Elezioni politiche, Giordano (LeU): «per niente intimorito dalla forza del Pd e di Alfieri»

Il vicesindaco di Sala Consilina, candidato di Liberi e Uguali per il collegio uninominale di Agropoli, rivendica il ruolo del Vallo di Diano sullo scenario politico nazionale

luigi-giordanoSala Consilina. E’ stato consigliere comunale, segretario di sezione del Psi, consigliere provinciale con delega all’urbanistica, assessore provinciale agli appalti con la giunta Andria e, infine, vicesindaco del Comune nel Vallo di Diano. Luigi Giordano, avvocato e candidato di Liberi e Uguali per il collegio uninominale di Agropoli per la Camera dei Deputati, ha un’esperienza politica di lungo corso.

«Sono orgogliosamente socialista» dichiara Giordano, raggiunto al telefono dalla redazione di Trasparenza & Legalità. «Il Vallo di Diano – continua il candidato – è orfano di una rappresentanza politica da oltre 25 anni e per questo è diventato una terra di conquista. Facendo una battuta, si potrebbe dire che dopo il carcere o il tribunale ci manca solo che vengano portate via pure le donne. Così diventeremo il deserto dei Tartari».

giordano-con-gorbaciovQuella di Giordano, lo si capisce subito, si presenta come una candidatura dalla forte valenza territoriale: «bisogna interrompere la spirale della contrapposizione tra Cilento e Vallo di Diano. Fin dagli anni ’80 è in progetto la realizzazione di un’arteria che metta in collegamento diretto queste due aree strategiche e, per migliorare la comunicazione e far sparire ogni diffidenza, la sua realizzazione potrebbe essere una proposta molto seria».

Nessun timore, poi, nemmeno per la forza elettorale del suo sfidante in quota Pd: «Franco (Alfieri, ndr) è un amico. La battaglia sarà difficile ma so che non faremo come un ex assessore regionale che faceva la campagna elettorale portando nel cofano dell’automobile i decreti di pagamento. Del resto – conclude Giordano – la mia candidatura serve anche a lui per arginare il voto a 5 stelle e mostrare i muscoli non sempre ripaga».

Agropoli, la relazione dell’antimafia e la campagna elettorale

L’allarme del procuratore generale Primicerio: «interessi dei clan nel basso Cilento»

AgropoliAgropoli. Nel momento in cui la campagna elettorale entra nel vivo, la relazione semestrale dell’Antimafia irrompe nel dibattito. Come riportato da vari organi di stampa il 23 maggio scorso, il procuratore generale distrettuale Leonida Primicerio ha messo nero su bianco che si registrano forti penetrazioni della criminalità organizzata, per mezzo di ingenti investimenti di somme economiche proventi da reato, nelle zone di Agropoli e Marina di Camerota.

Il procuratore generale cita nomi di clan ben conosciuti nell’ambiente e ciò viene anche a suffragare le denunce giornalistiche che, negli anni, sono comparse su questo giornale e che, sovente, sono state bollato come “allarmismo gratuito” dal notabilato locale.

Con questo non vogliamo esprimere alcun giudizio di merito ma ci atteniamo a quanto detto dagli organi inquirenti, perchè siamo convinti che le Forze dell’Ordine stiano svolgendo un lavoro importante per accertare ogni eventuale contaminazione del tessuto sociale, economico e politico del basso Cilento.

Tutti noi, invece, dobbiamo riflettere attentamente sulla necessità di mantenere sempre viva l’attenzione verso simili fenomeni al fine di salvaguardare la legalità e le libertà democratiche.

Paestum, va in scena lo spettacolo dell’associazione Progetto 21

La giovane compagnia teatrale di Ogliastro debutta con la commedia di Eduardo De Filippo «la fortuna con l’effe maiuscola»

Progetto 21 bisPaestum. «La vera galera è la miseria» scrive Eduardo in chiusura della sua opera. Ed i giovani della compagnia teatrale di Ogliastro Cilento sono riusciti ad esprimere pienamente il senso di dignità insito nella povertà in cui «la fortuna con l’effe maiuscola» è ambientata.

L’associazione Progetto 21, infatti, ha fatto il suo debutto lunedì 1 agosto, nell’ambito della rassegna Sipario Aperto in corso a Paestum.

È stata l’occasione per fare cultura e spettacolo in una cornice che esprime millenni di storia.

La trama della commedia è nota: in un misero e gelido appartamento di due stanze, vive la famiglia Ruòppolo. Giovanni, scrivano, si batte tra mille difficoltà per sbarcare il lunario mentre sua moglie, Cristina, bada alle faccende di casa. Con loro vive Enricuccio, figlio della sorella di Cristina – morta poco dopo la nascita del figlio e di padre ignoto. Enricuccio è un sempliciotto, ha ventisei anni ed è sofferente di nervi, che con il suo comportamento infantile e dispettoso è spesso causa di contrasto in famiglia. Nel frattempo, l’avvocato Manzillo – per il quale Giovanni lavora occasionalmente, viene a proporre un affare: un suo cliente, il giovane barone Sandrino di Torrepadula, anch’egli di padre ignoto, è pronto a pagare diecimila lire purché Giovanni lo riconosca come figlio, permettendogli così di presentarsi con tutte le carte in regola alla nobile famiglia della sua fidanzata e in definitiva di ottenere il consenso per il matrimonio. Spinto dalla necessità e dalla fame, Giovanni accetta e intasca l’anticipo. Successivamente si presenta a Erricuccio il notaio Giuseppe Bagnulo, vecchio amico di famiglia negli anni in cui i Ruoppolo vivevano molto più agiatamente. Il notaio rivela una incredibile notizia: Federico Ruoppolo, emigrato in America tanti anni prima, è morto ed ha lasciato quale erede universale il fratello Giovanni…Ma alla notizia che Giovanni è proprio in procinto di legittimarsi un figlio non suo, il notaio è preoccupatissimo: occorre avvisare subito Giovanni perché non faccia sciocchezze, l’atto gli farebbe perdere qualsiasi diritto sull’eredità a favore di Sandrino. Il testamento infatti impone una precisa condizione: nel caso in cui Giovanni avesse un figlio legittimo, l’eredità passerebbe a lui. Il caso vuole che un forte shock faccia perdere la parola a Enricuccio che non può avvisare il padre. Quindi Erricuccio viene visitato dal dott. Gervasi che diagnostica un trauma di origine nervosa: il ragazzo si è “infantilito” e solo un nuovo choc repentino e violento potrebbe restituirgli la parola. Giovanni riconosce il Barone come suo figlio ed Enricuccio cerca invano di impedirglielo; per sua sfortuna, lo shock che gli fa tornare la voce è tardivo, e quando Enricuccio riesce a riferire al padre le parole del notaio è Giovanni ad avere un forte shock e a rimanere temporaneamente senza parole. Alla fine con astuzia e nonostante la perfidia del Barone che non vuole concedergli nemmeno un piccolo lascito dell’eredità, Giovanni riesce ad incastrare il Barone autodenunciandosi per falso in atto pubblico, che lo condurrà sì in carcere ai sensi della legge ma da ricco.

La redazione di Trasparenza & Legalità si complimenta con le ragazze ed i ragazzi di Progetto 21 per l’ottima interpretazione offerta.

Salerno, relazione dell’antimafia: allarme riciclaggio nel Cilento

Dopo i Fabbrocino mettono radici sulla costa anche gli uomini legati ai Cuccaro. Forti interessi ed investimenti lungo il litorale tra Agropoli e Marina di Camerota

dia_2Salerno. Il fenomeno del riciclaggio di denaro sporco e dello spaccio di droga nel Cilento è una delle novità contenute nella lunga analisi del Procuratore generale presso la Corte d’Appello di Salerno, Leonida Primicerio, inserita nell’ultima relazione della Direzione Nazionale Antimafia sullo stato della criminalità organizzata, pubblicata quest’oggi dal quotidiano la Città.

L’attività illecita maggiormente in crescita nel Cilento, infatti, sarebbe quella del riciclaggio e del reimpiego sul territorio di ingenti flussi di denaro di illecita provenienza, investiti in loco da sodalizi c.d. “esogeni”, provenienti, in particolare, dalla zona del Napoletano. «Emblematici – si legge nella relazione – sono, in tal senso, sia gli interessi economici del clan Fabbrocino, sia i risultati di una più recente attività investigativa che ha accertato la presenza di interessi del clan Cuccaro, proveniente dalla zona di San Giorgio a Cremano, Cercola e San Giuseppe Vesuviano, sul territorio di Agropoli e Camerota».

Cilento, spaccio di droga: Damiani condannato a 6 anni e 4 mesi

Il «brasiliano» è anche indagato per l’omicidio di Angelo Vassallo

Tribunale-Vallo1-421x198Vallo della Lucania. Spaccio nel Cilento, condannato a sei anni e quattro mesi di reclusione, oltre a una multa di 30mila euro, Bruno Humberto Damiani, alias ‘o brasiliano.

Il reato di spaccio continuato di stupefacenti sarebbe stato commesso ad Acciaroli nell’estate del 2010, durante la stagione in cui venne ucciso il “sindaco pescatore”, per il cui omicidio il 33enne è indagato insieme ad altre tre persone. Nel corso del dibattimento si è proceduto al riesame del teste: Damiani si è proclamato innocente spiegando di aver fatto uso di stupefacenti ma di non avere mai spacciato droga.

Bruno Humberto Damiani era stato estradato in Italia dalla Colombia nell’aprile del 2015 dopo un lungo periodo di irreperibilità e latitanza trascorso in Sudamerica. Lo stesso, infatti, dall’estate del 2011 si era reso inizialmente irreperibile e, quindi, latitante, a seguito di due distinti provvedimenti restrittivi emessi nei sui confronti dall’ufficio gip presso il tribunale di Salerno, uno dei quali proprio inerente le indagini svolte sul fenomeno dello spaccio di droga ad Acciaroli dell’estate del 2010.

Direttore responsabile:
Giuseppe Maniaci

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