Campania, giovani Pd in rivolta: «pronti a lasciare l’organizzazione»

Documento di protesta firmato da quasi 2.300 iscritti (su 4.300 totali) contro le modalità del congresso regionale: «siamo chiamati tutti a una decisione drastica e dolorosa»

bandiere-giovani-democratici1Napoli. Si apre un nuovo fronte caldo per il Pd. Un’ampia maggioranza dei Giovani democratici della Campania ha inviato oggi una lettera aperta, firmata da oltre 2.300 iscritti ai Gd sui 4.300 totali della regione, in cui critica le modalità di convocazione e svolgimento del congresso regionale, indetto per oggi alle 17.30 nella sede del Pd della Campania . Una convocazione che, a detta degli estensori della protesta, sarebbe arrivata solo ieri sera.

A darne notizia è “la Repubblica” di Napoli e, addirittura, la fu “l’Unità”.

Si profila quindi uno strappo che potrebbe decimare i Gd campani: “Arrivati a questo punto – si legge infatti alla fine della lettera – siamo chiamati tutti a una decisione drastica e dolorosa: lasciare l’organizzazione che, con amore e dedizione, abbiamo costruito in questi anni, anche a causa di un Partito democratico della Campania che, anziché porsi come elemento terzo ed imparziale, ha deciso di non ascoltarci“.

La situazione dei Gd della Campania è già agitata da mesi, con polemiche interne che portarono a inizio dicembre 2015 alle dimissioni della segretaria regionale, Antonella Pepe, che è anche tra i firmatari del documento redatto oggi.

Campania, Pepe (Gd) si dimette e accusa

L’ormai ex segretaria regionale dei Giovani democratici lascia con una lunga lettera indirizzata ai compagni: «molti sono sempre più lontani dal partito». E aggiunge: «sono a disagio quando pezzi del centrodestra campano e delle sua recente storia si iscrivono», «la Campania è piena di militanti che ogni giorno fanno i conti con un partito assente, con una classe dirigente frutto di compromessi, accordi, rendite di posizione»

Antonella-Pepe«Cari compagni, mi ero ripromessa di lasciare la mia lettera di dimissioni ad un uso prettamente interno. Ma il bene che voglio a quest’organizzazione mi impone di socializzare quanto accaduto ed il perchè della mia scelta». Comincia così la missiva di Antonella Pepe che, in queste ore, ha aperto un dibattito sullo stato dell’organizzazione giovanile del Pd.

