Agropoli, la relazione dell’antimafia e la campagna elettorale

L’allarme del procuratore generale Primicerio: «interessi dei clan nel basso Cilento»

AgropoliAgropoli. Nel momento in cui la campagna elettorale entra nel vivo, la relazione semestrale dell’Antimafia irrompe nel dibattito. Come riportato da vari organi di stampa il 23 maggio scorso, il procuratore generale distrettuale Leonida Primicerio ha messo nero su bianco che si registrano forti penetrazioni della criminalità organizzata, per mezzo di ingenti investimenti di somme economiche proventi da reato, nelle zone di Agropoli e Marina di Camerota.

Il procuratore generale cita nomi di clan ben conosciuti nell’ambiente e ciò viene anche a suffragare le denunce giornalistiche che, negli anni, sono comparse su questo giornale e che, sovente, sono state bollato come “allarmismo gratuito” dal notabilato locale.

Con questo non vogliamo esprimere alcun giudizio di merito ma ci atteniamo a quanto detto dagli organi inquirenti, perchè siamo convinti che le Forze dell’Ordine stiano svolgendo un lavoro importante per accertare ogni eventuale contaminazione del tessuto sociale, economico e politico del basso Cilento.

Tutti noi, invece, dobbiamo riflettere attentamente sulla necessità di mantenere sempre viva l’attenzione verso simili fenomeni al fine di salvaguardare la legalità e le libertà democratiche.

Paestum, va in scena lo spettacolo dell’associazione Progetto 21

La giovane compagnia teatrale di Ogliastro debutta con la commedia di Eduardo De Filippo «la fortuna con l’effe maiuscola»

Progetto 21 bisPaestum. «La vera galera è la miseria» scrive Eduardo in chiusura della sua opera. Ed i giovani della compagnia teatrale di Ogliastro Cilento sono riusciti ad esprimere pienamente il senso di dignità insito nella povertà in cui «la fortuna con l’effe maiuscola» è ambientata.

L’associazione Progetto 21, infatti, ha fatto il suo debutto lunedì 1 agosto, nell’ambito della rassegna Sipario Aperto in corso a Paestum.

È stata l’occasione per fare cultura e spettacolo in una cornice che esprime millenni di storia.

La trama della commedia è nota: in un misero e gelido appartamento di due stanze, vive la famiglia Ruòppolo. Giovanni, scrivano, si batte tra mille difficoltà per sbarcare il lunario mentre sua moglie, Cristina, bada alle faccende di casa. Con loro vive Enricuccio, figlio della sorella di Cristina – morta poco dopo la nascita del figlio e di padre ignoto. Enricuccio è un sempliciotto, ha ventisei anni ed è sofferente di nervi, che con il suo comportamento infantile e dispettoso è spesso causa di contrasto in famiglia. Nel frattempo, l’avvocato Manzillo – per il quale Giovanni lavora occasionalmente, viene a proporre un affare: un suo cliente, il giovane barone Sandrino di Torrepadula, anch’egli di padre ignoto, è pronto a pagare diecimila lire purché Giovanni lo riconosca come figlio, permettendogli così di presentarsi con tutte le carte in regola alla nobile famiglia della sua fidanzata e in definitiva di ottenere il consenso per il matrimonio. Spinto dalla necessità e dalla fame, Giovanni accetta e intasca l’anticipo. Successivamente si presenta a Erricuccio il notaio Giuseppe Bagnulo, vecchio amico di famiglia negli anni in cui i Ruoppolo vivevano molto più agiatamente. Il notaio rivela una incredibile notizia: Federico Ruoppolo, emigrato in America tanti anni prima, è morto ed ha lasciato quale erede universale il fratello Giovanni…Ma alla notizia che Giovanni è proprio in procinto di legittimarsi un figlio non suo, il notaio è preoccupatissimo: occorre avvisare subito Giovanni perché non faccia sciocchezze, l’atto gli farebbe perdere qualsiasi diritto sull’eredità a favore di Sandrino. Il testamento infatti impone una precisa condizione: nel caso in cui Giovanni avesse un figlio legittimo, l’eredità passerebbe a lui. Il caso vuole che un forte shock faccia perdere la parola a Enricuccio che non può avvisare il padre. Quindi Erricuccio viene visitato dal dott. Gervasi che diagnostica un trauma di origine nervosa: il ragazzo si è “infantilito” e solo un nuovo choc repentino e violento potrebbe restituirgli la parola. Giovanni riconosce il Barone come suo figlio ed Enricuccio cerca invano di impedirglielo; per sua sfortuna, lo shock che gli fa tornare la voce è tardivo, e quando Enricuccio riesce a riferire al padre le parole del notaio è Giovanni ad avere un forte shock e a rimanere temporaneamente senza parole. Alla fine con astuzia e nonostante la perfidia del Barone che non vuole concedergli nemmeno un piccolo lascito dell’eredità, Giovanni riesce ad incastrare il Barone autodenunciandosi per falso in atto pubblico, che lo condurrà sì in carcere ai sensi della legge ma da ricco.

La redazione di Trasparenza & Legalità si complimenta con le ragazze ed i ragazzi di Progetto 21 per l’ottima interpretazione offerta.

Salerno, relazione dell’antimafia: allarme riciclaggio nel Cilento

Dopo i Fabbrocino mettono radici sulla costa anche gli uomini legati ai Cuccaro. Forti interessi ed investimenti lungo il litorale tra Agropoli e Marina di Camerota

dia_2Salerno. Il fenomeno del riciclaggio di denaro sporco e dello spaccio di droga nel Cilento è una delle novità contenute nella lunga analisi del Procuratore generale presso la Corte d’Appello di Salerno, Leonida Primicerio, inserita nell’ultima relazione della Direzione Nazionale Antimafia sullo stato della criminalità organizzata, pubblicata quest’oggi dal quotidiano la Città.

L’attività illecita maggiormente in crescita nel Cilento, infatti, sarebbe quella del riciclaggio e del reimpiego sul territorio di ingenti flussi di denaro di illecita provenienza, investiti in loco da sodalizi c.d. “esogeni”, provenienti, in particolare, dalla zona del Napoletano. «Emblematici – si legge nella relazione – sono, in tal senso, sia gli interessi economici del clan Fabbrocino, sia i risultati di una più recente attività investigativa che ha accertato la presenza di interessi del clan Cuccaro, proveniente dalla zona di San Giorgio a Cremano, Cercola e San Giuseppe Vesuviano, sul territorio di Agropoli e Camerota».

Cilento, spaccio di droga: Damiani condannato a 6 anni e 4 mesi

Il «brasiliano» è anche indagato per l’omicidio di Angelo Vassallo

Tribunale-Vallo1-421x198Vallo della Lucania. Spaccio nel Cilento, condannato a sei anni e quattro mesi di reclusione, oltre a una multa di 30mila euro, Bruno Humberto Damiani, alias ‘o brasiliano.

Il reato di spaccio continuato di stupefacenti sarebbe stato commesso ad Acciaroli nell’estate del 2010, durante la stagione in cui venne ucciso il “sindaco pescatore”, per il cui omicidio il 33enne è indagato insieme ad altre tre persone. Nel corso del dibattimento si è proceduto al riesame del teste: Damiani si è proclamato innocente spiegando di aver fatto uso di stupefacenti ma di non avere mai spacciato droga.

Bruno Humberto Damiani era stato estradato in Italia dalla Colombia nell’aprile del 2015 dopo un lungo periodo di irreperibilità e latitanza trascorso in Sudamerica. Lo stesso, infatti, dall’estate del 2011 si era reso inizialmente irreperibile e, quindi, latitante, a seguito di due distinti provvedimenti restrittivi emessi nei sui confronti dall’ufficio gip presso il tribunale di Salerno, uno dei quali proprio inerente le indagini svolte sul fenomeno dello spaccio di droga ad Acciaroli dell’estate del 2010.

Comuni Alto Cilento, opposizione all’attacco: «l’Unione dei miracoli ci ha portato il mare»

Nuovo manifesto di denuncia da parte dei consiglieri Aceto, Giordano, Castellano, Di Renzo, Oricchio, Chirico e Vaccaro

Torchiara_1Torchiara. Non trova pace l’Unione dei Comuni dell’Alto Cilento. Quell’Unione dei Comuni presieduta dal sindaco di Agropoli, Franco Alfieri, la cui gestione è stata fortemente contestata dai consiglieri d’opposizione Sebastiano Aceto, Filomarino Giordano, Mario Castellano (consiglieri dell’Unione), Domenico Di Renzo, Giuseppe Oricchio (consiglieri di Torchiara), Marzia Chirico e Domenico Vaccaro (consiglieri di Lustra).

Costoro, infatti, sono i firmatari di un nuovo manifesto contro la giunta dell’ente, il cui testo è leggibile qui di seguito.

 «Constatato che l’Unione dei Comuni Alto Cilento, giuste deleghe ad essa conferite dalle rispettive amministrazioni comunali, ha in animo di realizzare delle attività di pulizia dei litorali e degli arenili dei comuni associati…».

