Appalti e tangenti alla Provincia. Sentito ieri l’ufficiale del Ros che ha guidato le indagini. Prossima udienza a fine novembre

Tribunale-di-Salerno-tagliatoSalerno. C’erano 305 aziende nell’orbita del “cartello” gestito dai Citarella e da altri cinque capicordata. È quanto ha dichiarato ieri in udienza l’ufficiale del Ros dei Carabinieri Rubino Tomassetti in qualità di teste della Procura. La deposizione dell’investigatore che ha guidato le indagini si inserisce nel processo «Due Torri» che, dopo lo stralcio dei patteggiamenti, vede imputati i restanti tre imprenditori capicordata e due funzionari provinciali. Secondo gli inquirenti che sostengono l’accusa il sodalizio è riuscito ad accaparrarsi il grosso degli appalti banditi dall’ente Provincia negli anni tra il 2005 e il 2008.

L’ufficiale del Ros ha mostrato ai giudici della seconda sezione penale i file excel sequestrati nello studio di Gennaro Citarella, acquisiti da una pen-drive e da un hard-disk che il costruttore nocerino conservava in una cassaforte. In quei documenti gli investigatori hanno trovato la conferma di quanto già emerso in intercettazioni e faldoni di carte recuperate in Provincia.

È il quotidiano “la Città” a riportare un estratto della testimonianza. «Esisteva un sistema di spartizione – ha spiegato l’ufficiale dei carabinieri – secondo il quale i lavori venivano ripartiti tra gli appartenenti al cartello a prescindere da quale fosse stata la ditta vincitrice, alla quale si riconosceva una percentuale dal cinque al tredici percento».

Nel 2005 erano 64 le imprese che facevano parte del cartello, nell’anno successivo 156, tra il 2007 e il 2008 ben 225. Si è calcolato che nel corso degli anni il cartello ha coinvolto, nel complesso, 305 società. Riferibili a quattro capicordata nel 2005, a dieci nel 2006 e a sette nel 2008: Gennaro e Giovanni Citarella, Federico Spinelli, Emanuele Zangari, Giovanni Botta e Luigi Di Sarli. I primi cinque hanno patteggiato. Botta e Di Sarli sono invece ancora a processo insieme ai funzionari provinciali Raffaele Orefice e Franco Pio De Luca.

«Si facevano procedure di somma urgenza anche su lavori già aggiudicati, per farli continuare alle stesse imprese» ha spiegato ieri il teste. Nella prossima udienza, che si terrà a fine novembre, il presidente della Corte Vincenzo Siani si pronuncerà sull’ennesima eccezione sollevata dalle difese degli imputati che chiedono l’esclusione dai mezzi di prova dei file sequestrati dai Carabinieri.

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