Agropoli, caso autovelox: scontro a distanza tra Comune e ispettori del Ministero

L’ente governativo invita l’amministrazione a sostituire il rilevatore di velocità. L’associazione Noi Consumatori esulta: «illegittimo come le multe». Palazzo di città, prima invita i candidati a non strumentalizzare la nota, poi presenta un esposto per contestare i risultati dell’ispezione

Municipio-1024x768Agropoli. «A seguito di sopralluogo effettuato da tecnici di questo ufficio in data 26 febbraio 2015, e di quanto riportato nella prodotta verbalizzazione, datata 8 aprile 2015… nonché tenuto conto che a tutt’oggi non è stato dato riscontro alla successiva nota provveditoriale… si invita codesta amministrazione comunale competente di provvedere con la massima urgenza a sostituire l’autovelox in oggetto, con altro dotato di tutte le preventive e necessarie autorizzazioni, sia ministeriali sia dell’ente proprietario della strada.

Inoltre l’installazione della predetta apparecchiatura deve essere conforme a quanto disposto dal Codice della strada e relativo regolamento di attuazione, nonché dalle circolari emesse dal Ministero degli Interni in merito alle distanze relative ai cartelli stradali e di preavviso e segnalazione dell’apparecchiatura in questione».

È questo il contenuto della nota inviata – la scorsa settimana – alla Prefettura di Salerno, al Comune di Agropoli e alla Provincia di Salerno, con cui il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha preso posizione sul «caso autovelox» installato tra gli svincoli nord e sud di Agropoli della Sp430.

Un documento dal quale l’avvocato Giuseppe Russo (dell’associazione Noi Consumatori di Castellabate) ha dedotto che l’autovelox è illegittimo, insieme alle multe elevate.

Dura la replica del Palazzo di Città. Che prima dirama un comunicato.

«L’amministrazione comunale… avvisa che alcuna specifica contestazione e/o provvedimento amministrativo è pervenuto agli atti dell’ente, per cui allo stato attuale non si rileva alcun elemento di nullità in riferimento alla procedura adottata dalla Polizia Locale di Agropoli.

Si diffida chiunque a dare notizie false e tendenziose che possano pregiudicare l’immagine dell’ente, generando tra l’altro negli utenti coinvolti dalle procedure sanzionatorie inutili aspettative che possono determinare solo una notevole incidenza al tasso di contenzioso. 

Si fa appello all’onestà intellettuale di tutti, compresi i candidati alle prossime elezioni regionali, a non strumentalizzare tale argomento per tentare di racimolare qualche consenso in più».

E, poi, presenta un esposto contro gli ispettori del Ministero.

Quale sia la corretta interpretazione da dare al fatto, probabilmente, emergerà solo dopo le consultazioni elettorali.

Appalti alla Provincia, nelle intercettazioni la stima degli imputati per l’ex assessore

Due Torri bis. Gli argomenti su cui gli indagati non parlano con i pm nonostante il precipitare degli eventi. «Mi fotterono un mese e mezzo proprio dentro! A Fuorni oi fra!»

Palazzo di giustizia - SalernoSalerno.Molti imprenditori ancora sul mercato non hanno dimostrato il coraggio civico e morale di denunciare tutto. Preferendo di tacere anziché rimanere fuori mercato. È uno dei fatti più inquietanti riscontrati dalla Procura nello svolgimento dell’inchiesta «Due Torri bis». Dalle risultanze investigative è emerso come molti soldi dei cittadini, destinati ai lavori pubblici, siano stati spesi in funzione della campagna elettorale del 2009. Ma proprio su questi argomenti gli indagati non avrebbero raccontato tutto. “Perché soprattutto Di Sarli e lo stesso Gennaro Citarella si sono ben guardati dal riferire in ordine a tali vicende ed ai rapporti diretti che hanno avuto con politici ed alti funzionari di Palazzo Sant’Agostino”.

Una difficoltà, questa degli inquirenti, che forse svela altre caratteristiche del “sistema” a cui la magistratura si sta interessando.

Caro Franco, qualsiasi cosa può uscire tu lo sai noi ti riconosciamo una stima incondizionata”. È sempre il quotidiano Metropolis a riportare una delle tante intercettazioni operate dal Ros dei Carabinieri. L’ex assessore risponde chiedendo: “ma tu hai fatto il patteggiamento?”. “No – risponde l’altro – ho fatto mettere… ho fatto opposizione alla Cassazione. Che patteggio!! Mi fotterono un mese e mezzo proprio dentro! A Fuorni oi fra! Venne quello se non dicevo che tengo che fare con Franco Alfieri non mi cacciavano… dissi: sentite io qua… mi feci venti giorni e niente. Franco Alfieri era un assessore che teneva la porta aperta sempre! Ho detto se erano di destra o di sinistra e di centro non aveva importanza. Mo la Provincia non la puoi manco salire se non tieni il tesserino del Pdl. È la verità te l’ho detto”. E continua. “C’è stato un alla fine sopra cinque di noi che hanno detto: scusa l’assessore Alfieri, tutti quanti… sono coincise le dichiarazioni. “era uno disponibile era uno che affrontava i problemi e te li risolveva. se tengo il problema amministrativo dove voglio andare da uno che dall’assessore per vedere un attimino se ci sono le coperture. Basta, punto, stop. Cioè ti vogliono accusare che tu ti sei interessato dell’area industriale di Matierno? Ma io ti devo dare il premio”. Alfieri: “Nooo”. L’interlocutore: “Frà, il problema è che ti trovi in mezzo”. Alfieri: “ti posso dire che pure gli altri tutto sommato c’è il fatto… A Napoli si organizzano, a Napoli e Caserta di organizzano”. L’interlocutore è esplicito: “il problema è che dal 2004 hanno fatto scattare questa indagine proprio quando Franco Alfieri ha pigliato 12mila voti ad Agropoli e si poteva candidare alle politiche che stravinceva”.

