Archivio luglio 2016

Referendum trivelle, Renzi denunciato alla Corte dei conti per danno erariale

L’esposto è stato presentato ieri dall’ex magistrato Antonio Ingroia a nome del movimento Azione Civile

renzi-640Roma. «Ho presentato ieri un esposto alla Procura Regionale del Lazio della Corte dei Conti contro il presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi per danno erariale. A parere mio e del movimento di cui sono presidente esistono gravi responsabilità derivanti dalla violazione delle disposizioni legislative che disciplinano la corretta gestione delle risorse pubbliche». Lo rende noto il presidente di Azione Civile, Antonio Ingroia, facendo riferimento ai reiterati appelli di Renzi agli elettori per disertare le urne in occasione del referendum sulle trivelle dello scorso 17 aprile. «Nell’esposto contestiamo innanzi tutto la scelta della data, 17 aprile e non 5 giugno, giorno in cui erano previste elezioni amministrative in molte città. L’accorpamento avrebbe consentito un ingente risparmio di risorse pubbliche. Ma contestiamo anche il lancio di una massiccia campagna per l’astensione dei cittadini dal voto di aprile, puntando al fallimento del raggiungimento del quorum».
Renzi, per Ingroia, ha violato la disciplina prevista dall’art. 98 del Testo Unico delle Leggi Elettorali in cui “chiunque investito di un pubblico potere (…) si adopera a costringere gli elettori a firmare una dichiarazione di presentazione di candidati o a vincolare i suffragi degli elettori (…) o a indurli all’astensione commette reato. Un reato punibile “con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire 600.000 a lire 4.000.000”. La stessa disciplina è stata estesa anche all’istituto referendario dall’art. 51 della legge 352/1970.
«Il combinato disposto del mancato accorpamento di referendum e amministrative – conclude Ingroia – e il reiterato invito all’astensione ha di fatto contribuito in gran parte al mancato raggiungimento del quorum con uno spreco di risorse erariali che, a detta dello stesso premier, sarebbe stato di 300 milioni di euro».

Agropoli, grande partecipazione al dibattito sulla riforma della Costituzione

Soddisfatti i membri del Comitato «Democrazia Costituzionale – Alto Cilento» che già pensano ad altre iniziative da proporre al territorio

Giardino Caffè Nazionale - 29 lug 2016 (tagl1)Agropoli. «Un successo, per i contenuti e per la partecipazione, che ci incoraggia ad andare avanti con nuove, e più rumorose, iniziative da proporre al territorio». È la conclusione cui sono giunti i membri del Comitato «Democrazia Costituzionale – Alto Cilento» al termine del dibattito svoltosi ieri sera, venerdì 29 luglio, al Giardino del Caffè Nazionale, in piazza delle Mercanzie.

La città e l’intero comprensorio, infatti, hanno risposto positivamente all’invito del Comitato di tenere una manifestazione che esprimesse la volontà del Cilento di schierarsi a difesa della Costituzione repubblicana.
Il dibattito, moderato da Roberta Morrone, è stato aperto da Vito Rizzo, consigliere comunale di Agropoli, che ha evidenziato come la lettura integrale del testo della legge lo ha convinto fortemente della necessità di schierarsi per il NO. «Un testo raffazzonato – ha detto - che fa saltare tutti gli equilibri costituzionali; un testo scritto in maniera talmente farraginosa da non essere adatto nemmenoGiardino Caffè Nazionale - 29 lug 2016 ad un regolamento di condominio».

È seguito l’appassionato intervento di Sebastiano Aceto, consigliere comunale di Torchiara, che ha inquadrato il progetto riformatore del Governo Renzi in un vero e proprio attacco dei “poteri forti” ai danni dei lavoratori, i cui diritti avevano trovato per la prima volta cittadinanza proprio nella Costituzione nata dalla Resistenza.

