Intervistato da BlastingNews, l’ex pm e leader di Rivoluzione Civile parla di unità a sinistra verso le prossime elezioni

ingroia-santi-apostoliRoma. A margine della kermesse “Insieme, per un nuovo centrosinistra” in piazza dei SS. Apostoli, Maurizio Ribechini di Blasting News ha avvicinato l’ex pm Antonio Ingroia, già candidato premier con Rivoluzione Civile nel 2013 e attualmente leader di Azione Civile, per porgli alcune domande sull’attuale fase politica.

Ingroia, lei ha partecipato sia all’assemblea del Teatro Brancaccio il 18 giugno, sia all’evento di questo 1° luglio nella piazza di Bersani e Pisapia. Secondo lei è possibile che questi due progetti collaborino?

«Innanzitutto bisogna incoraggiare il dialogo, vedere i punti di convergenza, i punti di distensione e aprire un confronto. Va detto che ci sono anche delle altre iniziative e piattaforme che si stanno muovendo. Per esempio nei giorni scorsi siamo stati a Latina e ci sarà a fine settembre un momento di incontro dei comitati per l’attuazione della Costituzione. Poi ci sono anche i movimenti puramente civici. Io credo che si debbano creare dei momenti di aggregazione fra questi tre “poli”: la componente civica, quella costituzionale e quella politica di sinistra, per poi favorire un momento di convergenza».

Pensa che realisticamente sia possibile un’unica lista alla sinistra del Pd alle prossime elezioni politiche?

«Io penso che si debba lavorare in questo senso, perché non bisogna dare agli avversari politici, ovvero alla destra e al PD (che appunto è un avversario) la possibilità di avere una totale frammentazione a sinistra. Bisogna insomma lavorarci sopra».

Lei crede che al giorno d’oggi ci siano possibilità per la sinistra di poter dialogare con il PD dopo l’uscita delle componenti di sinistra e la riconferma di Renzi come segretario?

«Io credo che il Partito Democratico sia entrato ormai in un processo di deriva irreversibile. La scelta di campo che ha fatto con l’assalto alla Costituzione divide per sempre le strade del popolo di sinistra e del popolo costituzionale rispetto alla classe dirigente del PD. Speriamo invece che il suo popolo e i tanti elettori democratici che hanno a cuore la Costituzione capiscano che questo PD va abbandonato al suo destino e che occorre passare dalla nostra parte: vale a dire dalla parte della Costituzione».

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