territorio era stato invaso, così come tutto il Cilento, da organizzazioni camorristiche»

Angelo-Vassallo-Acciaroli-funerali-poster-torrePollica. «La mano armata che ha brutalmente eliminato una figura di così grande peso, non ha potuto essere uno qualsiasi, ma uno che lo ha visto come un insormontabile ostacolo ad un progetto che mai e poi mai il sindaco di Pollica avrebbe fatto passare contro le ragioni e gli interessi pubblici». A dichiararlo è Gerardo Spira, segretario comunale del Comune di Pollica negli anni delle amministrazioni guidate da Angelo Vassallo, che, con un articolo pubblicato sul periodico della “Fondazione Sindaco Pescatore”, ha voluto replicare anche a Stefano Pisani.

«Se riflettiamo su questo – continua l’avvocato Spira – ci accorgiamo che ogni discussione tesa a intaccare questo valore non ha compreso niente di ciò che è accaduto nel Cilento. Maledette le mani criminali che hanno progettato la sua fine, sperando di aprire la strada verso un obiettivo ben preciso.

Le indagini antimafia, contrarie al pensiero di qualcuno, vanno in questa direzione perché il territorio cilentano è stato, da tempo, già aggredito dagli interessi speculativi. E gli interessi speculativi non appartengono certamente alla cultura legale. Questa è propria del buon costume, prima ancora della legge, come saggiamente ripeteva Tacito. Il buon costume del cittadino non può essere confuso con la cultura della camorra, che attraverso violenze e prepotenze è abituata a calpestare regole e leggi. Il sindaco Vassallo lo aveva ben capito ed aveva un suo teorema per individuarne gli elementi. Agiva e disponeva, con ferma decisione, contro gli abusi e i poteri illegali. Non dobbiamo temere il pregiudizio di farci del male se ne parliamo, anche se è vero. Anzi ne dobbiamo parlare e ne dobbiamo parlare apertamente, perché soltanto con la trasparenza si può creare la rete di protezione contro un fenomeno occulto che esiste e che si è diffuso in tutto il Paese».

«Il Sindaco Pescatore – aggiunge Spira in un altro passaggio – sapeva che il territorio era stato invaso, così come tutto il Cilento, da organizzazioni camorristiche e alcune delle sue ordinanze “forti” sono la conferma della sua consapevole decisione di aggredire questa cultura. Quando un sindaco emette un’ordinanza, di pura violazione amministrativa, svolge il proprio dovere istituzionale. Quando, invece, la sua ordinanza è diretta a fermare o smantellare un illecito affare economico vuol dire che interviene in persona dello Stato sostituendo tutto e tutti. La forza della garanzia legale era il substrato dell’azione di Angelo Vassallo. Rispettiamo almeno la sua nobile ed elevata memoria – conclude l’ex segretario comunale di Pollica – abbassando rispettosamente la testa al suo sacrificio».

Direttore responsabile:
Giuseppe Maniaci

Editore:
Associazione «Trasparenza & Legalità»

Segui Trasparenza & Legalità



redazione@trasparenzaelegalita.it

Le immagini raffiguranti loghi e marchi sono di proprietà dei rispettivi titolari.
Trasparenzaelegalita.it è disponibile alla rimozione di essi in ogni tempo. Le foto presenti su Trasparenzaelegalita.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate.