Unisa, rubate le targhe in ricordo delle vittime di mafia

Vandali nel «giardino della legalità» intitolato a Falcone e Borsellino

unisaFisciano. Un atto vandalico dal sapore davvero amaro. È quello che si è consumato la notte scorsa al «Giardino della legalità» intitolato a Falcone e Borsellino, dove sono state trafugate le targhe commemorative di tre vittime della mafia.

Si tratta delle lapidi dedicate a Simonetta Lamberti (la piccola figlia del giudice cavese uccisa dalla camorra), Mimmo Beneventano (il medico di Ottaviano ammazzato dagli uomini di Cutolo) e Antonio Esposito Ferraioli (il sindacalista di Pagani trucidato dalla criminalità organizzata).

Sdegno per l’accaduto sta venendo espresso, in queste ore, dal mondo accademico.

Trasparenza & Legalità compie 12 anni

Solidi come una quercia che, diligentemente potata, supera ogni tempesta grazie alla profondità delle proprie radici

Redazione storica 31.07.2011Agropoli. 12 anni dal 5 agosto 2003, quando Umberto Domini ha fondato la testata «Trasparenza & Legalità», iscrivendola presso il Registro della stampa del Tribunale di Vallo della Lucania.

Un’altra era. Le forze progressiste agropolesi e campane raccoglievano un successo dietro l’altro. E bisognava informare i cittadini – lavoratori, studenti e pensionati – dei risultati conquistati dopo tante battaglie: l’apertura dell’Ospedale civile, il ripristino della legalità in vari settori (da quello dei parcheggi a quello dei fitti estivi), la redazione di un Piano urbanistico, il rilancio delle politiche sociali nel nome della solidarietà.

Cambiamenti importanti. Che non mancarono di suscitare l’opposizione dei conservatori, dei borghesi, di chi vedeva in pericolo i propri privilegi: fu la micidiale coalizione di costoro che, presto, avrebbe posto fine a quell’esperimento politico, dando il via ad una stagione di governi reazionari.

Di fronte al conseguente arretramento dei diritti, al pericolo di speculazioni edilizie ed all’interessamento della magistratura per alcuni protagonisti e comprimari di quella oscura stagione, T&L è rimasta fedele al proprio credo. E non è stata in silenzio.Trasparenza sett 2010 - pag 1

Non sono mancate intimidazioni, minacce e querele. Ma il giornale è andato avanti, senza cercare i grandi numeri o i grandi sponsor a tutti i costi. Ha tenuto la barra diritta. Un risultato possibile grazie al fatto che, negli anni, tanti sono stati i collaboratori succedutisi in redazione.

E tanti ne verranno. A loro va il nostro ringraziamento. Come va al nostro direttore responsabile, Pino Maniaci, per la disponibilità che continua ad accordarci; in continuità con quella già accordataci dai suoi predecessori, Angelo Carmelo Buccino (purtroppo scomparso da oltre due anni), Giorgio Mottola e Maria Cuono.

Dobbiamo a tutti loro se, oggi, possiamo proseguire nella nostra missione informativa. Parlando di legalità, lavoro, ambiente, economia, sindacato… insomma, dell’inarrestabile marcia dei lavoratori verso la conquista di sempre migliori condizioni di vita. Ad Agropoli e in provincia. Osservando, in coerenza con ciò, le iniziative che si stanno portando avanti, a livello nazionale, per la rinascita della Sinistra.

Perché, se diligentemente potata, una quercia con solide radici può affrontare qualsiasi tempesta.

Buon compleanno «Trasparenza & Legalità»!

Salerno: convegno con il magistrato Ferdinando Imposimato

Il giudice da sempre impegnato nella lotta a mafia e terrorismo

imposimatoAnche Salerno offre il suo contributo alla Festa della Legalità. Martedì 18 marzo, alle ore 10, 30, le porte dell’Istituto Sacro Cuore di Gesù di via Volontari della Libertà, 56 (Torrione) si apriranno alla conferenza sul tema “I minori: protetti o abbandonati?”.

L’incontro vedrà la partecipazione del giudice Ferdinando Imposimato, Presidente onorario aggiunto della Corte di Cassazione e tra i maggiori esperti internazionali nell’ambito della tutela dei diritti umani. Una vita spesa alla ricerca della verità sui casi di giustizia più enigmatici della storia italiana, Imposimato ha ricoperto la carica di giudice istruttore nei processi sul rapimento di Aldo Moro, sull’attentato a Papa Giovanni Paolo II, sugli omicidi dei colleghi Vittorio BacheletRiccardo Palma e Girolamo Tartaglione, indagando sulle stragi di stato e sui più scottanti casi di mafia e camorra.

Parteciperanno al dibattito Beatrice Di Fonzo (Suor Maurina Superiore), Marcella Tomei (Suor Caterina), il professore Paolo Iacovazzo ed il Vice presidente del Consiglio Comunale di Salerno Alessandro Ferrara, uno dei promotori dell’incontro che sarà moderato dal giornalista Giuseppe Alviggi.

