Campania, giovani Pd in rivolta: «pronti a lasciare l’organizzazione»

Documento di protesta firmato da quasi 2.300 iscritti (su 4.300 totali) contro le modalità del congresso regionale: «siamo chiamati tutti a una decisione drastica e dolorosa»

bandiere-giovani-democratici1Napoli. Si apre un nuovo fronte caldo per il Pd. Un’ampia maggioranza dei Giovani democratici della Campania ha inviato oggi una lettera aperta, firmata da oltre 2.300 iscritti ai Gd sui 4.300 totali della regione, in cui critica le modalità di convocazione e svolgimento del congresso regionale, indetto per oggi alle 17.30 nella sede del Pd della Campania . Una convocazione che, a detta degli estensori della protesta, sarebbe arrivata solo ieri sera.

A darne notizia è “la Repubblica” di Napoli e, addirittura, la fu “l’Unità”.

Si profila quindi uno strappo che potrebbe decimare i Gd campani: “Arrivati a questo punto – si legge infatti alla fine della lettera – siamo chiamati tutti a una decisione drastica e dolorosa: lasciare l’organizzazione che, con amore e dedizione, abbiamo costruito in questi anni, anche a causa di un Partito democratico della Campania che, anziché porsi come elemento terzo ed imparziale, ha deciso di non ascoltarci“.

La situazione dei Gd della Campania è già agitata da mesi, con polemiche interne che portarono a inizio dicembre 2015 alle dimissioni della segretaria regionale, Antonella Pepe, che è anche tra i firmatari del documento redatto oggi.

Capaccio, il Forum dei Giovani organizza «Natale in Agorà»

Il coordinatore Antonio Maffeo: «saranno due giorni di festa in piazza»

Natale in Agorà“Natale in Agorà”, è questo il nome dell’evento natalizio organizzato dal Forum dei Giovani di Capaccio con il patrocinio del Comune di Capaccio, dell’Assessorato al Commercio e alle Attività produttive e dell’Assessorato allo Sport. Saranno due giorni di festa in Piazza. La prima serata con la collaborazione dell’associazione “Uniti per Capaccio”, infatti, “L’Angolo dell’artigianato”, si svolgerà in Piazza Santini domenica 20 dicembre a partire dalle ore 20.00, con la partecipazione del “contastorie” Domenico Monaco e della fotografa Annalisa Maffia. Ci sarà “Sorridi con Babbo Natale”, mentre il Rotaract Club Paestum parteciperà all’evento con una raccolta di libri e giocattoli che saranno donati alla casa famiglia Mickey Mouse. Il tutto incorniciato dalla magia dei mercatini di Natale che orneranno la Piazza. La domenica successiva invece, il 27 dicembre, “Arriva Babbo Natale”, con la collaborazione delle associazioni “Oltreterra”, “Madhava”, “A. D. e N.”,” Lega dei diritti degli handicappati”, “Oratorio San Vito Martire”, “Insieme” e “sottosezione Unitalsi di Capaccio” evento che si svolgerà presso la Sala Erica, con l’accoglienza dalle ore 19.00 per proseguire con la lezione di yoga, i doni di Natale e il rinfresco che concluderà le due domeniche di festa. Durante la serata saranno presenti anche i giovani soci della Bcc di Aquara e della Bcc di Capaccio che doneranno le caratteristiche calze ai bambini indigenti del nostro comune.

Campania, Pepe (Gd) si dimette e accusa

L’ormai ex segretaria regionale dei Giovani democratici lascia con una lunga lettera indirizzata ai compagni: «molti sono sempre più lontani dal partito». E aggiunge: «sono a disagio quando pezzi del centrodestra campano e delle sua recente storia si iscrivono», «la Campania è piena di militanti che ogni giorno fanno i conti con un partito assente, con una classe dirigente frutto di compromessi, accordi, rendite di posizione»

Antonella-Pepe«Cari compagni, mi ero ripromessa di lasciare la mia lettera di dimissioni ad un uso prettamente interno. Ma il bene che voglio a quest’organizzazione mi impone di socializzare quanto accaduto ed il perchè della mia scelta». Comincia così la missiva di Antonella Pepe che, in queste ore, ha aperto un dibattito sullo stato dell’organizzazione giovanile del Pd.