Non meno galvanizzante è stato l’intervento di Agostino Abate, consigliere comunale di Agropoli, il quale ha provocatoriamente affermato che non ci si trova di fronte ad un riforma ma ad una vera e propria rivoluzione della Carta costituzionale, il cui vaglio referendario doveva quanto meno essere suddiviso per temi. Una riforma frutto dell’arroganza di un Governo, non diversa da quella che – con grave danno per la democrazia e per la comunità – si vive anche ad Agropoli nel rapporto con l’arroganza dell’amministrazione Giardino Caffè Nazionale - 29 lug 2016 (2)comunale.

Hanno chiuso la serata gli interventi di Arnaldo Miglino Nunziante Mastrolia.

Il primo ha evidenziato il filo rosso che collega la seconda parte della Costituzione, oggetto di revisione, alla prima, detentrice dei princìpi: «non è possibile stravolgere la seconda parte della Carta - ha spiegato il docente di diritto pubblico presso La Sapienza – e sostenere, allo stesso tempo, di non intaccarne, in questo modo, i princìpi».

Mastrolia, docente di sociologia generale e politica presso la LUISS, ha ribadito invece l’insussistenza del ragionamento secondo cui la Carta costituzionale è una norma ormai “vecchia”, che va riformata per essere adeguata ai tempi. «Non è così – ha detto Mastrolia – i Padri costituenti hanno voluto una struttura che rispondesse alle esigenze di una società aperta ed in continua trasformazione. Ed hanno bilanciato perfettamente le esigenze della libertà economica con i doveri di solidarietà sociale».

L’appuntamento è dopo la pausa estiva, nei due mesi che precederanno il referendum popolare di novembre, quando il Comitato organizzerà nuove iniziative per convincere i cittadini ad andare a votare ed a votare “No”.

Giardino Caffè Nazionale - 29 lug 2016 (5)Giardino Caffè Nazionale - 29 lug 2016 (1)

Roma, Ingroia: «quello di Attilio Manca un delitto di Stato, verità e giustizia una questione di democrazia»

Tranciante intervento dell’ex coordinatore del pool antimafia di Palermo, oggi legale della famiglia Manca, durante la presentazione del libro di Lorenzo Bando alla Camera dei Deputati

Suicidate Attilio MancaRoma. «Quello di Attilio Manca è un delitto di Stato». È quanto ha dichiarato Antonio Ingroia, già Procuratore aggiunto di Palermo e legale della famiglia Manca, durante la presentazione del libro ‘Suicidate Attilio Manca’ di Lorenzo Baldo che si è svolta giovedì 21 luglio presso l’aula Aldo Moro alla Camera dei Deputati.

«Un delitto – ha evidenziato l’ex magistrato – che si inserisce nel quadro di quella scellerata trattativa che uomini delle Istituzioni ai più alti livelli strinsero con i boss mafiosi, lasciandosi dietro una lunga scia di sangue.

Arrivare alla verità e alla giustizia su questo delitto di Stato, e sugli altri che ci sono dietro alla trattativa, è una questione di democrazia».

Alla presentazione del libro sono intervenuti, oltre all’autore, anche l’ On. Paolo Bolognesi, Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro; il Dott. Luca Manca, fratello di Attilio Manca; l’On. Giuseppe Lumia, Commissione Suicidate Attilio Manca 2parlamentare antimafia; l’Avv. Fabio Repici, co-legale della famiglia Manca. I lavori sono stati coordinati dal giornalista Maurizio Torrealta e l’attrice Annalisa Insardà ha letto alcuni brani tratti dal libro.

«Attilio Manca – ha concluso Ingroia – è stato vittima di uno Stato criminale, è finito schiacciato da quella rete di protezione mafioso-statale che proteggeva Bernardo Provenzano perché garante mafioso della trattativa.

In quanto ambasciatore dello Stato dentro la mafia, il boss doveva essere protetto, curato e tenuto al sicuro a qualsiasi costo, anche quello di uccidere un giovane medico inconsapevolmente chiamato a curarlo, come appunto Attilio Manca.