Provincia, petizione per intitolare in ogni comune una piazza a Marcello Torre

L’iniziativa in onore del sindaco di Pagani assassinato perché si era messo di traverso alle infiltrazioni camorristiche negli appalti per la ricostruzione post terremoto

BOJANO«L’11 dicembre 2013 la sala consiliare di Pagani è stata intitolata alla memoria di Marcello Torre, sindaco della città ucciso nel 1980 dai clan. Ci son voluti 33 anni affinché il suo nome venisse ricordato dal paese che amava e che voleva libero da criminalità organizzata e corruzione. Sono troppi 33 anni. Per questo motivo chiediamo che, in risposta a questa prolungata assenza, in ogni paese della provincia, cominciando da Salerno, venga intitolata una piazza dedicata a Marcello Torre, vittima innocente della camorra. Vogliamo che la memoria ci aiuti a costruire un presente di legalità e integrità e ogni gesto è importante. E vogliamo che il nome di Marcello riecheggi in tutte le piazze in risposta a un silenzio troppo lungo».

È questo il testo della petizione lanciata on line (clicca qui per sottoscriverla) e che in pochissime ore sta riscuotendo numerose adesioni. 

L’avvocato penalista era stato eletto primo cittadino di Pagani il 7 agosto 1980 come indipendente della giunta DC.

Il 23 novembre dello stesso anno il terremoto dell’Irpinia colpisce la sua città. Torre si oppone apertamente alle infiltrazioni camorristiche nelle procedure di assegnazione degli appalti.

Muore l’11 dicembre 1980. A colpirlo sono due killer che lo attendono fuori casa, circondano l’auto guidata da un conoscente e sparano decine di colpi di lupara. Per il suo omicidio il 10 dicembre 2001 la Corte d’Assise d’Appello di Salerno condanna all’ergastolo Raffaele Cutolo, sentenza confermata dalla Corte di Cassazione il 4 giugno 2002. Cutolo è indicato come mandante del delitto.

Sessa Cilento, il Procuratore Roberti discute di legalità

Il magistrato antimafia a confronto con lo scrittore Ruggiero Cappuccio nell’ambito della rassegna “Segreti d’autore”

roberti_procuratore_Sessa Cilento. Domani alle ore 21, nell’ambito della rassegna “Segreti d’autore” si parlerà di legalità, intesa come “natura della legalità” e “legalità della natura”.

Franco Roberti, Procuratore Nazionale Antimafia e Ruggero Cappuccio, scrittore e regista, daranno vita ad una sequenza di riflessioni incrociate sulle origini e lo sviluppo del fenomeno mafioso in Italia e nel mondo.

Le analisi di Roberti, che vanta una vastissima esperienza sul fronte della lotta alla criminalità organizzata e quelle di Cappuccio, che nel suo romanzo “Fuoco su Napoli” esamina il dinamismo antropologico delle mafie, articoleranno un confronto a due voci sui mutamenti strategici che le cellule dell’antistato hanno maturato negli ultimi decenni.

Il ruolo della mafia siciliana nei grandi rivolgimenti della storia italiana, dallo sbarco di Garibaldi a Marsala, fino all’intervento degli americani nella seconda guerra mondiale; la nascita del governo repubblicano e i parallelismi tra criminalità e stato deviato, sono i temi prescelti per accompagnare il pubblico alle soglie della creazione del pool antimafia di Palermo.

Il Procuratore Nazionale Franco Roberti, che nel mese di giugno, presso la Cappella San Severo di Napoli, ha messo in scena una lettura drammatizzata del testo di Ruggero Cappuccio Paolo Borsellino Essendo Stato, rievocherà la figura dello straordinario magistrato palermitano e del suo inseparabile collega ed amico Giovanni Falcone.

La rivoluzione strutturale dei due giudici nell’ambito del lavoro investigativo e la nascita di una visione organica del fenomeno mafioso, orienteranno la conversazione tra Roberti e Cappuccio sulla necessità di inquadrare l’identità mafiosa come prodotto culturale di un’intera nazione. L’analisi del linguaggio di cosa nostra, la perversa fascinazione che essa esercita sulle giovani generazioni, il suo sistema allusivo nella strategia delle comunicazioni interne, saranno i punti cardinali intorno ai quali ruoterà il dialogo, fino alla disamina finale della velocità mimetica e globalizzata con la quale le intelligenze criminali si muovono attualmente.

Franco Roberti e Ruggero Cappuccio si soffermeranno, infine, sul lavoro del magistrato come psicanalista sociale del soggetto criminale, mettendo a fuoco la strettissima connessione esistente tra le mafie e l’idea di morale che struttura gli stati del mondo.

Al termine dell’incontro, seguirà la proiezione del film Il Camorrista di Giuseppe Tornatore.

 

Direttore responsabile:
Giuseppe Maniaci

Editore:
Associazione «Trasparenza & Legalità»

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