«Mi dimetto da segretario regionale dei GD della Campania – spiega la Pepe – Un atto che devo a questa organizzazione per aver fallito nelle intenzioni che erano alla base del mio mandato. Sono cresciuta in una storia politica, di cui non tutti i miei coetanei hanno avuto il privilegio di fare parte. Quella in cui le organizzazioni giovanili rivendicavano con orgoglio la propria autonomia, la capacità di produrre conflitto, di essere spesso avamposto del partito stesso. Sono cresciuta con molti di quei compagni che all’organizzazione giovanile devono quel che oggi sono diventati. Amministratori, deputati, anche ministri. Perchè sono cresciuta in un luogo libero, in una grande scuola di politica, in un collettivo fatto di affetti e solidarietà, ma soprattutto in un luogo che era rimasto umano, allegro, come deve essere una casa abitata da tante ragazze e ragazzi. Insomma, sono stata fortunata, per un periodo di tempo della mia vita ho vissuto un’epoca che oggi a raccontarla sembra un sogno. Quando mi sono candidata a segretario regionale dei gd, evidentemente in maniera troppo ambiziosa, avevo il desiderio di tramandare questa storia. Di dare il mio tempo e il mio impegno, come altri avevano fatto per me, affinchè tanti ragazzi più giovani vivessero il mio stesso sogno. Scusatemi. Ho fallito. Non ho fatto i conti con i segni del tempo, con le mutazioni genetiche della “politica moderna”, col carrierismo cinico, con le “correnti disomogenee”, perchè fatte di persone e non di pensiero. Non ho fatto i conti con il fatto che tutto ciò potesse contaminare la mia generazione, al punto da trasformare anche chi ti aveva sempre camminato affianco. La difficile situazione campana era nota a molti di voi; una situazione dettata da ragioni diverse che vanno dall’abbandono di molti compagni, sempre più lontani dal partito democratico, in particolare quello campano e meridionale, alla stanchezza diffusa per un periodo di reggenza durato molto più a lungo di quanto atterrebbe alla vita democratica di un’organizzazione giovanile. Una condizione che, nonostante l’attivismo e il lavoro continuo fatto in questi anni, non è stata immune dagli attacchi e dagli interessi di qualcuno. Di fronte all’emergere di particolari criticità, a chi guida un’organizzazione con un mandato consegnatole da un congresso, non rimane che scegliere o di girarsi dall’altra parte garantendo la conservazione dell’esistente, o avere il coraggio anche di mettersi a nudo pur di salvare il proprio mandato politico. La mia scelta non poteva che ricadere sulla seconda. Ho denunciato senza farmi problemi ciò che vedevo, ho denunciato chi faceva accordi con pezzi della storia del centrodestra; ho denunciato chi con arroganza si presentava come il pezzo di “governo” in sfregio al lavoro quotidiano di centinaia di ragazzi. Oggi mi guardo intorno e quel che vedo non mi piace. Una organizzazione giovanile nazionale che nel tempo di una reggenza transitoria, si spinge oltre, fino a mutare la sua natura, sottende ad un rischio democratico al proprio interno grave per il futuro dei giovani democratici. Perchè a fare i conti con le nuove esigenze della nostra generazione avrebbero dovuto essere quei ragazzi, a cui, come unica missione, avevamo il compito di affidare e consegnare quel sogno. Ed invece abbiamo trasformato i giovani democratici, nei giovani del Pd, gli studenti in damerini, i portaborse in dirigenti, i precari in pessimisti, i fuori corso in falliti, “perchè la politica non è un alibi” tradendo quel mandato, tradendo la nostra storia, tradendo il sogno. Avevo creduto alla volontà di un percorso di traghettamento che servisse a far emergere un gruppo dirigente più autorevole e capace di includere. In questa logica ho accettato la scelta della reggenza ed anche il rimandare continuo del congresso. Un congresso che avrebbe dovuto svolgersi per sua scadenza naturale circa un anno fa e che, invece, ha prolungato il suo mandato con legittimità dettata da una direzione anch’essa scaduta. Da un mandato consegnato da una direzione nazionale, frutto di una modica statutaria per concederlo e con l’obiettivo di affidare ad un futuro gruppo dirigente l’organizzazione, ci siamo ritrovati a subire ragionamenti altri, ragionamenti di posizionamento congressuale senza che questo sia stato convocato, ne sia stata discussa la modalità di svolgimento ed il percorso. Addirittura si decide di chiudere arbitrariamente il tesseramento senza una convocazione del congresso e senza che si sia espressa la direzione nazionale, unico organo ad avere la legittimità di un mandato politico. Insomma, è stato un po’ come giocare due partite diverse su uno stesso campo da gioco. È evidente che un tale atteggiamento ha compromesso un rapporto di fiducia e di rispetto dei ruoli, ha evidenziato i limiti di un’azione di reggenza che si è mossa per stabilire nuovi equilibri e non garantire la risoluzione di quelle che pure rappresentano delle complessità importanti. Chiedo scusa se di questa colpa non mi sono voluta macchiare. Chiedo scusa perchè sono stata messa di fronte al bivio: la dignità, o il governo dei processi. Ed oggi scelgo la prima. Chiedo scusa a chi negli ultimi mesi si aspettava uno sforzo in più, forse queste dimissioni sarebbero dovute arrivare prima. Le mie, che sono stata eletta da un congresso, o quelle di un reggente eletto da una direzione. Ormai non lo so più. Dipende da con che occhi si guardano le cose. Io voglio continuare a guardarle con gli occhi della politica. Forse ho cominciato a far politica troppo presto, o forse voi troppo tardi, ma se le mie idee vi son sembrate vecchie, le vostre mi sembrano molto brutte. Sono a disagio quando pezzi del centrodestra campano e delle sua recente storia si iscrivono, o quando i segretari di partito fanno le richieste di adesione al posto dei ragazzi. Sono a disagio con il nepotismo come regola e con il trasversalismo degli interessi. Per questo, lascio spazio, mi faccio da parte. Le mie dimissioni rappresentano un atto dovuto. Non posso accompagnare un percorso al di fuori del mandato che mi è stato consegnato. Non posso accettare che si discuta della mia regione con superficialità o con secondi fini. La Campania è piena di militanti che ogni giorno fanno i conti con un partito assente, con una classe dirigente frutto di compromessi, accordi, rendite di posizione. La giovanile campana ha sempre rappresentato un baluardo contro tutto questo. Pensare di poter sacrificare tutto questo in nome di una finta unità, di accordi nazionali, non solo non mi appartiene, ma non può avvenire con la mia complicità.