«Mi dimetto da segretario regionale dei GD della Campania – spiega la Pepe – Un atto che devo a questa organizzazione per aver fallito nelle intenzioni che erano alla base del mio mandato. Sono cresciuta in una storia politica, di cui non tutti i miei coetanei hanno avuto il privilegio di fare parte. Quella in cui le organizzazioni giovanili rivendicavano con orgoglio la propria autonomia, la capacità di produrre conflitto, di essere spesso avamposto del partito stesso. Sono cresciuta con molti di quei compagni che all’organizzazione giovanile devono quel che oggi sono diventati. Amministratori, deputati, anche ministri. Perchè sono cresciuta in un luogo libero, in una grande scuola di politica, in un collettivo fatto di affetti e solidarietà, ma soprattutto in un luogo che era rimasto umano, allegro, come deve essere una casa abitata da tante ragazze e ragazzi. Insomma, sono stata fortunata, per un periodo di tempo della mia vita ho vissuto un’epoca che oggi a raccontarla sembra un sogno. Quando mi sono candidata a segretario regionale dei gd, evidentemente in maniera troppo ambiziosa, avevo il desiderio di tramandare questa storia. Di dare il mio tempo e il mio impegno, come altri avevano fatto per me, affinchè tanti ragazzi più giovani vivessero il mio stesso sogno. Scusatemi. Ho fallito. Non ho fatto i conti con i segni del tempo, con le mutazioni genetiche della “politica moderna”, col carrierismo cinico, con le “correnti disomogenee”, perchè fatte di persone e non di pensiero. Non ho fatto i conti con il fatto che tutto ciò potesse contaminare la mia generazione, al punto da trasformare anche chi ti aveva sempre camminato affianco. La difficile situazione campana era nota a molti di voi; una situazione dettata da ragioni diverse che vanno dall’abbandono di molti compagni, sempre più lontani dal partito democratico, in particolare quello campano e meridionale, alla stanchezza diffusa per un periodo di reggenza durato molto più a lungo di quanto atterrebbe alla vita democratica di un’organizzazione giovanile. Una condizione che, nonostante l’attivismo e il lavoro continuo fatto in questi anni, non è stata immune dagli attacchi e dagli interessi di qualcuno. Di fronte all’emergere di particolari criticità, a chi guida un’organizzazione con un mandato consegnatole da un congresso, non rimane che scegliere o di girarsi dall’altra parte garantendo la conservazione dell’esistente, o avere il coraggio anche di mettersi a nudo pur di salvare il proprio mandato politico. La mia scelta non poteva che ricadere sulla seconda. Ho denunciato senza farmi problemi ciò che vedevo, ho denunciato chi faceva accordi con pezzi della storia del centrodestra; ho denunciato chi con arroganza si presentava come il pezzo di “governo” in sfregio al lavoro quotidiano di centinaia di ragazzi. Oggi mi guardo intorno e quel che vedo non mi piace. Una organizzazione giovanile nazionale che nel tempo di una reggenza transitoria, si spinge oltre, fino a mutare la sua natura, sottende ad un rischio democratico al proprio interno grave per il futuro dei giovani democratici. Perchè a fare i conti con le nuove esigenze della nostra generazione avrebbero dovuto essere quei ragazzi, a cui, come unica missione, avevamo il compito di affidare e consegnare quel sogno. Ed invece abbiamo trasformato i giovani democratici, nei giovani del Pd, gli studenti in damerini, i portaborse in dirigenti, i precari in pessimisti, i fuori corso in falliti, “perchè la politica non è un alibi” tradendo quel mandato, tradendo la nostra storia, tradendo il sogno. Avevo creduto alla volontà di un percorso di traghettamento che servisse a far emergere un gruppo dirigente più autorevole e capace di includere. In questa logica ho accettato la scelta della reggenza ed anche il rimandare continuo del congresso. Un congresso che avrebbe dovuto svolgersi per sua scadenza naturale circa un anno fa e che, invece, ha prolungato il suo mandato con legittimità dettata da una direzione anch’essa scaduta. Da un mandato consegnato da una direzione nazionale, frutto di una modica statutaria per concederlo e con l’obiettivo di affidare ad un futuro gruppo dirigente l’organizzazione, ci siamo ritrovati a subire ragionamenti altri, ragionamenti di posizionamento congressuale senza che questo sia stato convocato, ne sia stata discussa la modalità di svolgimento ed il percorso. Addirittura si decide di chiudere arbitrariamente il tesseramento senza una convocazione del congresso e senza che si sia espressa la direzione nazionale, unico organo ad avere la legittimità di un mandato politico. Insomma, è stato un po’ come giocare due partite diverse su uno stesso campo da gioco. È evidente che un tale atteggiamento ha compromesso un rapporto di fiducia e di rispetto dei ruoli, ha evidenziato i limiti di un’azione di reggenza che si è mossa per stabilire nuovi equilibri e non garantire la risoluzione di quelle che pure rappresentano delle complessità importanti. Chiedo scusa se di questa colpa non mi sono voluta macchiare. Chiedo scusa perchè sono stata messa di fronte al bivio: la dignità, o il governo dei processi. Ed oggi scelgo la prima. Chiedo scusa a chi negli ultimi mesi si aspettava uno sforzo in più, forse queste dimissioni sarebbero dovute arrivare prima. Le mie, che sono stata eletta da un congresso, o quelle di un reggente eletto da una direzione. Ormai non lo so più. Dipende da con che occhi si guardano le cose. Io voglio continuare a guardarle con gli occhi della politica. Forse ho cominciato a far politica troppo presto, o forse voi troppo tardi, ma se le mie idee vi son sembrate vecchie, le vostre mi sembrano molto brutte. Sono a disagio quando pezzi del centrodestra campano e delle sua recente storia si iscrivono, o quando i segretari di partito fanno le richieste di adesione al posto dei ragazzi. Sono a disagio con il nepotismo come regola e con il trasversalismo degli interessi. Per questo, lascio spazio, mi faccio da parte. Le mie dimissioni rappresentano un atto dovuto. Non posso accompagnare un percorso al di fuori del mandato che mi è stato consegnato. Non posso accettare che si discuta della mia regione con superficialità o con secondi fini. La Campania è piena di militanti che ogni giorno fanno i conti con un partito assente, con una classe dirigente frutto di compromessi, accordi, rendite di posizione. La giovanile campana ha sempre rappresentato un baluardo contro tutto questo. Pensare di poter sacrificare tutto questo in nome di una finta unità, di accordi nazionali, non solo non mi appartiene, ma non può avvenire con la mia complicità.