Questo spiega i vergognosi depistaggi e gli evidenti tentativi di insabbiamento che per anni hanno impedito di arrivare alla verità.

Per rilanciare le indagini abbiamo depositato un esposto alla Procura nazionale antimafia perché svolga quel ruolo di coordinamento e di impulso che le spetta nei confronti delle procure di Roma e di Messina, che finora hanno operato in modo tutt’altro che convergente. Purtroppo – ha concluso Ingroia – sembra che ancora nulla si muova».

Agropoli, le ruspe assaltano la banchina foranea del Lido Azzurro

Stavolta, però, non vi era nessuno dell’amministrazione a presidiare i lavori

Spiaggia Lido Azzurro - 23 lug 2016 (2)Agropoli. Dopo tante insistenze, del nostro giornale e di altri media, sulla necessità di rimediare in qualche modo allo scempio realizzato a sinistra del fiume Testene per volere dei big del palazzo, stamattina – sabato 23 luglio 2016 – di buon’ora, le ruspe sono andate all’assalto della diga foranea.

Non vi era nessuno dell’amministrazione a presidiare, come usano di solito fare ogni volta che si fanno dei lavori nella città. A presenziare al loro posto, invece, questa volta c’erano gli abitanti del luogo che osservavano speranzosi  gli escavatori nel mentre demolivano una parte della tanto decantata “promenade alfieriana” che, come dicemmo l’altra volta,  avrebbe dovuto servire a stupire gli ingenui Agropolesi. Lo scopo di questi lavori di oggi dovrebbe essere, con l’apertura di un varco di oltre 10 metri, quello di sperare Spiaggia Lido Azzurro (3)che l’acqua del mare, entrando, riesca a mettere in circolo le correnti marine in modo tale da spazzare via quel putridume che con la barriera chiusa s’era venuto a creare. E che tanto disastro, a dir poco, ha causato alla spiaggia ed al litorale tutto ed ha, inoltre, infestato l’aria di tutta la zona, una volta splendore di Agropoli.

I maggiorenti  dei vertici comunali sperano, con questo intervento, di cavarsela dal guaio fatto in precedenza. A tal proposito, noi, consapevoli di non essere dei tecnici specializzati in opere marine, abbiamo chiesto un parere a qualche esperto del settore, il quale, con molta sicurezza, ci ha detto che il rimedio adottato potrebbe rivelarsi insufficiente a risolvere una volta per sempre il problema: solo ripristinando l’originale assetto naturale del luogo si ovvierà al disastro causato; e per contrastare l’erosione marina occorre che la barriera foranea venga sommersa in modo tale da contrastare le correnti marine, salvaguardando anche la bellezza del panorama. Così come fecero gli amministratori che c’erano prima di questi, nel tratto di mare antistante il lungomare San Marco.

Agropoli, opposizione all’attacco sull’Ospedale

Manifesto dei consiglieri Abate, Rizzo e Malandrino contro Alfieri: «il re è nudo»

Ingresso OspedaleAgropoli. «L’inizio della fine risale al 2007». È questo l’esordio del nuovo manifesto firmato dai consiglieri di opposizione Agostino Abate, Vito Rizzo ed Emilio Malandrino, che denunciano la strumentalizzazione fatta dal sindaco di Agropoli, fin dalla sua prima elezione, sul tema Ospedale civile.

«Quando Alfieri è diventato sindaco – esordiscono i tre consiglieri comunali – l’ospedale di Agropoli era aperto. Oggi, quando lui è sindaco da nove anni e il suo Governatore è alla guida della Regione da 1 anno e mezzo, l’ospedale è chiuso e non vengono nemmeno garantiti i servizi estivi di emergenza».

«Cosa ha fatto in questo anno e mezzo? La risposta la danno i fatti: Alfieri è stato accontentato, è diventato consigliere del Presidente, mentre l’ospedale è chiuso!».

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Direttore responsabile:
Giuseppe Maniaci

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