Quella sopra riportata è la citazione testuale della premessa alla determina di liquidazione della spesa per l’azienda che sta effettuando la pulizia dei litorale e degli arenili del comune di Agropoli. Non si comprende, pertanto, cosa abbiano a che fare i comuni collinari, che il mare lo vedono, bene che vada, solo da lontano con tale attività di pulizia e perchè debbano delegare l’Unione dei Comuni a farlo, quando è evidente che questo problema riguarda il solo comune di Agropoli, che, quindi, dovrebbe affrontarlo e risolverlo con risorse finanziarie proprie.

Si replica così, la sciagurata vicenda della rimozione della posidonia (un’alga marina) dalla spiaggia del porticciolo di Agropoli di cui si è fatta carico in passato, inspiegabilmente, l’Unione dei comuni Alto Cilento con esiti disastrosi che hanno portato allo spreco di più di 100mila euro, senza risolvere il problema.

I cittadini onesti, che pagano le tasse e che in questi tempi di crisi, a volte, fanno fatica a mettere insieme il pranzo con la cena dovrebbero indignarsi per questo scempio che si fa del denaro pubblico e chiedere conto ai loro Sindaci del modo in cui essi rappresentano e tutelano i loro interessi ed i loro bisogni all’interno dell’Unione dei Comuni Alto Cilento, del tutto sorda a quelle che sono le esigenze dei territori collinari: servizi efficienti ed accessibili a tutti, protezione del territorio e prevenzione dei fenomeni derivanti dall’incuria e dal dissesto idrogeologico, strade decenti etc.

Soprattutto se si tiene conto che mentre Presidente e Giunta unionale si dilettano, irresponsabilmente, con queste amenità facendo intendere di aver portato il mare in collina, l’Unione dei Comuni Alto Cilento danza sull’orlo di un precipizio costituito da una situazione debitoria sempre più pesante e preoccupante che nel 2015 è ancora peggiorata, soprattutto e sempre, per la scelta autolesionistica di farsi carico della gestione della raccolta e smaltimento dei rifiuti per conto del Comune di Agropoli. Difatti al 31 dicembre 2015 risulta, secondo i dati SIOPE (non è un pericoloso covo di sovversivi, ma il Sistema Informatico che registra le entrate e le uscite della Pubblica Amministrazione), che essa ha pagato per lo svolgimento di tale servizio 4 milioni e 865mila euro ricevendo in cambio dal Comune di Agropoli 2 milioni 708mila euro con una differenza negativa di 2 milioni 161mila euro. Inoltre, essa ha ricevuto dalla BCC come anticipazione di cassa 3 milioni 93mila euro, dei quali ne ha restituiti solo 2 milioni 31mila  producendo un ulteriore debito di 1 milione 62mila euro… Ed intanto per i cittadini di Agropoli i sacchetti per la raccolta differenziata sono un miraggio. Ma non finisce qui perché bisogna mettere ancora nel conto insieme ad altre consistenti voci di spesa, di cui non si comprendono la natura e le finalità, i 325.509,00 euro di spese per il personale dipendente (15 unità, secondo il revisore) e collaboratori. Chi sono costoro? Cosa fanno? Con quale beneficio per i cittadini? E dove svolgono la loro prestazione lavorativa visto che l’Unione non ha una sede propria? E chi sono e cosa fanno collaboratori e consulenti?

E a cosa serviva il famoso concorso “paghi due e prendi otto”, che indetto originariamente per due posti a part-time ha portato, sinora, all’assunzione di otto unità, volate subito dopo, per comando o mobilità, verso altri Enti (Comune di Agropoli in primis)?

E come si pensa di ripianare questi altri debiti? Con altri mutui trentennali con la Cassa Depositi e Prestiti e con altre generose e sostanziose, che prima o poi dovranno essere, comunque, restituite, anticipazioni di cassa da parte della BCC? Senza contare l’enorme mole di interessi che questo debito comporta.

Prima che questa gestione politica ed amministrativa, a dir poco sciagurata, provochi altri gravi ed irreparabili danni crediamo sia giunto il momento di un intervento urgente e risolutivo delle Autorità preposte che porti in tempi brevissimi e senza ulteriori indugi al Commissariamento e se necessario allo scioglimento dell’Unione dei Comuni Alto Cilento a tutela degli interessi dei cittadini e dei principi di un sano e produttivo utilizzo del denaro pubblico.

Direttore responsabile:
Giuseppe Maniaci

Editore:
Associazione «Trasparenza & Legalità»

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