Certo, non metto da parte il mio sogno, e il mio dovere di ripagare l’organizzazione giovanile per quello che mi ha dato in questi anni. Per questo, con chi è rimasto a pensarla come me, continuerò a lottare per la giovanile che vorrei. Se vi è mancato – conclude l’ormai ex segretaria regionale dei Gd – rivedrete il mio entusiasmo».

Movimento Forconi, duro botta e risposta tra Provincia di Salerno, CGIL e Giovani democratici

Polemiche dopo l’approvazione a Palazzo Sant’Agostino della mozione Cammarota

movimento-dei-forconi 9 dicembreSalerno. Ieri mattina presso Palazzo Sant’Agostino, sede della provincia di Salerno, è stata approvata la mozione di sostegno al movimento dei “forconi” presentata dal consigliere Antonio Cammarota,“In queste ore un moto di partecipazione spontanea e popolare per le strade di tutta Italia, e quindi anche della nostra provincia, coinvolge migliaia e migliaia di cittadini, in un movimento senza etichette né etichettature, solo con la bandiera del nostro tricolore. Sono in campo tutte le categorie sociali, studenti, braccianti, operai, ceti medi, un popolo intero finalmente protagonista unito nella disperazione, che denuncia la drammatica crisi economica, sociale e morale della Nazione; che accusa la casta, le banche, le Istituzioni; che contesta questa Europa, della moneta e non dei popoli, della finanza e non della politica, che umilia la sovranità nazionale. Compete a questa Istituzione, in forza del ruolo di rappresentanza del popolo sovrano della provincia di Salerno, dare ascolto al movimento e condividerne le motivazioni”. Con queste parole il consigliere provinciale ha invitato il presidente della Provincia di Salerno, Antonio Iannone, a sostenere tutte le ragioni di questa protesta.

Non si è fatta attendere la risposta del Segretario Generale CGIL Campania, Franco Tavella, “Fa un grave errore un’istituzione come la Provincia di Salerno che si propone di cavalcare la protesta dei forconi con un atteggiamento populista e demagogico. Vorrei ricordare al governo provinciale che non una sola parola è stata spesa in queste settimane a favore di migliaia di lavoratori idraulico-forestali che sono senza stipendio da diciassette mesi. Non c’è stata nessuna mozione di sostegno a quei lavoratori della Provincia di Salerno che, solo tre giorni fa, sono stati ingiustamente identificati e portati in Questura per aver semplicemente presidiato un incrocio di Napoli” ha concluso Tavella.

Antonella-PepeDura anche la reazione dei Giovani democratici, che attraverso una nota congiunta da parte del segretario regionale, Antonella Pepe e la coordinatrice dei Gd Campania, Fabiana Feo, hanno dichiarato: “La Provincia di Salerno si conferma ancora una volta uno degli ultimi baluardi per i “nostalgici” del Ventennio in Italia. La mozione approvata puzza di fascismo e ci ricorda vecchie e buie pagine di storia che speravamo non sarebbero mai tornate. Antonio Iannone, presidente abusivo di Palazzo S.Agostino, non si smentisce e ci regala un’altra perla di mala politica e demagogia partorita dalla sua maggioranza di centrodestra. Siamo costretti a constatare che qualcuno preferisce cavalcare il malcontento mettendo da parte il buonsenso che dovrebbe essere proprio di chi ricopre incarichi istituzionali. Pazienza, ma avvertiamo Iannone che i Giovani democratici – come sempre – saranno dall’altra parte della barricata a difesa della democrazia e della libertà”.

