Regione, terminata la sospensione di Gambino

L’ex sindaco di Pagani è rimasto escluso dal Consiglio regionale per 18 mesi a causa di una condanna per peculato. E il 30 settembre comincia il processo d’appello “linea d’ombra”

GAMBINOSalerno. I 18 mesi di sospensione sono finiti e l’ex sindaco Pdl di Pagani, Alberico Gambino, può riprendersi il suo seggio a Palazzo Santa Lucia. L’ultimo strascico di una condanna per peculato, che nel diventare definitiva gli aveva comportato l’allontanamento dalla Regione Campania, si è dileguato.

Secondo il Corriere del Mezzogiorno il suo ritorno a Napoli trapelerebbe già per la settimana prossima e sarebbe fonte di preoccupazioni per i suoi avversari politici. Ma ciò che dovrebbe essere più sicuro è invece che l’udienza d’appello iniziale del processo “linea d’ombra” è fissata per il prossimo 30 settembre.

Pagani, l’ex sindaco Gambino dichiarato incandidabile dal Tribunale di Nocera

Il Ministero dell’Interno ha vinto il ricorso. I legali di quel che è stato uno dei politici più votati nel Pdl annunciano reclamo

gambino e montemurro[0]_Public_Notizie_270_470_3Pagani. Alberico Gambino non è candidabile. A stabilirlo è il Tribunale civile di Nocera Inferiore che ha dato ragione al Ministero dell’Interno nel ricorso per la declaratoria di incandidabilità.

Il provvedimento della Prima Sezione Civile aveva infatti ad oggetto il “Ricorso per la declaratoria di incandidabilità” presentato dal Ministero contro Gambino ed altri ex amministratori del Comune di Pagani.

Il Tribunale Civile ha accolto limitatamente alla posizione di Gambino dichiarandolo “incandidabile al prossimo turno elettorale” ed agganciandosi allo scioglimento del Consiglio Comunale di Pagani decretato nel 2012.

La sentenza è stata depositata sabato mattina e i legali dell’ex sindaco hanno dichiarato di presentare reclamo.

Provincia di Salerno, il gip archivia l’inchiesta sull’ex Presidente Cirielli

Il deputato FdI non favorì la moglie di un consigliere comunale di Nocera in cambio di tessere Pdl. Tra i testimoni dell’indagine c’erano anche Mara Carfagna, Francesco Nitto Palma e Giovanni Citarella

Cirielli-300x281Salerno. L’avviso di garanzia gli era stato recapitato nel primo giorno d’agosto dell’anno scorso. Le accuse erano pesantissime, tanto più perché rivolte ad un ufficiale superiore dell’Arma: corruzione aggravata e abuso d’ufficio aggravato per scambio politico mafioso. Ma nel prosieguo delle indagini è stato lo stesso pubblico ministero, Vincenzo Montemurro, a chiedere l’archiviazione del caso di Edmondo Cirielli. Il “favore” alla moglie di un consigliere comunale di Nocera Superiore in cambio di tessere Pdl non c’è mai stato. Ed anche il Gip, Vincenzo Di Florio, ha accolto la tesi del pm che scagiona l’ex Presidente della Provincia.

«Non ho mai avuto preoccupazioni giudiziarie – dichiara il deputato FdI – perché non avevo nulla da temere in quanto nulla di illegale avevo fatto». Ma Cirielli va oltre: «La vicenda, purtroppo, è anche il frutto di un clima di veleni determinatesi all’interno del mio ex partito, il Pdl».

Nell’inchiesta madre in cui si inserisce il filone che vedeva indagato Cirielli erano stati ascoltati in qualità di testimoni anche l’ex coordinatore regionale e l’ex commissario provinciale del Pdl, entrambi da sempre in posizione molto critica nei confronti dell’ex presidente. «Non ho ancora letto gli interrogatori di Nitto Palma e Carfagna – riprende Cirielli – ma mi riservo di farlo quanto prima per un approfondimento con i miei legali».

E infine. «Mi sono dispiaciuto molto nel verificare che il principale teste usato per la mia accusa, Giovanni Citarella (lo stesso tornato in carcere una settimana fa nell’ambito della maxi-inchiesta sui fondi neri nel calcio per favorire le tangenti ai politici, ndr), fosse difeso nella vicenda da Michele Sarno, dirigente del Pdl prima e ora di Forza Italia, e che il commissario provinciale di questo partito e testimone in questo stesso procedimento, Mara Carfagna, sia nel suo studio legale come praticante».

Ospedale di Agropoli, è il giorno della manifestazione a Salerno

Ieri intanto uno spiraglio si è aperto sulla vicenda: al vaglio nuovamente l’ipotesi di un rinvio della chiusura alla fine dell’estate

rianimiamo l'ospedale - agropoliE’ il giorno della tanto attesa manifestazione dei cittadini di Agropoli e dintorni a Salerno. I pullman sono partiti questa mattina intorno alle ore 8 da Piazza Mercato, luogo prestabilito del raduno, e raggiungeranno la sede della direzione generale dell’Asl dove avrà luogo la protesta. Sul gruppo facebook del Comitato per il salvataggio dell’ospedale il clima nelle ore scorse era di quelli da “Notte prima degli esami”: e per quanto la maturità per molti di noi sia lontana già diversi anni, le ore a venire costituiranno per l’Ospedale e per Agropoli davvero una specie di esame, che sa tanto però di ultima spiaggia. Ieri al nosocomio sono continuati senza sosta i presidi di cittadini, e la serata è stata accompagnata dalla ricreazione musicale organizzata dai giovani, con l’allestimento di un gazebo. Vuoi per strano tempismo, o per qualche altro fenomeno, stesso nella giornata di ieri hanno ripreso a farsi sentire le “campane” della politica: ha fatto rumore l’intervento di Gianfranco Valiante, consigliere regionale del Pd, che aprendo uno spiraglio nella vicenda ha annunciato la convocazione di un tavolo istituzionale con la Direzione Generale dell’Asl Salerno, atto a valutare il rinvio della chiusura dell’Ospedale in data successiva alla stagione estiva. Sarebbe l’ennesimo rinvio, ma i cittadini ora vogliono certezze, la risoluzione definitiva della questione. La convocazione del tavolo è stata fissata per lunedì 17 giugno dal sub-commissario alla Sanità Mario Morlacco. Ed è poi intervenuto con una nota anche il consigliere regionale del Pdl Giovanni Baldi, che oltre a chiedere di procrastinare ogni decisione sull’ospedale al termine della stagione estiva, ha anche affermato che è necessario chiedere al Presidente della Regione Stefano Caldoro di annullare il decreto 49, per approvarne uno ex novo che possa riorganizzare in qualche modo la rete dell’emergenza sul territorio, interessato dalla chiusura di un presidio ospedaliero davvero troppo importante.

Salerno, il Procuratore Roberti: «sbagliato dimezzare le pene per concorso esterno in associazione mafiosa»

Il capo della Direzione Distrettuale Antimafia giudica «scandalosa» la proposta di legge presentata, e subito ritirata, dal Pdl

Roberti-TL-1024x591Una proposta «scandalosa», un «passo indietro clamoroso» nella lotta alla mafia, un vero e proprio «ostacolo» alle indagini. Non usa mezzi termini il capo della Procura di Salerno, Franco Roberti, per commentare la proposta di legge presentata, e subito ritirata, dal Pdl sul dimezzamento della pena per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Il procuratore di Salerno, a lungo già alla guida della Dda di Napoli e considerato tra i magistrati più accreditati alla successione di Pietro Grasso al vertice della Procura nazionale antimafia, continua: «mi chiedo perché depotenziare uno strumento che si è dimostrato molto utile nel contrastare le organizzazioni criminali. L’esperienza ci ha insegnato che proprio le persone non direttamente affiliate ad organizzazioni mafiose, ma contigue a queste, sono le più insidiose».

La proposta del Popolo delle Libertà era infatti molto singolare e prevedeva il dimezzamento della condanna peril concorso esterno in associazione mafiosa. Niente carcere e intercettazioni per chi svolge attività sotterranea di supporto ai componenti dell’associazione mafiosa. Si deve dimostrare che c’è un profitto.

Ma dopo una giornata di polemiche e i no di Pd, Sel e Lega Nord il capogruppo del Pdl Renato Schifani ha invitato il senatore Luigi Compagna a ritirare il disegno di legge.

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