Agropoli, la relazione dell’antimafia e la campagna elettorale

L’allarme del procuratore generale Primicerio: «interessi dei clan nel basso Cilento»

AgropoliAgropoli. Nel momento in cui la campagna elettorale entra nel vivo, la relazione semestrale dell’Antimafia irrompe nel dibattito. Come riportato da vari organi di stampa il 23 maggio scorso, il procuratore generale distrettuale Leonida Primicerio ha messo nero su bianco che si registrano forti penetrazioni della criminalità organizzata, per mezzo di ingenti investimenti di somme economiche proventi da reato, nelle zone di Agropoli e Marina di Camerota.

Il procuratore generale cita nomi di clan ben conosciuti nell’ambiente e ciò viene anche a suffragare le denunce giornalistiche che, negli anni, sono comparse su questo giornale e che, sovente, sono state bollato come “allarmismo gratuito” dal notabilato locale.

Con questo non vogliamo esprimere alcun giudizio di merito ma ci atteniamo a quanto detto dagli organi inquirenti, perchè siamo convinti che le Forze dell’Ordine stiano svolgendo un lavoro importante per accertare ogni eventuale contaminazione del tessuto sociale, economico e politico del basso Cilento.

Tutti noi, invece, dobbiamo riflettere attentamente sulla necessità di mantenere sempre viva l’attenzione verso simili fenomeni al fine di salvaguardare la legalità e le libertà democratiche.

Pollica, Spira replica a Pisani: «Angelo era ostacolo di interessi speculativi»

L’ex segretario comunale contesta la tesi secondo cui l’omicidio del «Sindaco Pescatore» non abbia niente a che vedere con la malavita. Anzi, rilancia: «Vassallo sapeva che il territorio era stato invaso, così come tutto il Cilento, da organizzazioni camorristiche»

Angelo-Vassallo-Acciaroli-funerali-poster-torrePollica. «La mano armata che ha brutalmente eliminato una figura di così grande peso, non ha potuto essere uno qualsiasi, ma uno che lo ha visto come un insormontabile ostacolo ad un progetto che mai e poi mai il sindaco di Pollica avrebbe fatto passare contro le ragioni e gli interessi pubblici». A dichiararlo è Gerardo Spira, segretario comunale del Comune di Pollica negli anni delle amministrazioni guidate da Angelo Vassallo, che, con un articolo pubblicato sul periodico della “Fondazione Sindaco Pescatore”, ha voluto replicare anche a Stefano Pisani.

«Se riflettiamo su questo – continua l’avvocato Spira – ci accorgiamo che ogni discussione tesa a intaccare questo valore non ha compreso niente di ciò che è accaduto nel Cilento. Maledette le mani criminali che hanno progettato la sua fine, sperando di aprire la strada verso un obiettivo ben preciso.

Le indagini antimafia, contrarie al pensiero di qualcuno, vanno in questa direzione perché il territorio cilentano è stato, da tempo, già aggredito dagli interessi speculativi. E gli interessi speculativi non appartengono certamente alla cultura legale. Questa è propria del buon costume, prima ancora della legge, come saggiamente ripeteva Tacito. Il buon costume del cittadino non può essere confuso con la cultura della camorra, che attraverso violenze e prepotenze è abituata a calpestare regole e leggi. Il sindaco Vassallo lo aveva ben capito ed aveva un suo teorema per individuarne gli elementi. Agiva e disponeva, con ferma decisione, contro gli abusi e i poteri illegali. Non dobbiamo temere il pregiudizio di farci del male se ne parliamo, anche se è vero. Anzi ne dobbiamo parlare e ne dobbiamo parlare apertamente, perché soltanto con la trasparenza si può creare la rete di protezione contro un fenomeno occulto che esiste e che si è diffuso in tutto il Paese».

«Il Sindaco Pescatore – aggiunge Spira in un altro passaggio – sapeva che il territorio era stato invaso, così come tutto il Cilento, da organizzazioni camorristiche e alcune delle sue ordinanze “forti” sono la conferma della sua consapevole decisione di aggredire questa cultura. Quando un sindaco emette un’ordinanza, di pura violazione amministrativa, svolge il proprio dovere istituzionale. Quando, invece, la sua ordinanza è diretta a fermare o smantellare un illecito affare economico vuol dire che interviene in persona dello Stato sostituendo tutto e tutti. La forza della garanzia legale era il substrato dell’azione di Angelo Vassallo. Rispettiamo almeno la sua nobile ed elevata memoria – conclude l’ex segretario comunale di Pollica – abbassando rispettosamente la testa al suo sacrificio».