Salerno, congresso Pd. Annunziata ci ripensa. Gd solidali con Pedace

Documento di amministratori e dirigenti dell’organizzazione giovanile in appoggio all’ex Segretario provinciale

PedaceSalerno. Avevano spedito insieme un documento firmato di proprio pugno alla Commissione nazionale per il congresso, indicando le ragioni che li avevano costretti a ritirare la candidatura per la segreteria provinciale del Pd. Il 25enne Vincenzo Pedace ed il 47enne Sergio Annunziata. Sempre insieme avevano indetto una conferenza stampa per domenica pomeriggio dove avrebbero spiegato nel dettaglio le irregolarità che avevano determinato una competizione non democratica col segretario uscente Nicola Landolfi. Ma a quella conferenza Annunziata non si è mai presentato ed in meno di 24 ore ha cambiato radicalmente idea. Pedace ha dovuto quindi proseguire da solo questa “battaglia di dignità” (come l’ha definita in conferenza) illustrando anche il timore che un simile atteggiamento della Federazione possa essere una ritorsione per la mancata assegnazione delle deleghe al vice-ministro e sindaco incompatibile Vincenzo De Luca. A suo sostegno oggi arriva anche un documento firmato da venti amministratori e dirigenti dei Giovani democratici di tutta la provincia che ribadiscono il loro sostegno e la loro vicinanza all’ex Segretario. Di seguito il testo.

«Abbiamo aderito all’organizzazione giovanile del Partito democratico perché convinti della necessità di riportare entusiasmo e di riavvicinare al centrosinistra i tanti giovani che non si riconoscono più nel partito. Giovani spesso eletti negli organismi universitari o nei territori. Volevamo coinvolgere anche un’intera generazione che spesso viene dimenticata nelle scelte politiche.
Sintesi di questo nostro agire è stata la candidatura a Segretario provinciale del Pd di Vincenzo Pedace, fino a pochi giorni fa nostro Segretario dei Gd salernitani. La novità di questa candidatura, non solo generazionale, è stata rappresentata pure dalla sua volontà di affrontare il percorso congressuale lasciando il ruolo che ricopriva nella giovanile. Si è trattato di un chiaro segnale di discontinuità con la classe dirigente attuale. Quest’ondata di aria fresca però si è subito scontrata con le solite logiche che governano il Pd, specie in vista degli appuntamenti congressuali. Tutto ciò non può che demolire la sostanza “dell’essere giovani”. Ciò che è stato fatto a Vincenzo Pedace è stato fatto anche a tutti noi e a tutti quei giovani che, in un modo o in un altro, nonostante la crisi ideologica e morale, si sono impegnati  con passione in battaglie per il territorio, la legalità e la democrazia laddove spesso il Pd dei “grandi” è stato latitante. Impedire una leale e regolare competizione ad un giovane, spingendolo finanche a ritirare la candidatura, è un fatto di assoluta gravità.

In un partito con una così precaria agibilità democratica, sempre chiuso nelle sue stanze, perché mai i giovani dovrebbero ancora impegnare il proprio tempo e le proprie (poche) risorse partecipando anche alle primarie per la scelta del segretario nazionale? Che senso avrebbe?

Oggi a Salerno non possiamo più dire “vinca il migliore”. Si sa chi vincerà. Ma non è detto che sarà il migliore».

Seguono i firmatari del documento.

Maddalena Anna Chirico, (Direzione nazionale Giovani democratici); Antonio Vassallo, (Assessore Comune di Pollica), Carmine G. Parisi, (Segretario Gd UniSa); Vito Iuzzolino, (Segretario Gd San Gregorio Magno); Anna Raviele, (Membro Commissione provinciale Congresso Pd Salerno); Marco Pastore, (Assessore Gd del Comune di San Mango Piemonte); Marzia Fasano, (Direttivo Pd Vietri sul Mare); Domenico Chirico, (Segretario Gd Teggiano); Luca Casciano, (Run Salerno); Giacomo Tortoriello, (Segretario Gd Romagnano al Monte); Antonio Morriello, (Direzione regionale Gd Campania); Roberta Oddati, (Direzione regionale Gd Campania)Alfonso D’Arienzo, (Segretario Gd Vietri sul Mare); Marilina Di Napoli, (Delegata nazionale Run Salerno); Cristiano Campitelli, (Segretario Gd Bellosguardo); Raffaele Bassi, (Direttore circolo Ecodem Salerno); Vincenzo Sansone, (Già consigliere di amministrazione Unisa); Gennaro Quaranta, (Segretario Gd Castel San Giorgio); Andrea Marino, (Direttivo Pd Pellezzano); Mariangela Lepore, (Run Salerno); Alessio Cairone, (Segretario Gd Battipaglia); Despina Diakanthos, (Commissione tesseramento Gd Salerno); Antonella Aliberti (Segretario Gd Pellezzano).

