Campania, Azione Civile denuncia lo stato della sanità regionale

Il movimento accusa il Governatore, Vincenzo De Luca, e ricorda la chiusura dell’Ospedale di Agropoli

Ospedale-civile-di-Agropoli tagliatoNapoli. «Il governatore della Campania fa della sanità il suo salvadanaio a scapito dei cittadini passando dalle promesse elettorali alla chiusura delle strutture pediatriche».

Comincia così la nota diramata da Azione Civile Campania a proposito della Sanità regionale.

«Il sistema sanitario in Italia è alla frutta – continua la nota – ma non perché abbiamo bisogno di vitamine, più semplicemente si sta facendo una politica sulla salute dei cittadini che sempre più vede questi ultimi abbandonati a se stessi.

Si sta provvedendo alla chiusura di ospedali nei centri storici senza che queste strutture possano essere ricollocate sul territorio, ciò comporta per la Campania, e per Napoli che per densità di popolazione è la terza città d’Italia, gravi disguidi che si ripercuotono prima di tutto sulla salute dei piccoli, ma che poi porta grandi sofferenze anche ai lavoratori e agli indotti che vi girano intorno.

Per capire la gravità del fatto basti pensare che a Napoli dal primo luglio rimarrà attivo il solo soccorso pediatrico del Santobono. 

Ma il processo di distruzione della sanità pubblica è in atto da anni e coinvolge tutta la regione. Basti pensare, ad esempio, all’Agro-Nocerino-Sarnese dove vari presidi sanitari sono stati chiusi e la dislocazione ospedaliera è attualmente totalmente insufficiente per una popolazione di circa 400.000 abitanti, poco meno della metà dei residenti a Napoli o sempre per ricordare la chiusura dell’Ospedale di Agropoli che serviva il Cilento, terra tra l’altro di forte afflusso turistico.

La dura battaglia per far ripartire la sanità in Italia, non solo in Campania, va fatta e va costruita seriamente partendo da una ristrutturazione di tutto il sistema e tagliando gli sprechi ventennali che hanno rimpinguato solo le tasche di alcune ditte e di tanti dirigenti, non chiudendo le strutture.

Il riposizionamento dei posti letto va sicuramente impiantato ma la nuova mappa va fatta tenendo conto di tante cose, come ad esempio la mobilità sul territorio ancor di più se si devono spostare neonati e comunque persone in non perfette condizioni fisiche. Probabilmente alla fine i conti sui posti letto torneranno e De Luca festeggerà il suo “successo” poco importa se un malato non potrà ricevere subito le cure del caso perché prima di arrivare all’ospedale avrà fatto 100 KM, sperando che poi venga accolto come si deve.

Azione Civile Campania chiede in modo forte che vi sia una inversione di tendenza sulla salute di tutti, che da subito non si blocchino altri siti ospedalieri ma anzi - conclude la nota del movimento – che venga immediatamente sospesa la chiusura prevista per il primo luglio dello storico ospedale Annunziata che opera in città ed in regione da ottocento anni».

Regione, il giornalista Sandro Ruotolo fotografa il Pd

Il commento, con un post sul facebook, dopo l’ultima inchiesta giudiziaria che ha lambito il partito di Governo

Sandro Ruotolo«Dunque, parliamo del Pd campano. Vi ricordate di Nello Mastursi, capo della segreteria del presidente della Regione, Vincenzo De Luca? Faceva anche il vice segretario del Pd campano. Lo scorso novembre si dimise da tutto da un giorno all’altro perché indagato per corruzione dalla Procura di Roma. Oggi è la volta del presidente del Pd campano che si è autosospeso appena ha saputo di essere indagato in un’inchiesta sui casalesi. Poi c’è il segretario provinciale del Pd Venanzio Carpentieri che è anche sindaco di un comune del napoletano, Melito di Napoli, che è sotto osservazione della prefettura per sospette infiltrazioni della camorra. Ecco, il segretario nazionale del Pd e presidente del Consiglio, Matteo Renzi, molto presente a Napoli in questi giorni, che fa? A parte farsi fotografare in prefettura con la candidata Pd al comune di Napoli? Anche nel casertano le cose non vanno bene per il Pd. È indagato l’eurodeputato Pd Nicola Caputo con l’accusa di essere nelle mani della fazione del clan dei casalesi guidata dal boss pentito, Antonio Iovine. E poi ci sono i sindaci di Villa di Briano Dionigi Magliulo costretto a dimettersi dopo gli arresti al Comune e il sindaco in carica di Casapesenna anche loro indagati».

Campania, giovani Pd in rivolta: «pronti a lasciare l’organizzazione»

Documento di protesta firmato da quasi 2.300 iscritti (su 4.300 totali) contro le modalità del congresso regionale: «siamo chiamati tutti a una decisione drastica e dolorosa»

bandiere-giovani-democratici1Napoli. Si apre un nuovo fronte caldo per il Pd. Un’ampia maggioranza dei Giovani democratici della Campania ha inviato oggi una lettera aperta, firmata da oltre 2.300 iscritti ai Gd sui 4.300 totali della regione, in cui critica le modalità di convocazione e svolgimento del congresso regionale, indetto per oggi alle 17.30 nella sede del Pd della Campania . Una convocazione che, a detta degli estensori della protesta, sarebbe arrivata solo ieri sera.