Pollica, frase chock del sindaco: «Vassallo non fu ucciso da camorra»

Il fratello Dario: «vada dai pm». Intanto il deputato Palazzotto (Sel) porta in Parlamento la mancata costituzione del comune guidato da Pisani nel processo «Due Torri bis»

Stefano-PisaniPollica. Alla vigilia del 5 settembre si attendevano, da lui, «alcune verità». Ma nessuno si aspettava una dichiarazione come quella pronunciata nel corso del Consiglio comunale di ieri: «L’omicidio di Vassallo non è dovuto alla presenza della camorra a Pollica».

A parlare è Stefano Pisani, che di Vassallo fu il vice e che oggi siede sulla poltrona del «sindaco pescatore». «La criminalità organizzata non va sottovalutata – ha aggiunto – ma oggi mi sento di escludere che sia stata la causa dell’omicidio di Angelo. La stessa Dda dice che ci sono degli interessi, ma non delle presenze acclarate».

Le sue dichiarazioni, inutile dirlo, sono rimbalzate come un boomerang su tutti i media. Non fosse altro perché sembrano smentire anche 5 anni di ricostruzioni e di pensieri unanimemente riportati da coloro che avevano affiancato Angelo Vassallo fino a quel tragico 5 settembre 2010, quando fu ammazzato da mano ancora ignota sulla via di casa.

«Se qualcuno pensa che Angelo non è stato ucciso dalla camorra ma da altri non deve dirlo ai giornalisti ma agli inquirenti» è stata la secca replica di Dario Vassallo, fratello del sindaco ucciso e presidente della Fondazione che porta il suo nome.

«Angelo è stato ammazzato dalla camorra dei colletti bianchi, quella che può decidere l’uccisione di un sindaco o la sua elezione» è infatti la convinzione di Dario. Che col sindaco Pisani ha ormai ben più di una divergenza. Come quella nata quando la sua Fondazione si è costituita parte civile al processo «Due Torri bis», sulla gestione dei lavori pubblici alla Provincia di Salerno, ed il Comune di Pollica è rimasto silente. «Perché non si sono costituiti anche loro? – si è chiesto Dario Vassallo – Angelo non era il sindaco di Pollica quando denunciava il pagamento di strade che non venivano realizzate?».

Un argomento affrontato, ieri sera, anche alla Camera dei Deputati da Erasmo Palazzotto (Sel) che in un suo intervento ha detto: «Non ci risulta che il comune di Pollica, presieduto da un sindaco del PD che siede nell’assemblea nazionale del PD, si sia costituito parte civile nel processo Due Torri bis, né che il Partito Democratico, che sarebbe titolato a farlo allo stesso modo, lo abbia fatto».

«Questo è un dovere morale per tutti noi, lo è ancora di più per chi rivendica la storia di Angelo» ha concluso il deputato di Sel.

Insomma, la frattura tra gli eredi politici e morali di Angelo Vassallo si è ormai concretizzata. E la soluzione appare quantomeno difficile.

Camorra, nuovo scontro Bindi – De Luca

La Commissione parlamentare antimafia a Napoli per due giorni dopo la morte del 17enne Genny

rosi-bindiNapoli. «La camorra è un dato costitutivo di questa società, di questa città, di questa regione. Siamo particolarmente preoccupati in questa fase». È quanto ha dichiarato la Presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi, al termine delle audizioni tenute dall’organismo da lei presieduto, appositamente giunto nel capoluogo di Regione dopo la morte del 17enne Genny Cesarano.

«Non negare la camorra è il primo atto per combatterla» ha spiegato la Bindi.

«Non mi offendo a dire che sono italiana e in Italia c’è un dato costitutivo costituito dalle mafie – ha aggiunto, poi, la Presidente della Commissione Antimafia – Napoli ha tantissimi elementi costitutivi, ha ragione il sindaco, come ne ha l’Italia. Ma hanno anche la camorra e le mafie. Se neghiamo il dato costitutivo, loro vinceranno. Per fortuna – ha concluso la Bindi – oggi tra gli elementi costitutivi c’è anche l’antimafia».

Sprezzante e sibillina, come al solito, la replica del Governatore della Campania, Vincenzo De Luca: «Considero un’offesa sconcertante a Napoli ed a tutti i nostri concittadini l’affermazione dell’onorevole Rosaria Bindi».

Una replica non molto diversa da quelle che, fino a qualche tempo fa, provenivano da alcuni politici siciliani a proposito dell’esistenza della mafia.

Cilento, allarme della Dia per gli investimenti della camorra

È quanto emerge dalla relazione semestrale presentata lunedì dal ministro dell’Interno al Parlamento e relativa ad indagini che coprono il periodo che va da giugno a dicembre del 2014

diaNel Cilento i clan cercano di ripulire capitali di provenienza illecita realizzando investimenti in ambito turistico. È quanto emerge dalla relazione semestrale della Dia, presentata lunedì dal ministro dell’Interno al Parlamento, e relativa ad indagini che coprono il periodo che va da giugno a dicembre del 2014.

Le Forze dell’Ordine tengono gli occhi aperti. E la politica?

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Giuseppe Maniaci

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