Archivio febbraio 2016

Calcio, la Frattese batte l’Agropoli per 3 a 1

La rubrica di Pasquale Migliorino: i delfini non riescono a mettere lo sgambetto alla capolista e devono rimandare l’appuntamento con la vittoria

Agropoli Calcio (20 dic 2015) (1)Santosuosso l’aveva detto alla vigilia: in casa della capolista bisogna chiudersi e difendere il pareggio, non si può giocare a viso aperto perché i padroni di casa sono tecnicamente superiori. Quando già dopo 4 giri di lancette Polverino è costretto a raccogliere la palla in fondo al sacco, il bravo trainer agropolese capisce che la missione, già di per sé difficile, diventa quasi impossibile. I delfini avanzano il proprio baricentro, e quando arrivano al tiro emerge il punto debole di questa squadra: l’attacco. Al ventesimo Manfrellotti ha tra i piedi la palla del pareggio, ma non riesce a battere il portiere avversario. Intanto i napoletani non stanno a guardare, e hanno due nitide occasioni per il raddoppio. Poco prima dell’intervallo è ancora Manfrellotti ad impensierire il portiere avversario, ma la Frattese si salva e guadagna gli spogliatoi forte del vantaggio. Alla ripresa sono ancora i padroni di casa a partire forte, e a siglare la rete del raddoppio con Vacca dopo 6 minuti. Da questo momento la partita cala d’intensità, la Frattese non affonda i colpi, mentre l’Agropoli non riesce quasi mai a creare occasioni degne di nota. Negli ultimi minuti Maggio trova anche il gol del 3 a 0 mentre i cilentani riescono ad accorciare poco prima dello scadere grazie a Chiariello. Nei minuti di recupero all’Agropoli viene annullato un gol per fuorigioco.

Pagani, inaugurata la nuova sede dello Spi-Cgil

Al taglio del nastro anche l’ex segretario generale, Lino Picca: «valorizzare la cultura della legalità, dei diritti e del lavoro»

ina_paganiPagani. Il Sindacato Pensionati Italiani della Cgil punta al potenziamento delle strutture periferiche del Salernitano con l’obiettivo di dare un ulteriore slancio alla qualità assistenziale dei servizi socio-previdenziali e fiscali e di rispondere con più determinazione all’esigenza di una contrattazione territoriale legata soprattutto ai temi della legalità e della tutela dei diritti individuali e collettivi.
All’insegna di questo percorso, tracciato in sintonia con la Cgil, martedì scorso è stata inaugurata, presso il Centro Sociale di Via De Gasperi,  23, la nuova sede del “Punto Spi-Cgil”.
Un appuntamento organizzativo atteso dai pensionati  e dalle altre categorie Cgil che operano nell’importante Centro dell’Agro.
All’iniziativa, oltre alle delegazioni PD e Rifondazione Comunista,  guidate dall’ex
Sindaco di Pagani Angelo Grillo e da Ernesto Saturno, hanno partecipato le Associazioni Socio-Culturali  “Spazio Aperto” e “Libera”,  rappresentate rispettivamente dal dinamico pensionato Carlo Tortora e dai giovani Federico Esposito e Giovanna Pierro.
Il dibattito è stato aperto da Lorenzo Coretto, responsabile della macro-lega Spi-Cgil dell’Agro Nocerino Sarnese che, salutando gli ospiti, ha colto l’occasione per evidenziare l’importante lavoro che attende la Lega, sia per valorizzare e intrecciare l’impegno giovani e anziani per affermare la cultura della legalità, sia per dare un concreto contributo alla materializzazione della “Carta dei Diritti Universali del Lavoro”. “In questo ambito – ha concluso – stiamo già lavorando insieme a tanti giovani e lavoratori di “Libera” e “Spazio Aperto”.
Su questi e altri argomenti, più spiccatamente vertenziali e organizzativi del sindacato, sono intervenuti i vertici dello Spi di Salerno, con il segretario Gennaro Schettino e il segretario generale Gerardo Barrella.
Schettino ha  fatto una panoramica sulla nuova strutturazione che si sta dando il sindacato sul territorio per affrontare, con la partecipazione attiva di giovani, lavoratori e anziani, i problemi più scottanti che affliggono il mondo del lavoro ed i servizi essenziali come sanità, scuola, trasporti.
Barrella, invece, ha soffermato la sua riflessione sulle questioni che in questi giorni stanno alimentando il dibattito politico, partendo dallo sconcertante attacco che si sta profilando alle pensioni di reversibilità e proseguendo con un’analisi più ampia e articolata sulla gravità degli scandali che attraversano il Paese da Nord a Sud e sulla mancanza di una cultura politica, moderna e coraggiosa, per fare uscire la Penisola dalla crisi, dalle illegalità diffuse e dal disagio socio-economico che stanno vivendo giovani, donne, precari, lavoratori e famiglie di anziani a basso reddito.
La drammaticità di questi temi è stata ripresa con determinazione propositiva  anche dal Prof. Lino Picca. Forte dell’esperienza vissuta per tre anni (2011-2014) alla guida della Segreteria Spi-Cgil di Salerno, il Prof. Picca, oltre alle brevi e pungenti riflessioni sulle scelte di politica economica e sociale del Governo Renzi, ha evidenziato che, per dare più  forza e voce a giovani, lavoratori e pensionati, la ricetta adatta deve, inevitabilmente, prevedere maggiore attenzione per la crescita del confronto intergenerazionale, per valorizzare e affermare, attraverso “Memoria e Futuro”, la cultura della legalità, dei diritti e del lavoro.
A concludere i lavori della manifestazione è stata Maria Di Serio, segretario generale Cgil Salerno. La Di Serio ha messo in evidenza che la nuova sede,  facilmente raggiungibile dalle zone limitrofe, rappresenta un punto di riferimento fondamentale per i periodici adempimenti previdenziali e fiscali a cui lavoratori e pensionati sono costantemente assoggettati, ma rappresenta soprattutto un centro nodale per l’azione sindacale da mettere in atto, anche nell’Agro Nocerino-Sarnese, all’insegna della CARTA DEI DIRITTI UNIVERSALI DEL LAVORO e dei tanti problemi da affrontare in tema di legalità, sicurezza, sviluppo economico, ambiente e certezze sociali.