Il rapporto della Direzione Antimafia: «Clan dei Casalesi attivo nel Salernitano»

Documento consegnato al ministro Alfano: interessi forti negli appalti pubblici e nella gestione scommesse

dia_2Salerno. «Nella provincia di Salerno si segnala, sempre più diffusa, la presenza di clan provenienti da altre zone campane, interessati ad inserirsi nella gestione dei traffici di stupefacenti e nel tessuto economico locale, attraverso l’aggiudicazione di pubblici appalti». È inquietante l’introduzione alla relazione dell’Antimafia, consegnata in questi giorni al ministro dell’Interno, Angelino Alfano, sulle infiltrazioni malavitose nel Salernitano. Che hanno una firma chiara: i Casalesi. Sempre più interessati a un territorio florido e, criminalmente, non occupato da forze importanti. Tant’è che, in un passaggio, la relazione della Dia – come si legge sul Corriere del Mezzogiorno.it – è ancora più esplicita: «Si segnalano interferenze del clan dei Casalesi nel settore degli appalti pubblici, attraverso imprese collegate al sodalizio».

Agropoli-Prignano, frana sulla S.P. cilentana. Scontro Alfieri/Pierro

L’assessore provinciale ai lavori pubblici accusa il suo predecessore: «finiti i tempi delle mani bucate»

assessore provinciale attilio pierro salerno«Purtroppo di me si parla per questo processo giornalistico che sto subendo ma, quando io ero assessore provinciale, strade chiuse non ce n’erano, quando c’era una frana si provvedeva ad horas o in pochi giorni e la situazione della viabilità provinciale era tutt’altra cosa». È uno dei passaggi dell’intervista rilasciata dal sindaco di Agropoli, Franco Alfieri, a Cilento Notizie. Motivo della discordia è la frana che interessa un tratto della Strada provinciale 430 “Cilentana” tra Agropoli e Prignano. Immediata la replica di un suo successore all’assessorato provinciale ai Lavori pubblici: «i tempi delle vacche grasse sono finiti e Alfieri, che di quella stagione fu protagonista in Provincia, farebbe meglio a rassegnarsi e a cambiare registro». È molto diretto Attilio Pierro nel rispedire al mittente le accuse di inerzia mosse dal sindaco.

«Il primo cittadino di Agropoli – continua – da assessore ai Lavori Pubblici di Palazzo Sant’Agostino gestiva qualcosa come 30 milioni di euro all’anno per la manutenzione delle strade provinciali, a fronte dei 870mila euro di cui si dispone adesso, grazie ai continui e scellerati tagli operati dai Governi centrali a suon di milioni di euro. Non ultimi i 15 milioni scippati lo scorso anno alla Provincia dal Governo Monti, cui si aggiungono i 28 milioni di quest’anno».

«A ciò si aggiunge – spiega Pierro – che, nonostante tutte le risorse a disposizione, la Provincia delle vacche grasse e delle mani bucate di Alfieri ci ha lasciato in eredità ben 30 milioni di euro di debiti fuori bilancio gran parte dei quali contratti per opere viarie, alcune delle quali sotto i riflettori della Magistratura, anche per eseguire interventi forse non di competenza della Provincia».

«La Provincia, le cui disastrate condizioni finanziarie sono anche conseguenza delle facili spese della gestione Alfieri, ha fatto e sta facendo tutto quanto possibile per risolvere la problematica senza inutile spreco di pubbliche risorse».

Appalti alla Provincia, il 6 agosto i patteggiamenti dell’inchiesta «Due Torri» arrivano in Cassazione

Ribassi concordati a tavolino. I giudici della Suprema Corte dovranno valutare le sentenze che riguardano sette imprenditori

Cassazione_sede-721037È fissato per il prossimo 6 agosto, presso la Corte di Cassazione, l’esame delle sentenze di patteggiamento dei cugini Citarella e degli altri imprenditori finiti nella maxi-inchiesta della Procura distrettuale Antimafia di Salerno denominata “Due Torri”. È questo il nuovo atto del processo sugli appalti pilotati nell’assessorato ai lavori pubblici della Provincia di Salerno. Secondo la Procura il “sistema” che condizionava le gare era attivo fin dal 2002.

Sette sono gli imprenditori che hanno definito, lo scorso anno, la propria posizione con un patteggiamento. Tutti erano stati tratti in arresto dai carabinieri del Ros nel giugno 2012 insieme ad altre cinque persone che stanno affrontando il processo ordinario dinanzi ai giudici del Tribunale di Salerno.

Dopo il patteggiamento però i legali dei sette imprenditori si sono rivolti alla Corte di Cassazione chiedendo l’annullamento delle sentenze per vizi di forma. Se la richiesta dovesse essere accolta il processo tornerebbe al Tribunale di Salerno per una nuova definizione. In caso contrario invece la sentenza diventerebbe definitiva.

Gli imputati che nel corso degli interrogatori hanno già fatto ampie dichiarazioni su presunti altri coinvolgimenti nel “sistema Citarella” non potrebbero più avvalersi della facoltà di non rispondere. E proprio Giovanni Citarella è stato chiamato dalla Procura come teste nel processo ordinario che si sta celebrando nei confronti degli altri imprenditori e dei due funzionari dell’ufficio lavori pubblici della Provincia. Salvo rinvii, la vicenda verrà definita dalla Corte di Cassazione il prossimo 6 agosto.

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