La polemica, Pepe (Gd) e Vaccaro (Pd) sferzano De Luca sull’incompatibilità

Anche Cozzolino e Russo all’attacco. Dalle pagine di “Repubblica” coro di proteste nel partito contro il sindaco: «che errore mantenere i due incarichi, si dimetta»

delucaaa«Si nasce incendiari e si muore pompieri». A dichiararlo è Antonella Pepe, Segretario regionale dei Giovani democratici della Campania, che così commenta l’ennesimo rinvio da parte del sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, sull’applicazione della legge che stabilisce l’incompatibilità dei suoi incarichi. Il primo cittadino infatti continua a fare sia il sindaco di Salerno sia il vice-ministro alle Infrastrutture del Governo Letta. Una situazione che si protrae ormai da oltre 4 mesi e che ha visto, appena due giorni fa, il Consiglio Comunale della sua città prendere ancora altro tempo. Ma se il Pdl è pieno di politici che conservano la doppia poltrona, nel Pd i suoi colleghi Zanonato e Delrio (ex sindaci di Padova e Reggio Emilia) si sono dimessi subito dopo aver accettato l’incarico nel governo, ed il suo comportamento crea sempre più imbarazzo. «Ormai è una classe dirigente vecchia e doppio-moralista, che prima parlava di rinnovamento e poi vive per l’autoconservazione – attacca Pepe – I Giovani democratici da tempo stanno conducendo una battaglia contro i doppi incarichi e continueremo a farla anche se riguarda esponenti del nostro partito».

A rincarare la dose ci pensa anche il deputato Guglielmo Vaccaro che pone un ironico quesito: «Siamo di fronte a un esempio di cialtroneria istituzionale?». Per l’uomo di Enrico Letta in Campania «è indegna la scelta del viceministro alle Infrastrutture che continua a manovrare il consiglio comunale di Salerno per poter sedere più a lungo possibile su due poltrone del potere pubblico. Forse – si chiede Vaccaroabbiamo smarrito il senso del tempo storditi dalle tre cocenti sconfitte rimediate dal Pd in Campania nel 2010 alle regionali, nel 2011 alle comunali e nel 2013 alle politiche? Come è noto con il decreto legge 138, convertito in legge 148 del 2011, le cariche di parlamentare e di governo sono incompatibili con qualsiasi altra carica pubblica elettiva, una norma chiarissima». Guglielmo Vaccaro condanna quella che per lui è una «folle giustificazione» a uno «sfregio al buon senso, allo spirito del tempo e alla credibilità del Pd».

Ma il malcontento nel partito è più vasto. Come spiega il deputato europeo Andrea Cozzolino: «È un errore mantenere i due incarichi. A maggior ragione, se non gli danno le deleghe da viceministro, io dico a Enzo: rassegna le dimissioni da sottosegretario e continua a fare quella cosa bellissima che è il sindaco di Salerno». Per l’europarlamentare «quella di “Repubblica” è una frustata utile, giusta, che chiama il Pd a un’iniziativa. Si è molto discusso di Napoli e poco della Campania, e dobbiamo sapere che Napoli da sola non ce la può fare. Il limite della nostra opposizione ha origine in due circostanze: il candidato presidente De Luca, sconfitto da Caldoro nel 2010, sbagliò a dimettersi dal consiglio regionale, lasciando il centrosinistra senza leader in aula, c’è quindi una sua responsabilità politica. E poi su di noi ha pesato l’eredità politica e il confronto con l’era Bassolino, e questo ci ha impedito di fare attività politica».

Ancora più duro con De Luca è Peppe Russo, per tre anni capogruppo democratico in consiglio regionale: «De Luca farebbe bene a dimettersi da primo cittadino senza utilizzare mezzucci che fanno male a lui stesso, l’eclettismo è tipico del personaggio». Poi un attacco secco: «De Luca non giochi con le istituzioni, per uno che ha sempre avuto idiosincrasia per le carte questo lavorio burocratico messo in piedi è roba da azzeccagarbugli che non gli fa onore. Mi aspetto ora – chiosa l’ex capogruppo – che ci sia un partito che lo richiami ai propri doveri e responsabilità».

Direttore responsabile:
Giuseppe Maniaci

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