Certo, non metto da parte il mio sogno, e il mio dovere di ripagare l’organizzazione giovanile per quello che mi ha dato in questi anni. Per questo, con chi è rimasto a pensarla come me, continuerò a lottare per la giovanile che vorrei. Se vi è mancato – conclude l’ormai ex segretaria regionale dei Gd – rivedrete il mio entusiasmo».

Unisa, dibattito dei Giovani comunisti su diritto di resistenza e lotte sociali

«Quando la repressione è frutto di un ariete legale: il Codice Rocco» è il tema che sarà discusso presso la Facoltà di Giurisprudenza, con riferimento alle recenti condanne inflitte per gli scontri in Val di Susa

Diritto di resistenza e lotte socialiFisciano. Il tema è di quelli che dovrebbero interrogare: le regole che limitano il diritto al dissenso sono al passo con i tempi? «È di fine gennaio 2015 la Sentenza riguardante gli scontri in Val di Susa nel 2011 conclusasi con 47 condannati per un totale di 140 anni di carcere. Possono ancora le norme ereditate dal vecchio Codice Rocco sanzionare libere opinioni, stili di vita e lotte sociali?».

A organizzare il dibattito, che si terrà presso l’aula verde della Facoltà di Giurisprudenza, sono i Giovani comunisti, l’organizzazione giovanile di Rifondazione.

I lavori saranno introdotti da Rossella Puca (del Collettivo autonomo di Giurisprudenza) e vedranno l’intervento di Francesco Schiaffo (professore di Criminologia Unisa), Giso Amendola (professore di sociologia Unisa), Italo Di Sabato (Responsabile Nazionale Osservatorio sulla Repressione), Francesco Caruso (Professore di Sociologia Università di Catanzaro) e Eduardo Sorge (Laboratorio politico ISKRA).
Verrà proiettato un videomessaggio delle partigiane Lidia Menapace e Maite Iervolino e tutto il convegno sarà live su Radio Vostok.

L’appunamento è per mercoledì 11 marzo 2015, ore 10.00, Aula Verde di Giurisprudenza.

Salerno, politiche giovanili: Amesci e Anci Giovani parlano di Erasmus+

Incontro presso la Camera di Commercio con Enrico Borrelli, Antonio Vassallo e Pierpaola Cascione

Erasmus plusSalerno. Enrico Maria Borrelli, presidente Amesci (associazione nazionale di promozione sociale che ha come mission lo sviluppo di capitale umano attraverso l’empowrement delle giovani generazioni); Antonio Vassallo, coordinatore Anci Giovani Campania e Pierpaola Cascione, esperta di progettazione e politiche comunitarie hanno illustrato stamattina le opportunità offerte dal nuovo programma europeo per i giovani.

L’evento rientra nel ciclo di seminari previsti nell’ambito del protocollo d’intesa siglato lo scorso 28 febbraio da Amesci e Anci Giovani.

In virtù del protocollo le Amministrazioni interessate potranno ospitare la presentazione ai giovani e alle associazioni del territorio del programma europeo per i giovani, entrato in vigore lo scorso 1 gennaio, che prevede per il prossimo settennato un investimento di 14,6 Miliardi di euro destinati a sostenere azioni nel campo dello sport, dell’istruzione, della formazione e della partecipazione giovanile.

L’obiettivo è quello di permettere ai giovani campani di conoscere più da vicino le misure che l’Europa prevede a sostegno dei giovani e dei loro progetti.

Direttore responsabile:
Giuseppe Maniaci

Editore:
Associazione «Trasparenza & Legalità»

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