A darne notizia è “la Repubblica” di Napoli e, addirittura, la fu “l’Unità”.

Si profila quindi uno strappo che potrebbe decimare i Gd campani: “Arrivati a questo punto – si legge infatti alla fine della lettera – siamo chiamati tutti a una decisione drastica e dolorosa: lasciare l’organizzazione che, con amore e dedizione, abbiamo costruito in questi anni, anche a causa di un Partito democratico della Campania che, anziché porsi come elemento terzo ed imparziale, ha deciso di non ascoltarci“.

La situazione dei Gd della Campania è già agitata da mesi, con polemiche interne che portarono a inizio dicembre 2015 alle dimissioni della segretaria regionale, Antonella Pepe, che è anche tra i firmatari del documento redatto oggi.

Sindacato, la Camusso commissaria la Cgil della Campania

La decisione scaturirebbe da un buco di bilancio quantificato in cinque milioni di euro

susanna-camussoNapoli. Da ieri la Cgil Campania e la Camera del Lavoro partenopea sono ufficialmente commissariate. A deciderlo è stata la Segretaria Generale del sindacato, Susanna Camusso, che ha sciolto gli organi direttivi e azzerato i quadri dirigenti.

La situazione economica in Campania del più importante sindacato d’Italia ha spinto, infatti, la leader della Cgil a rompere gli indugi e a varcare il Rubicone.

Il commissario della Cgil Campania sarà Giuseppe Spadaro (segretario Spi-Cgil Puglia) che avrà il compito – spiega la delibera di incarico – di “attuare un piano di risanamento delle due strutture e di tutte le società”.

Campania, Pepe (Gd) si dimette e accusa

L’ormai ex segretaria regionale dei Giovani democratici lascia con una lunga lettera indirizzata ai compagni: «molti sono sempre più lontani dal partito». E aggiunge: «sono a disagio quando pezzi del centrodestra campano e delle sua recente storia si iscrivono», «la Campania è piena di militanti che ogni giorno fanno i conti con un partito assente, con una classe dirigente frutto di compromessi, accordi, rendite di posizione»

Antonella-Pepe«Cari compagni, mi ero ripromessa di lasciare la mia lettera di dimissioni ad un uso prettamente interno. Ma il bene che voglio a quest’organizzazione mi impone di socializzare quanto accaduto ed il perchè della mia scelta». Comincia così la missiva di Antonella Pepe che, in queste ore, ha aperto un dibattito sullo stato dell’organizzazione giovanile del Pd.