Regione, Alfieri nominato consigliere del presidente per l’agricoltura

Alla fine la montagna partorisce il topolino. La protesta del Pd regionale: «inopportuno». Gli imbarazzanti titoli dei principali quotidiani

Alfieri-castello taglNapoli. Da aspirante assessore regionale, con una delega di peso, a semplice consigliere politico del presidente, per l’agricoltura. È la parabola del sindaco di Agropoli, Franco Alfieri, che ha dovuto ridimensionare le proprie ambizioni prendendo atto che la tavola in cui siedono gli assessori è ormai al completo.

Nella giornata di ieri, infatti, il governatore Vincenzo De Luca ha firmato l’atto di nomina, provocando nuovi malumori e imbarazzi nel Pd campano che, ad aprile di un anno fa, lo aveva già escluso dalla lista per il Consiglio regionale anche a causa del procedimento giudiziario in cui era coinvolto.

I democrat (persino loro!), per bocca del segretario regionale Assunta Tartaglione, sostengono che De Luca può nominare chi vuole, ma questa è una nomina inopportuna.

Unanime sembra anche il coro della stampa. Basti citare i principali quotidiano oggi in edicola.

Il Mattino: «Alfieri, il sindaco impresentabile consulente di De Luca»; Corriere del Mezzogiorno: «De Luca: Alfieri all’agricoltura. Il Pd: inopportuno»; Cronache: «Alfieri cede e si accontenta della nomina a consigliere»; la Repubblica: «De Luca sceglie Alfieri, stop della Tartaglione»; la Città: «Alfieri nominato consigliere di De Luca. L’imbarazzo del Pd».

A pochi giorni dal servizio di Striscia la Notizia, il sindaco di Agropoli fa di nuovo parlare di sé e del territorio che amministra. In maniera tutt’altro che esaltante.

Un po’ come quando la stampa mondiale si imbarazzava per l’Italia governata da Berlusconi mentre i suoi continuavano a crederlo l’Uomo della Provvidenza.

Ingroia e l’antimafia: «È estorsione di Stato»

L’ex pm denuncia pressioni su società congelate per ottenere nomine in cambio del dissequestro: «È inaccettabile»

Antonio_Ingroia-24L’ex procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, per anni campione della lotta alla mafia e ai suoi tentacoli dentro alle istituzioni, da quando ha lasciato la magistratura ed è diventato avvocato si è trasformato in una specie di grillo parlante del mondo giudiziario. Venerdì scorso, durante un’udienza al tribunale di Roma ha continuato la sua personalissima e ficcante battaglia contro una certa antimafia, quella che affida i patrimoni delle cosche sempre ai soliti amministratori i quali userebbero quei beni per fare gli affari propri e arricchirsi. Nei mesi scorsi l’ex pm aveva messo nel mirino l’operato dell’avvocato palermitano Gaetano Cappellano Seminara e i suoi rapporti con il giudice Silvana Saguto, già responsabile della sezione misure di prevenzione di Palermo, dando l’impressione di aver centrato il bersaglio quando i due sono finiti sotto inchiesta a Caltanissetta con pesantissime contestazioni, che vanno dalla corruzione all’abuso d’ufficio. Una notizia che ha ringalluzzito Ingroia, spronandolo a proseguire lo scontro con Cappellano Seminara in una vicenda che ruota intorno a Massimo Ciancimino, un personaggio che l’ex pm conosce molto bene, avendolo utilizzato come teste chiave nel procedimento sulla presunta trattativa Stato-mafia, ma anche più volte indagato.

