Archivio maggio 2018

Si è nati ad Agropoli per morire a Vallo?

Agropoli, lo smantellamento dell’Ospedale civile crea nuovi attriti con Vallo della Lucania

Ospedale lavAgropoli. «Deceduto presso l’Ospedale S. Luca di Vallo della Lucania». È questa  la frase che si legge con troppa frequenza, ormai, sugli avvisi funebri che vengono affissi per la città. E se, fino a qualche tempo fa, ciò non veniva avvertito come un fatto strano, ora la gente comincia a recepirlo con un certo sconcerto. Infatti, la cadenza di questi annunci sta creando una certa preoccupazione tra i cittadini.

Qui non si tratta solo di persone molto avanti con gli anni, per cui qualcuno potrebbe anche obiettare ch’è un fatto naturale e fisiologico, ma anche di uomini e donne con meno carichi di anni. Il verificarsi di questa dinamica sta suscitando apprensione, se non vera e propria paura tra la popolazione agropolese, tanto che si va dicendo, forse anche per esorcizzare il “fenomeno” che «si è nati ad Agropoli per morire a Vallo».

Non è nostra intenzione seminare sfiducia verso il nosocomio di Vallo della Lucania ma c’è chi apertamente ripete che si sentiva più tranquillo quando l’Ospedale civile di Agropoli era aperto e funzionante a pieno regime.

Un ospedale, quello della nostra città, che la Regione Campania ha chiuso e che, dopo tanto tempo e tante lotte fatte dalle Organizzazioni sindacali e dai lavoratori, è stato riaperto con funzioni così minime che gli ammalati vengono ancora quasi sempre ricoverati al S. Luca di Vallo della Lucania.

Quest’ultima struttura, peraltro, è già affollata di pazienti, essendo l’unico presidio attrezzato del suo territorio. Ed è proprio per queste condizioni di affollamento che in molti credono che solo un ripotenziamento del nosocomio agropolese possa garantire quella rapidità di interventi in grado di assicurare una maggiore tranquillità della popolazione.

Un provvedimento bisognerà prenderlo, anche per rassicurare le persone che è tutto apposto. Occorre ampliare le attività d’intervento presso il presidio di Agropoli, con la presenza di qualificati e ulteriori medici e paramedici. Altrimenti questa situazione potrà suscitare frizione verso le autorità competenti, con grave pregiudizio per la tranquillità di tutti.

Agropoli, al passaggio del Giro d’Italia attivisti della Cgil e della Sinistra ricordano l’eccidio del popolo palestinese

Al centro della dimostrazione, la decisione degli organizzatori della corsa rosa di far partire il percorso dalla capitale israeliana

32313898_596121750743638_8076814200606818304_oAgropoli. Numerose le bandiere della Palestina e della Cgil che hanno sventolato sul lungomare S. Marco durante il passaggio del Giro d’Italia. Le motivazioni della dimostrazione sono racchiuse in un volantino diffuso dal sindacato: «Nel salutare tutti i corridori, lo staff tecnico, il personale di assistenza delle squadre e le troupe televisive, il sindacato Cgil e lo Spi-Cgil stigmatizzano fermamente, con un vibrante j’accuse alla direzione della corsa rosa, l’aver consentito che il Giro di quest’anno prendesse il via dalla città santa di Gerusalemme. A parere di lavoratori e cittadini, infatti, questo non era proprio il momento di stabilire un simile itinerario, in quanto i governanti dello Stato ebraico, da circa un mese a questa parte, stanno attuando un autentico eccidio del popolo palestinese nella striscia di Gaza. 20180512_135514

Il presidente israeliano, Benjamin Netanyahu, sta difatti continuando a consentire che i suoi soldati sparino contro donne, vecchi e bambini che protestano a mani nude per affermare il diritto a vivere in pace nella loro terra: fino ad ora sono state assassinate oltre 50 persone e i feriti sono diverse migliaia. Lo statista sanguinario, per nascondere i suoi guai di corruzione ed altro, sta portando lo scompiglio nel Medio oriente, correndo il rischio di incendiare tutto lo scacchiere di una regione già abbastanza provata dalla guerra in Siria e contro i ribelli dell’Isis. Mai e poi mai avrebbe dovuto essere omaggiato dalla partenza del Giro d’Italia proprio mentre si perpetua un simile massacro per bieco calcolo di potere.

20180512_134424Invero, il ciclismo è per antonomasia la corsa di popolo per la pace. Questo sport, popolare in Italia ed in Europa, è stato sempre un messaggio di pace e messaggeri di pace sono stati, e sono, i propri atleti popolari, che si sono battuti per la libertà. Un esempio significativo ci viene dalla lotta partigiana contro il nazifascismo, nel periodo 1943/1945, quando la bicicletta era diventato un mezzo di lotta della Resistenza contro la teppaglia nazista. Le due ruote venivano utilizzate dai partigiani per attraversare silenziosi le linee nemiche. Le staffette partigiane mantenevano i contatti con i combattenti, percorrendo chilometri in bici e portando gli ordini alle varie brigate. 

Tra costoro c’era anche il grande campione di ciclismo, Gino Bartali, che nella sua Toscana curava i collegamenti con i partigiani e, nei tubi del telaio della sua bicicletta, nascondeva i documenti che servirono per salvare molti cittadini di religione ebraica perseguitati dai tedeschi delle SS.

Per questi atti eroici proprio lo Stato ebraico ha insignito Bartali della più grande onorificenza: quella di Giusto tra le nazioni. Questo, e solo questo, è per gli Italiani il ciclismo che non avrebbe mai dovuto omaggiare gli attuali governanti di Tel Aviv. W il Giro d’Italia e w il Popolo palestinese»

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