«Mi dimetto da segretario regionale dei GD della Campania – spiega la Pepe – Un atto che devo a questa organizzazione per aver fallito nelle intenzioni che erano alla base del mio mandato. Sono cresciuta in una storia politica, di cui non tutti i miei coetanei hanno avuto il privilegio di fare parte. Quella in cui le organizzazioni giovanili rivendicavano con orgoglio la propria autonomia, la capacità di produrre conflitto, di essere spesso avamposto del partito stesso. Sono cresciuta con molti di quei compagni che all’organizzazione giovanile devono quel che oggi sono diventati. Amministratori, deputati, anche ministri. Perchè sono cresciuta in un luogo libero, in una grande scuola di politica, in un collettivo fatto di affetti e solidarietà, ma soprattutto in un luogo che era rimasto umano, allegro, come deve essere una casa abitata da tante ragazze e ragazzi. Insomma, sono stata fortunata, per un periodo di tempo della mia vita ho vissuto un’epoca che oggi a raccontarla sembra un sogno. Quando mi sono candidata a segretario regionale dei gd, evidentemente in maniera troppo ambiziosa, avevo il desiderio di tramandare questa storia. Di dare il mio tempo e il mio impegno, come altri avevano fatto per me, affinchè tanti ragazzi più giovani vivessero il mio stesso sogno. Scusatemi. Ho fallito. Non ho fatto i conti con i segni del tempo, con le mutazioni genetiche della “politica moderna”, col carrierismo cinico, con le “correnti disomogenee”, perchè fatte di persone e non di pensiero. Non ho fatto i conti con il fatto che tutto ciò potesse contaminare la mia generazione, al punto da trasformare anche chi ti aveva sempre camminato affianco. La difficile situazione campana era nota a molti di voi; una situazione dettata da ragioni diverse che vanno dall’abbandono di molti compagni, sempre più lontani dal partito democratico, in particolare quello campano e meridionale, alla stanchezza diffusa per un periodo di reggenza durato molto più a lungo di quanto atterrebbe alla vita democratica di un’organizzazione giovanile. Una condizione che, nonostante l’attivismo e il lavoro continuo fatto in questi anni, non è stata immune dagli attacchi e dagli interessi di qualcuno. Di fronte all’emergere di particolari criticità, a chi guida un’organizzazione con un mandato consegnatole da un congresso, non rimane che scegliere o di girarsi dall’altra parte garantendo la conservazione dell’esistente, o avere il coraggio anche di mettersi a nudo pur di salvare il proprio mandato politico. La mia scelta non poteva che ricadere sulla seconda. Ho denunciato senza farmi problemi ciò che vedevo, ho denunciato chi faceva accordi con pezzi della storia del centrodestra; ho denunciato chi con arroganza si presentava come il pezzo di “governo” in sfregio al lavoro quotidiano di centinaia di ragazzi. Oggi mi guardo intorno e quel che vedo non mi piace. Una organizzazione giovanile nazionale che nel tempo di una reggenza transitoria, si spinge oltre, fino a mutare la sua natura, sottende ad un rischio democratico al proprio interno grave per il futuro dei giovani democratici. Perchè a fare i conti con le nuove esigenze della nostra generazione avrebbero dovuto essere quei ragazzi, a cui, come unica missione, avevamo il compito di affidare e consegnare quel sogno. Ed invece abbiamo trasformato i giovani democratici, nei giovani del Pd, gli studenti in damerini, i portaborse in dirigenti, i precari in pessimisti, i fuori corso in falliti, “perchè la politica non è un alibi” tradendo quel mandato, tradendo la nostra storia, tradendo il sogno. Avevo creduto alla volontà di un percorso di traghettamento che servisse a far emergere un gruppo dirigente più autorevole e capace di includere. In questa logica ho accettato la scelta della reggenza ed anche il rimandare continuo del congresso. Un congresso che avrebbe dovuto svolgersi per sua scadenza naturale circa un anno fa e che, invece, ha prolungato il suo mandato con legittimità dettata da una direzione anch’essa scaduta. Da un mandato consegnato da una direzione nazionale, frutto di una modica statutaria per concederlo e con l’obiettivo di affidare ad un futuro gruppo dirigente l’organizzazione, ci siamo ritrovati a subire ragionamenti altri, ragionamenti di posizionamento congressuale senza che questo sia stato convocato, ne sia stata discussa la modalità di svolgimento ed il percorso. Addirittura si decide di chiudere arbitrariamente il tesseramento senza una convocazione del congresso e senza che si sia espressa la direzione nazionale, unico organo ad avere la legittimità di un mandato politico. Insomma, è stato un po’ come giocare due partite diverse su uno stesso campo da gioco. È evidente che un tale atteggiamento ha compromesso un rapporto di fiducia e di rispetto dei ruoli, ha evidenziato i limiti di un’azione di reggenza che si è mossa per stabilire nuovi equilibri e non garantire la risoluzione di quelle che pure rappresentano delle complessità importanti. Chiedo scusa se di questa colpa non mi sono voluta macchiare. Chiedo scusa perchè sono stata messa di fronte al bivio: la dignità, o il governo dei processi. Ed oggi scelgo la prima. Chiedo scusa a chi negli ultimi mesi si aspettava uno sforzo in più, forse queste dimissioni sarebbero dovute arrivare prima. Le mie, che sono stata eletta da un congresso, o quelle di un reggente eletto da una direzione. Ormai non lo so più. Dipende da con che occhi si guardano le cose. Io voglio continuare a guardarle con gli occhi della politica. Forse ho cominciato a far politica troppo presto, o forse voi troppo tardi, ma se le mie idee vi son sembrate vecchie, le vostre mi sembrano molto brutte. Sono a disagio quando pezzi del centrodestra campano e delle sua recente storia si iscrivono, o quando i segretari di partito fanno le richieste di adesione al posto dei ragazzi. Sono a disagio con il nepotismo come regola e con il trasversalismo degli interessi. Per questo, lascio spazio, mi faccio da parte. Le mie dimissioni rappresentano un atto dovuto. Non posso accompagnare un percorso al di fuori del mandato che mi è stato consegnato. Non posso accettare che si discuta della mia regione con superficialità o con secondi fini. La Campania è piena di militanti che ogni giorno fanno i conti con un partito assente, con una classe dirigente frutto di compromessi, accordi, rendite di posizione. La giovanile campana ha sempre rappresentato un baluardo contro tutto questo. Pensare di poter sacrificare tutto questo in nome di una finta unità, di accordi nazionali, non solo non mi appartiene, ma non può avvenire con la mia complicità.

Certo, non metto da parte il mio sogno, e il mio dovere di ripagare l’organizzazione giovanile per quello che mi ha dato in questi anni. Per questo, con chi è rimasto a pensarla come me, continuerò a lottare per la giovanile che vorrei. Se vi è mancato – conclude l’ormai ex segretaria regionale dei Gd – rivedrete il mio entusiasmo».

Direttore responsabile:
Giuseppe Maniaci

Editore:
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