A Cappellano Seminara sono state affidate in gestione alcune società considerate dai magistrati riferibili a Ciancimino, già condannato per riciclaggio, detenzione d’esplosivo e imputato per concorso esterno in associazione mafiosa. Per gli inquirenti palermitani il figlio di don Vito, l’ex sindaco mafioso di Palermo, attraverso alcuni soci occulti, si sarebbe appropriato di una delle più grandi discariche d’Europa (119 ettari), la romena Glina, una miniera d’oro a pochi chilometri dalla capitale. Successivamente per un debito mai pagato dagli amministratori giudiziari la discarica è finita all’asta e a ricomprarla dal tribunale di Bucarest è stato un imprenditore molisano, il quale è poi entrato in società con un cittadino rumeno. Entrambi sono finiti subito sotto inchiesta a Palermo come presunti complici dell’erede di don Vito. Ingroia da pm ha chiesto per tre volte l’archiviazione degli indagati. Ma il procedimento anziché chiudersi è stato trasferito per competenza territoriale in diverse procure, ultima quella di Roma. Qui Ingroia ha deciso di rioccuparsi della vicenda, questa volta nella veste di difensore. E ha denunciato storture nella gestione dei beni confiscati simili a quelle ravvisate dai magistrati di Caltanissetta. Accuse gravissime che non mancheranno di far discutere. Per esempio Ingroia attribuisce a Cappellano Seminara «nefaste falsità» prima tra tutte, recepita da diversi giudici, quella di aver etichettato le società romene Agenda 21 ed Ecorec, collegate a Ciancimino, come anonime, per via della sigla «Sa» posta dopo il loro nome, anche se in Romania «Sa» sarebbe l’acronimo di Societatea pe actiuni, in pratica la traduzione di Spa. «Gravissima ed allusiva affermazione che da sola ha condizionato non poco il giudizio sulle società» ha protestato Ingroia. «Un modo per prefabbricare un inesistente collegamento Ciancimino-Ecorec, su cui Cappellano Seminara ha insistito sin dal suo insediamento». Perché lo avrebbe fatto? «Come ho detto in udienza ce lo rivela l’indagine di Caltanissetta. Cappellano Seminara ha cercato costantemente di creare occasioni per presentare onerose parcelle all’autorità giudiziaria. Anche con la Ecorec ha gonfiato il valore dell’azienda e per questo non se ne voleva separare» ha spiegato a Libero l’ex toga. Che nella Capitale ha denunciato un sistema del tutto simile a quello di Seminara & c., mettendo sotto accusa il nuovo custode giudiziario, l’avvocato romano Angelo Tuzza, nientepopodimeno che per «estorsione di Stato». Gli amministratori di Ecorec nel 2015 hanno chiesto a Tuzza di poter accedere ai fondi dell’azienda sottoposti a sequestro per pagare dei creditori ed evitare lo stato di insolvenza; l’avvocato gli avrebbe consigliato di fare una semplice istanza a cui avrebbe risposto in modo favorevole. Ma questo non sarebbe poi accaduto. Tuzza infatti avrebbe spiegato che il suo ruolo di custode in Romania non è riconosciuto e che quindi non gli sarebbe più stato possibile «esercitare funzioni di monitoraggio (e ancor meno di indirizzo o gestione) delle attività sociali». Per questo avrebbe richiesto un incarico da amministratore. Una proposta che ha indignato Ingroia: «se si vogliono chiamare le cose col loro nome, come non definire “ricattatorio” un siffatto messaggio inviato alla Ecorec, che si può così riassumere: nominatemi “spontaneamente” amministratore della Ecorec, così che io possa darvi un parere positivo al dissequestro delle somme per sopravvivere?» ha domandato. Quindi ha aggiunto: «La relazione dell’avvocato Tuzza sembra svelare un’imbarazzante e grave verità: sembra si voglia tenere Victor Dombrovschi (l’imprenditore romeno difeso da Ingroia, ndr) quale “ostaggio” in Italia, perché dall’Italia ci si vuole impossessare della discarica di Ecorec, e gli si dice – in sostanza – “ti liberiamo se voi rumeni dimostrate la buona volontà di “collaborare”, facendo mettere le mani all’Italia (prima con Cappellano Seminara, ora con Tuzza) sulla discarica”. (…) Tutto questo è assolutamente inaccettabile, e ha l’amaro sapore di una “estorsione di Stato”, che rischia di far apparire un cittadino europeo come Dombrovschi come un ostaggio in terra straniera, qui in Italia». Infine l’avvocato ha chiosato: «Tuzza, senza avere di fatto mai esercitato alcuna attività di amministrazione delle società romene, ha ottenuto dallo Stato parcelle come “amministratore” per 252mila euro».

Il professor Tuzza contattato da Libero ha preferito non rispondere alle accuse dell’ex pm, anche a causa della «sensibilità» della vicenda. «Non ritengo di poter commentare le dichiarazioni che mi sta leggendo dell’avvocato Ingroia» è stato il suo cordiale commiato.

Agropoli, se le auto dei vigili sono senza assicurazione chi gliela fa la contravvenzione?

luca abeteIl servizio di Striscia la Notizia andato in onda su Canale 5

Striscia la notizia – Vigili: figuraccia ‘assicurata’. Luca Abete è giunto ad Agropoli per chiedere spiegazioni sulla copertura assicurativa delle auto della Polizia Locale.

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